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08 Novembre 2011

Ginseng e denti: l’uso di erbe come automedicazione

di Debora Bellinzani


Non è raro incontrare qualcuno che, per combattere il calo di energie primaverile, assume ginseng in capsule e lo consiglia anche a noi; l’odontoiatra però dovrebbe essere molto attento perché determinano un maggior rischio di sanguinamento.
“L’uso di erbe come automedicazione nei pazienti odontoiatrici non è documentato in letteratura, e per questo abbiamo deciso di interrogare 1119 pazienti della clinica odontoiatrica del Medical College of Georgia” descrive Worku Abebe del Dipartimento di biologia orale della School of Dentistry del Medical College of Georgia di Augusta, negli Stati Uniti. “Abbiamo così riscontrato che il 12,6% di essi aveva utilizzato un rimedio vegetale nel mese precedente”.
Come riporta lo studio, pubblicato dalla rivista Oral Surgery, Oral Medicine, Oral Pathology, Oral Radiology and Endodontics, i pazienti più propensi a utilizzare questi rimedi sono le donne, che costituiscono il 70,9% del totale; per quanto riguarda l’età, la metà degli utilizzatori si trova nella fascia d’età compresa tra 40 e 59 anni, le persone ultrasessantenni costituiscono il 29,8%, mentre i più giovani, al di sotto dei 40 anni, sono il 21,3% degli utilizzatori”.
I rimedi indicati da questi pazienti sono stati 21 in totale, ma interessante è stato scoprire che quelli maggiormente utilizzati erano cinque: tè verde (39,6% dei pazienti), aglio (13,3%), echinacea (9,5%), gingko biloba (9%) e ginseng (6,2%).
“Questi cinque rimedi sono sostanze bioattive con potenziali implicazioni cliniche e quattro di esse, ossia il tè verde, l’aglio, il gingko biloba e il ginseng, hanno azione anticoagulante e possono aumentare il rischio di sanguinamento in caso di intervento odontoiatrico” prosegue Abebe.
“In particolare, il tè verde ha azione anticoagulante e stimolante sul sistema nervoso centrale; assunto in dosi relativamente alte e per un tempo prolungato può essere epatotossico. L’echinacea, il ginkgo biloba e il ginseng, a causa dei loro effetti sul citocromo P-450, possono interferire con la biotrasformazione di vari farmaci utilizzati in odontoiatria come le benzodiazepine, gli oppiacei, i macrolidi e la carbamazepina, alterandone la biodisponibilità e gli effetti farmacologici. Anche l’aglio ha la capacità di inibire la sintesi di trombossano A2 e ha un’azione anticoagulante”.
Negli Stati Uniti le ricerche dicono che la percentuale di popolazione che utilizza questi rimedi è passata dal 2,2% del 1990 al 12% del 1997 al 22% del 2006.
“L’odontoiatra in particolare dovrebbe far rientrare nella normalità della visita le domande riguardo a un’eventuale assunzione di rimedi vegetali, tenersi informato riguardo ai potenziali effetti negativi e alle interazioni di queste sostanze e, quando è il caso, informare i pazienti”.
Herbal supplement use among adult dental patients in a USA dental school clinic: prevalence, patient demographics, and clinical implications.
Oral Surg Oral Med Oral Pathol Oral Radiol Endod 2011;111:320-5.

 
 

GdO 2011;11

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