In uno studio su 60 pazienti con carenza di vitamina D, la terapia con D3 è risultata associata a valori di stabilità implantare più elevati a 8 e 12 settimane rispetto all’assenza di trattamento
Nei pazienti con carenza di vitamina D, il trattamento con D3 è risultato associato a una maggiore stabilità degli impianti nella mandibola posteriore durante le prime 12 settimane di guarigione. L’associazione con vitamina K2 ha raggiunto i valori numericamente più alti, senza però mostrare un vantaggio statisticamente significativo rispetto alla D3 da sola. È il risultato di uno studio pubblicato su BMC Oral Health.
Stabilità implantare più elevata a 8 e 12 settimane
Lo studio ha coinvolto 60 pazienti tra 25 e 50 anni, senza patologie sistemiche e con carenza di vitamina D, definita da una concentrazione sierica di 25-idrossivitamina D inferiore a 20 ng/ml. I partecipanti, candidati al posizionamento di un singolo impianto nella mandibola posteriore, erano suddivisi in tre gruppi di 20 persone: pazienti non trattati, pazienti in terapia con D3 e pazienti in terapia con D3 e K2.
La stabilità è stata valutata mediante analisi della frequenza di risonanza, espressa come Implant Stability Quotient (ISQ), il giorno dell’intervento, all’ottava settimana e alla dodicesima. Tutti i partecipanti hanno completato il periodo di osservazione.
Al momento dell’inserimento degli impianti, i valori ISQ non presentavano differenze statisticamente significative tra i gruppi. Durante la guarigione, la stabilità è aumentata significativamente in tutti e tre i gruppi, ma con un incremento complessivamente più marcato nei pazienti trattati.
All’ottava settimana, i valori medi ISQ erano pari a 77,15 nel gruppo D3 e a 77,45 nel gruppo D3 più K2, rispetto a 73,75 nei pazienti non trattati. Entrambi i gruppi in terapia mostravano una stabilità significativamente superiore al controllo. Alla dodicesima settimana, i valori medi raggiungevano 81,3 con D3, 82,25 con D3 più K2 e 78,1 nel gruppo non trattato. Anche in questa fase, i due gruppi trattati presentavano valori significativamente più elevati rispetto al controllo.
K2: valori più alti, ma nessun beneficio aggiuntivo significativo
Il confronto tra i due trattamenti rappresenta uno degli aspetti centrali della ricerca. Sebbene l’associazione D3-K2 abbia registrato la stabilità numericamente maggiore sia a 8 sia a 12 settimane, la differenza rispetto alla sola D3 non era statisticamente significativa. Nel periodo osservato, quindi, lo studio non ha dimostrato un beneficio aggiuntivo della K2 sulla stabilità implantare.
Secondo gli autori i risultati sostengono il ruolo della vitamina D nel processo di osteointegrazione precoce nei pazienti con una carenza preesistente e nelle conclusioni richiamano l’importanza dello screening vitaminico preoperatorio e della correzione delle carenze per ottimizzare gli esiti clinici iniziali. Ma indicano anche la necessità di studi longitudinali per valutare gli effetti nel lungo periodo.
Fonte: Celik HS, Gulsun B, Guler R. BMC Oral Health, 2026, articolo in press. doi:10.1186/s12903-026-10111-0.
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