L'audizione del presidente Oliveti alla Commissione di Vigilanza sugli Enti previdenziali privati: siamo in grado di assicurare con il patrimonio la sostenibilità a 50 anni
Per fare fronte all'emergenza Covid tra gli iscritti, ad esempio alle chiusure degli studi privati, l'ENPAM ha erogato prestazioni assistenziali come long term care, ha ammesso un ritardo nei pagamenti dei contributi degli iscritti, li ha rateizzati, ha erogato indennità ad immunodepressi e di quiescenza per 90 milioni di euro. A tale cifra vanno aggiunti il bonus da 1000 euro per 3 mesi, 145 milioni erogati, e le 15 mila situazioni dove il bonus è stato potenziato, altri 27 milioni di euro per un totale di 172 milioni.
A tracciare un riassunto delle erogazioni ENPAM agli iscritti a seguito delle chiusure e dei danni anche fisici dell'emergenza Covid-19 è Alberto Oliveti (nella foto), presidente della Fondazione, in audizione alla Commissione di Vigilanza sugli Enti previdenziali privati.
L'ente, 375 mila iscritti, 132 mila tra medici in pensione e familiari che prendono la reversibilità, 509 dipendenti, ha rafforzato la sua vocazione assistenziale - ad esempio è destinato all'assistenza il 5% delle prestazioni del fondo generale quota A pari a 15-20 milioni di euro. Ma a differenza di altri enti previdenziali privati, è in buona salute finanziaria e, secondo le proiezioni, malgrado l'atteso picco di pensionamenti tra i medici, resta tecnicamente in grado di assicurare con il patrimonio la sostenibilità a 50 anni come chiesto dalla legge Fornero. L'aumento delle aliquote contributive, negli ultimi 5 anni, ha portato un incremento dei contributi riscossi, da 2,541 miliardi del 2016 a 3,235 del 2020, a fronte di uscite per 2,366 miliardi che hanno generato un saldo attivo di 869 milioni. Tale saldo, aggiunto all'attivo del saldo finanziario, fa 1,221 miliardi. Se da oggi gli iscritti non contribuissero più, fermo restando l'assegno pensionistico erogato, l'ente funzionerebbe ancora per 11 anni e 9 mesi. Il valore di mercato del patrimonio tocca i 25,5 miliardi. Oliveti sottolinea come i controlli sugli investimenti dell'ente siano molteplici e ferrei, e come operino figure ad hoc per gestire i rischi finanziari.
Quindi analizza le garanzie sulla riscossione dei crediti contributivi.
Contro l'evasione al Fondo quota B libera professione, inclusa la contribuzione sull'intramoenia dei medici ospedalieri, vengono fatti controlli incrociati dei dati reddituali in archivio dell'ente con l'Agenzia delle Entrate, identificando ritardi ed intraprendendo azioni. L'ente ha poi deliberato recuperi con trattenute sulla pensione, compensazioni di diritti contributivi con trattenute sui ratei di pensione arretrati, ritenute del 20% sui dati mensili in assenza di ratei arretrati, sospensioni ad erogazione delle prestazioni della Fondazione; nei casi di insolvenza persistente si è arrivati alle iscrizioni a ruolo e ai decreti ingiuntivi.
L'attività di recupero è molto efficiente: l'ammontare dei crediti non onorati non arriva al 2% del totale dei contributi complessivamente dovuti.
Per quanto riguarda i fondi speciali dei medici convenzionati - medicina generale/pediatri, specialistica ambulatoriale e specialisti esterni - le Asl versano nel trimestre successivo a quello in cui è effettivamente nato il credito contributivo, e il credito esposto da ENPAM nel 2020 in ossequio al principio di competenza è stato incassato nei primi mesi del 2021. Per i ritardi di pagamento non fisiologici, i recuperi sono disciplinati dalla legge 388/2000 con sanzione ad un tasso d'interesse di riferimento del 5,5% annuo per un ammontare che non può superare il 40% della contribuzione non riconciliata.
Riguardo alle entrate, le società che contribuiscono in quota B stanno interagendo e crescono i versamenti pari allo 0,5% dei fatturati, ma non basta spingere per legge gli iscritti ad esperire formule mirate come la "società tra professionisti" o Stp, le società di capitali continuano ad imperversare e a fronte di grandi capitali producono rivoli di contributi.
Oliveti, quindi affronta il tema dei contributi che vengono tassati due volte: non appena affidati all'ente al 26% e poi quando è erogato l'assegno pensionistico. Rispetto alla previdenza complementare (il secondo pilastro contributivo), tassato al 20%, questi contributi scontano svantaggi, come evidenzia la stessa Commissione: nel 2020 il Fondo quota B ha pagato oltre 180 milioni di fiscalità, più di quanto ha erogato agli iscritti in termini di ammortizzatori sociali a seguito dell'emergenza Covid-19.
“Gli equivalenti enti previdenziali negli stati dell'Unione Europea godono di esenzione fiscale in fase di capitalizzazione, e ci vorrebbe anche qui; in subordine sarebbe auspicabile una fiscalità di scopo: una quota di erogazione destinata a tornare alla cassa che l'ha prodotta per essere utilizzata per una perequazione tra le varie Casse del sistema”, dice Oliveti.
E, a domanda del senatore Sergio Puglia (M5S) che chiede se la crisi della cassa giornalisti Inpgi in attesa di un intervento del governo non possa essere alleviata dalla solidarietà di casse più ricche, replica: “Ogni cassa ha la sua mission, la mia ha la previdenza per gli iscritti e per legge non può erogare un solo euro fuori da tale perimetro. Solo la fiscalità di scopo può aiutare a sostenere alcune categorie: ad esempio dal reddito (statale) di ultima istanza sono arrivati in tutto 1,5 miliardi di euro. Gli aiuti intercategoriali attesi arrivino dai proventi della tassazione”.
Mauro Miserendino per Doctor33
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