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04 Novembre 2026

Prestazioni sanitarie, sì all’odontoiatra nell’articolo 1. Ora si vota sulle STP

La Commissione Affari sociali della Camera ha approvato l’emendamento che inserisce “odontoiatra” all’articolo 1, a tutela della prerogativa di prescrizione. È stato ritirato l’emendamento 25.04 sulla sola annotazione delle società all’Albo. Il relatore Ugo Cappellacci propone invece le STP come regola generale, con 24 mesi per adeguarsi. Andrea Senna (CAO): “Ora approvarlo”


dentista prescrive

Una parola aggiunta alla prima riga di un articolo di legge, per evitare che una dimenticanza mettesse in discussione una prerogativa dell’odontoiatra. Il 3 novembre la XII Commissione Affari sociali della Camera ha approvato l’emendamento all’articolo 1 del disegno di legge C. 2365, “Misure di garanzia per l’erogazione delle prestazioni sanitarie e altre disposizioni in materia sanitaria”, che inserisce la parola “odontoiatra” subito dopo “medico”. In questo modo resta salva la possibilità per l’odontoiatra di prescrivere accertamenti diagnostici e terapie, che l’assenza del termine avrebbe potuto mettere in dubbio.

Sullo stesso provvedimento si muove anche la questione più discussa, quella dell’odontoiatria in forma societaria. L’emendamento 25.04, che prevedeva la sola annotazione delle società all’Albo, è stato ritirato. Il relatore ha presentato una proposta che va nella direzione chiesta da CAO e ANDI: le Società tra professionisti come regola generale.

L’emendamento all’articolo 1

L’emendamento, presentato dall’onorevole Matteo Rosso, ha un obiettivo preciso. Secondo ANDI, senza la citazione esplicita dell’odontoiatra l’articolo 1 avrebbe potuto creare incertezze sulla prerogativa di prescrizione “di qualunque tipo di necessità terapeutica e diagnostica” da parte della categoria.

“Sono contento di essere a disposizione della categoria degli odontoiatri, alla quale orgogliosamente appartengo, quale socio ANDI”, ha dichiarato Rosso, “per sostenere misure di legge che superano problemi legati al nostro lavoro e al riconoscimento delle sue prerogative di legge”. Il deputato ha ringraziato il presidente nazionale ANDI Corrado Bondi e il past president Carlo Ghirlanda.

Bondi: “Sanata una situazione che poteva creare difficoltà”

Bondi ha ringraziato il presidente della Commissione, Ugo Cappellacci, l’onorevole Rosso e tutti i componenti della Commissione per l’approvazione di un emendamento “che sana una situazione che avrebbe potuto creare al paziente ed al professionista difficoltà allo svolgimento della clinica quotidiana”.

“Come sempre”, ha aggiunto il presidente ANDI, “ANDI è attenta e si attiva prontamente per superare discrasie legate a leggi che possono non considerare in modo opportuno l’importanza dell’attività dell’odontoiatra per la salute dei cittadini”.

La questione delle società: ANDI e CAO sulla stessa linea

Il DDL 2365 è anche il provvedimento in cui si discute dell’odontoiatria esercitata in forma societaria. Alla vigilia della seduta del 3 novembre ANDI ha pubblicato una presa di posizione che, nella sostanza, coincide con quella espressa da FNOMCeO e CAO nella lettera alla Commissione. La richiesta è di ricondurre l’esercizio societario dell’odontoiatria, come regola generale, al modello delle Società tra professionisti (STP), con eccezioni per specifiche realtà sanitarie e universitarie e un periodo transitorio per le società già operanti.

“La STP consente di coniugare organizzazione, capacità di investimento e sostenibilità economica con un principio essenziale: la responsabilità professionale resta al centro della struttura societaria”, scrive l’Associazione. “Non si tratta di contrapporre il professionista all’impresa”, aggiunge ANDI, ma di stabilire che “quando l’oggetto dell’attività è la salute, la responsabilità sanitaria deve prevalere sulla logica puramente commerciale”.

Le chiusure improvvise al centro del dibattito

ANDI cita esplicitamente i casi di società e catene che hanno chiuso all’improvviso, lasciando pazienti con terapie iniziate e non completate, prestazioni pagate ma non eseguite e finanziamenti ancora in corso, senza dimenticare le difficoltà a recuperare la documentazione clinica. Sono coinvolti, ricorda l’Associazione, anche odontoiatri, igienisti dentali, ASO e altri lavoratori di quelle strutture.

“Chi garantisce il paziente quando la logica societaria entra in conflitto con la continuità delle cure?”, chiede ANDI. Per l’Associazione il mancato intervento “non può più essere considerato una scelta neutrale” e “non scegliere significa comunque assumersi la responsabilità di una scelta”.

Ritirato il 25.04, ora c’è l’emendamento Cappellacci sulle STP

L’emendamento 25.04, presentato da Matteo Rosso come primo firmatario, prevedeva l’annotazione delle società odontoiatriche all’Albo senza introdurre un regime di responsabilità disciplinare equivalente a quello delle STP. Toglieva anche il riferimento esplicito al direttore sanitario iscritto all’Albo degli Odontoiatri. Ora è stato ritirato. FNOMCeO e CAO si erano dette contrarie nella lettera inviata alla Commissione.

Al suo posto c’è un nuovo emendamento, il 25.0100, presentato dal relatore e presidente della Commissione Ugo Cappellacci, che riprende l’impostazione proposta da FNOMCeO e CAO:
● come regola generale, l’attività odontoiatrica in forma societaria si esercita tramite STP iscritte all’Albo;
● sono previste specifiche eccezioni;
● le società già operanti hanno ventiquattro mesi per adeguarsi.

“Le società che organizzano le cure devono rispondere delle proprie scelte”, commenta Senna. “La semplice annotazione nell’Albo non basta: servono responsabilità deontologica e poteri effettivi di vigilanza. Bene, dunque, il ritiro dell’emendamento 25.04”.

Il presidente della CAO ringrazia Cappellacci “per aver accolto la nostra proposta”. “Non basta che il singolo odontoiatra risponda del proprio operato: anche le direttive societarie che incidono sull’autonomia clinica devono essere soggette al controllo deontologico”, aggiunge. “Il modello delle STP dà all’Ordine gli strumenti per esercitare questa vigilanza e tutelare il rapporto fiduciario con il paziente”.

I prossimi passaggi

La CAO nazionale chiede a tutte le forze parlamentari di sostenere l’emendamento. “Adesso occorre una scelta chiara, che metta al centro la salute dei pazienti e l’indipendenza dell’odontoiatra”, conclude Senna. “Chi eroga le cure deve assumersene anche la responsabilità”.

Il DDL C. 2365, già approvato dal Senato, prosegue l’esame in Commissione Affari sociali della Camera. Se la Camera lo modificherà, dovrà tornare al Senato per una nuova lettura.

Fonte: ANDI, andi.it; FNOMCeO, comunicato stampa CAO nazionale

 
 

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