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22 Settembre 2026

Protezione dei dati dei pazienti nel Digital Omnibus

AIO sostiene e rilancia in Italia la posizione europea per una digitalizzazione della sanità che favorisca l’innovazione senza indebolire la tutela dei pazienti


Musella

La trasformazione digitale della sanità è ormai una realtà. Anche l’odontoiatria sta vivendo una stagione di profonda innovazione: cartelle cliniche digitali, radiologia, fotografie e scansioni intraorali, software gestionali, sistemi di diagnosi e pianificazione, piattaforme cloud e, sempre più, strumenti basati sull’intelligenza artificiale.

È una trasformazione che Associazione Italiana Odontoiatri guarda con interesse e che deve essere accompagnata e governata, non subita. Proprio per questo ritengo importante portare all’attenzione degli odontoiatri italiani la dichiarazione congiunta sottoscritta in Europa da organizzazioni che rappresentano pazienti, consumatori, medici, infermieri, farmacisti, dentisti, ospedali e servizi sanitari, nella quale si chiede che il Digital Omnibus non determini un indebolimento della protezione dei dati personali dei pazienti.

Il Council of European Dentists, del quale AIO fa parte, ha aderito a questa posizione insieme alle principali rappresentanze europee della sanità. Il tema non riguarda soltanto gli esperti di privacy o i legislatori europei. Riguarda direttamente ogni professionista che ogni giorno raccoglie, conserva e utilizza informazioni sulla salute dei propri pazienti.

Il dato odontoiatrico è un dato sanitario

Nel nostro lavoro gestiamo informazioni estremamente sensibili: anamnesi, diagnosi, terapie, radiografie, CBCT, fotografie cliniche, impronte e scansioni digitali, prescrizioni, documentazione protesica e ortodontica. Ma il concetto di dato sanitario sta diventando più ampio. Un’informazione sulla salute può essere ricavata anche indirettamente da una ricerca, da un acquisto, dall’utilizzo di un’applicazione o da un comportamento digitale. La stessa dichiarazione europea richiama proprio il rischio che dati apparentemente diversi possano essere combinati e utilizzati per dedurre informazioni sulla salute di una persona.

È un passaggio importante: la tutela del paziente non può fermarsi al dato contenuto nella cartella clinica se, attraverso altri dati, è comunque possibile ricostruire informazioni sulla sua salute.

Intelligenza artificiale: sì all’innovazione, no alle scorciatoie

L’intelligenza artificiale può offrire opportunità importanti anche all’odontoiatria. Può contribuire alla lettura delle immagini, alla pianificazione, all’organizzazione dei processi, alla ricerca e allo sviluppo di nuovi strumenti diagnostici e terapeutici. La Commissione europea riconosce del resto il potenziale delle tecnologie digitali e dell’AI nel trasformare il modo in cui vengono erogati i servizi sanitari.

Ma proprio perché l’AI può diventare così importante, dobbiamo stabilire con chiarezza quali siano i confini. Non possiamo considerare l’intelligenza artificiale una ragione sufficiente per ridurre le garanzie sui dati dei pazienti.

La posizione espressa dalle organizzazioni europee chiede che l’utilizzo di dati sanitari da parte dei sistemi di AI continui a essere accompagnato da una base giuridica adeguata, necessità e proporzionalità, informazione e misure che impediscano utilizzi ulteriori incompatibili con la finalità originaria, come profilazione, pubblicità o sfruttamento commerciale non pertinente. È un principio che AIO ritiene importante ribadire anche in Italia.

Il paziente non deve diventare un profilo commerciale

C’è poi un altro aspetto che merita particolare attenzione. Una persona che cerca informazioni su una patologia orale, un farmaco, una terapia o un servizio sanitario sta compiendo un’attività legata alla propria salute. Non dovrebbe per questo ritrovarsi automaticamente inserita in un sistema di profilazione commerciale.La dichiarazione europea richiama espressamente i rischi legati a tracking, profilazione, pubblicità personalizzata e inferenza dello stato di salute. Il confine tra servizio digitale, raccolta dati e sfruttamento commerciale deve quindi rimanere chiaro.

La fiducia del paziente è parte integrante della cura. Se il cittadino teme che le informazioni condivise con il proprio professionista o generate durante un percorso di cura possano essere utilizzate per finalità diverse da quelle sanitarie, rischiamo di compromettere proprio quella fiducia sulla quale si fonda il rapporto professionale. 

Anche un dato pseudonimizzato non è necessariamente anonimo

Un altro tema affrontato dalla dichiarazione è quello della pseudonimizzazione. Rimuovere il nome di una persona da un dataset non significa necessariamente rendere impossibile identificarla. L’integrazione con altre banche dati e tecniche avanzate di collegamento e analisi possono infatti consentire di risalire all’individuo.Per questo la posizione europea chiede che i dati sanitari, genetici e biometrici pseudonimizzati continuino a beneficiare di adeguate garanzie quando rimangono collegabili a una persona. 

Questo non significa impedire la ricerca. Al contrario, la dichiarazione riconosce il valore della ricerca scientifica e della possibilità di utilizzare dati pseudonimizzati in modo conforme alle regole per finalità di interesse pubblico. Il punto è distinguere con chiarezza la ricerca scientifica dal semplice utilizzo commerciale dei dati.

La tecnologia può aiutare il professionista, ma non sostituire il rapporto di cura

C’è infine un principio che considero particolarmente importante per l’odontoiatria. L’intelligenza artificiale può essere uno strumento straordinario. Ma lo strumento non deve cancellare la responsabilità professionale. Quando una tecnologia contribuisce a una decisione che può incidere sulla salute del paziente, devono rimanere centrali il professionista sanitario, la possibilità di comprendere la decisione e il rapporto diretto con il paziente.La dichiarazione europea richiama infatti la necessità di una supervisione umana significativa nelle decisioni automatizzate che possono avere conseguenze rilevanti sulla salute e sottolinea il ruolo centrale della relazione tra paziente e professionista sanitario.È un principio che va difeso con particolare attenzione mentre l’AI entra progressivamente negli studi odontoiatrici.

AIO: innovare proteggendo la fiducia

Come Associazione Italiana Odontoiatri non siamo contrari alla digitalizzazione. Al contrario, riteniamo che l’odontoiatria debba essere protagonista dell’innovazione. Ma innovare non significa necessariamente ridurre le garanzie. La stessa Commissione europea presenta il Digital Omnibus come un intervento finalizzato a semplificare le regole digitali e a favorire innovazione e competitività, dichiarando al contempo che il GDPR rimane centrale e che la semplificazione dovrebbe mantenere un elevato livello di tutela dei diritti. 

È proprio su questo equilibrio che dobbiamo mantenere alta l’attenzione.Il CED ha già sviluppato una posizione specifica sull’European Health Data Space, riconoscendo le opportunità della condivisione dei dati sanitari ma richiamando anche la necessità che la sua applicazione sia concretamente sostenibile e utile per i professionisti sanitari, compresi gli odontoiatri. 

AIO desidera che l’odontoiatria italiana partecipi da protagonista a questo processo. Vogliamo una sanità digitale capace di utilizzare i dati per migliorare la prevenzione, la diagnosi, la ricerca e la qualità delle cure. Ma vogliamo anche che il paziente sappia che i propri dati sono protetti e che l’odontoiatra rimane il professionista responsabile del percorso di cura. Perché la vera innovazione non è soltanto quella che permette di raccogliere più dati o di elaborare più informazioni. È quella che riesce a mettere la tecnologia al servizio della persona, senza perdere la fiducia che rende possibile il rapporto di cura.

Come AIO continueremo quindi a seguire l’evoluzione del Digital Omnibus, dell’European Health Data Space e della normativa europea sull’intelligenza artificiale, portando nei tavoli di confronto la voce degli odontoiatri italiani e l’esigenza di coniugare innovazione, responsabilità professionale e tutela del paziente.

A cura di: Vincenzo Musella - Presidente Nazionale AIO 


 
 

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