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30 Ottobre 2026

Studi sanitari nel Lazio, cosa prevede la delibera impugnata al TAR

Gli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo hanno impugnato la delibera regionale che disciplina gli studi medici, odontoiatrici e degli altri professionisti sanitari. Contestate le limitazioni alla condivisione degli spazi, alle collaborazioni tra professioni e il registro delle prestazioni occasionali


Tar lazio

Le nuove regole della Regione Lazio sugli studi professionali sanitari finiscono davanti al giudice amministrativo. Cinque Ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (TSRM e PSTRP), quelli di Roma e provincia, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, hanno presentato ricorso al TAR del Lazio contro la delibera di Giunta n. 669 del 6 agosto 2026, che disciplina gli studi medici, odontoiatrici e degli altri professionisti sanitari non soggetti ad autorizzazione. Il ricorso, notificato il 27 ottobre e accompagnato da un’istanza cautelare, contesta tra l’altro i limiti alla condivisione di spazi e attrezzature e alle collaborazioni tra professioni diverse. Tra gli iscritti a questi Ordini ci sono anche gli igienisti dentali.

Cosa prevede la delibera

La DGR 669/2026 ha revocato le precedenti delibere regionali n. 447/2015 e n. 1247/2025 e ha introdotto una nuova disciplina delle tipologie di studi professionali esclusi dall’autorizzazione all’esercizio di attività sanitaria e sociosanitaria. Secondo i ricorrenti, alcune disposizioni rischiano di incidere in modo significativo sull’organizzazione degli studi e sulle modalità di lavoro dei professionisti.

I punti contestati

Il ricorso riguarda in particolare:
● le limitazioni alla condivisione di spazi e attrezzature professionali, con l’uso alternato degli stessi locali consentito solo a professionisti della stessa professione sanitaria o di discipline omogenee;
● le restrizioni alle collaborazioni tra professionisti di professioni sanitarie diverse;
● l’obbligo di registrare le prestazioni occasionali e saltuarie rese da altri professionisti nello studio;
● i criteri per il passaggio dal regime semplificato a quello autorizzativo e le relative conseguenze amministrative;
● le disposizioni transitorie per gli studi già operanti.

Spazi condivisi e collaborazione tra professioni

Per i cinque Ordini, professionisti sanitari abilitati dovrebbero poter condividere i locali e organizzare in autonomia le proprie attività, nel rispetto delle competenze e dei requisiti di sicurezza. La condivisione di spazi e risorse, sostengono, non dovrebbe far cambiare automaticamente la qualificazione dello studio senza una valutazione concreta della complessità organizzativa, del tipo di prestazioni e dei rischi. Il ricorso indica soluzioni meno restrittive, come la separazione temporale delle attività, l’uso autonomo delle attrezzature e il rispetto di requisiti igienico-sanitari specifici, e avverte che le limitazioni possono aumentare i costi fissi degli studi.

Il registro delle prestazioni occasionali

Un altro punto riguarda il registro delle prestazioni occasionali e saltuarie. Secondo i ricorrenti mancano criteri chiari per distinguerle dalle collaborazioni continuative: senza parametri definiti, gli obblighi documentali rischiano di creare incertezze e conseguenze amministrative difficili da prevedere. Gli Ordini contestano inoltre la proporzionalità di alcune prescrizioni rispetto alle attività effettivamente svolte e ai rischi da prevenire.

Dal confronto con la Regione al TAR

Il ricorso arriva dopo una nota inviata alla Regione il 30 settembre, in cui gli Ordini avevano segnalato le criticità applicative della delibera e avanzato proposte su integrazione tra professioni, definizione delle prestazioni occasionali e condizioni per le collaborazioni. Al TAR viene ora chiesto di verificare la legittimità delle disposizioni alla luce dei principi di legalità, ragionevolezza e proporzionalità e del rispetto delle competenze statali in materia di professioni sanitarie e tutela della salute.

Fonte: Ordini TSRM e PSTRP di Roma e provincia, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, nota stampa.

 
 

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