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03 Novembre 2020

Tra i professionisti della salute, gli odontoiatri sono i meno colpiti dal Covid

Report spagnolo ha confrontato il tasso d'incidenza delle infezioni da Covid negli studi odontoiatrici in alcuni Paesi europei 

Cristoforo Zervos

Il rischio di infezione da COVID-19 sembra essere inferiore per il personale odontoiatrico rispetto a tutto il segmento dei professionisti della salute. Questo dato emerge da una analisi redatta dal Consejo General de Dentistas spagnolo sulla base alla raccolta di dati analitici fin qui pubblicati in vari Paesi europei ed extraeuropei. I dati sono raccolti in una relazione "Analisi del rischio e della prevalenza di infezione da Covid-19 nel personale sanitario" redatta sulla base dei dati fin qui pubblicati da vari Paesi, da cui risulta che gli odontoiatri sono i meno colpiti fra i professionisti della salute. 

La pandemia da COVID-19 causata dal virus SARS-CoV-2 ha colpito ad oggi più di 41 milioni di persone, provocando 1,1 milioni di morti in tutto il mondo. Dopo una prima ondata iniziata a febbraio-marzo e durata fino a giugno, da metà settembre abbiamo assistito a una seconda ondata nella maggior parte dei paesi europei. Il personale sanitario è risultato una delle categorie maggiormente a rischio infezione da SARS-CoV-2, a causa dello stretto contatto con pazienti infetti, asintomatici o con casi di infezione subclinica.

Attualmente non vi è una chiarezza assoluta sulla prevalenza dell'infezione da SARS-CoV-2 tra il personale sanitario generale e, più precisamente, tra i dentisti. Dati più precisi sarebbero essenziali per valutare le misure preventive stabilite nei diversi protocolli di azione e nelle guide dell’OMS e dei vari SSN. Le cause di questa incertezza vanno ricercate nei pochi dati disponibili, anche se già diverse organizzazioni dentistiche internazionali, nonché il CED(Consiglio europeo dei dentisti) stiano cercando di raccogliere evidenze. 

Al momento, il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) insieme all'OMS stanno conducendo uno studio completo sulla prevalenza del nuovo coronavirus nel personale odontoiatrico in diversi paesi del mondo, con tassi di prevalenza variabili.Lo studioLa relazione spagnola ha analizzato le possibili variabili in relazione al rischio di infezione da SARS-CoV-2 nel personale odontoiatrico e la prevalenza dell’infezione fra gli odontoiatri stessi, oltre ad analizzare i dati disponibili sulla prevalenza di COVID-19 tra il personale sanitario in generale.Quello che ne emerge è che i dentisti nel corso degli anni avevano già implementato diversi protocolli di protezione nell’affrontare le cure ai pazienti, anche a causa di altri fattori di infezione (HIV) rafforzando la sterilizzazione, il lavaggio puntuale delle mani e l'uso di routine dei DPI.

I dati pubblicati finora sembrano, quindi, mostrare un grado di protezione più elevato rispetto al resto del personale sanitario, principalmente personale medico e infermieristico. 

Tuttavia, questi fatti non implicano l'assenza di potenziali rischi ed occorre certamente un’analisi periodica da parte delle istituzioni sanitarie preposte per adattare la pratica clinica al fine di mitigarli. Un altro dei parametri di grande importanza nella valutazione del rischio di esposizione professionale in ambito odontoiatrico è la prevalenza di asintomatici positivi al Covid-19 (compresi anche i cosiddetti pre-sintomatici). Questo parametro, purtroppo, è dinamico ed è fortemente influenzato dalla variabile dell’età.

Ad oggi non esistono ancora molti studi scientifici sulla contagiosità da paziente asintomatico a personale sanitario e i calcoli del rischio sono stati effettuati estrapolando i dati da trasmissione dell’infezione nell'ambiente familiare e sociale, sebbene gli autori siano consapevoli che il rischio reale nelle strutture sanitarie dovrebbe essere inferiore.

 Ad esempio, un ampio studio pubblicato su Jama analizza il follow-up di 2.147 contatti stretti di 187 pazienti positivi confermati (157 sintomatici e 30 asintomatici). Di questi contatti, 132 sono risultati infetti: 126 provenivano da contatti con sintomatici e gli altri 6 da contatti con asintomatici. Ciò significa che il tasso di infezione era del 6,3% da pazienti sintomatici e del 4,1% da pazienti asintomatici. Anche un altro studio condotto in Italia, non ancora validato clinicamente, mostra che l'infezione contratta da soggetti asintomatici nel 75% dei casi genera infezione asintomatica.

Se, però, le informazioni relative alla prevalenza di Covid-19 tra il personale sanitario globale sono relativamente abbondanti, purtroppo non si può dire lo stesso per quel che riguarda il personale odontoiatrico

Nonostante tutto, dai dati disponibili di alcuni Paesi, ed inseriti nella ricerca dll’Ordine spagnolo, si può notare come la percentuale dei positivi non sia estremamente alta

  • Stati Uniti (0.9%). 
  • Italia (0,9%).
  • Austria (1%).
  • Finlandia (assenti).
  • Portogallo (0,5%).
  • Paesi Bassi (0.9%). 
  • Cina (0,8%).
  • Spagna (1,4% da tampone/ 1,6% test rapido). 

Sulla base delle informazioni finora disponibili, ne consegue che il rischio di infezione da Covid-19 sembra essere inferiore per il personale odontoiatrico, comparato al resto del personale sanitario e che il rischio di infettarsi non sia più alto rispetto ai tassi di rischio del resto della popolazione.

E’ probabile, conclude il documento del Consejo General de Dentistas, che le misure e i protocolli di protezione adottate dagli odontoiatri negli anni stiano permettendo agli studi dentistici di operare sui pazienti con un buon livello di sicurezza. Tuttavia, si tiene a precisare che il rischio persiste e che è quindi d’obbligo seguire puntualmente gli aggiornamenti e le raccomandazioni delle diverse istituzioni sanitarie preposte al controllo e prevenzione del nuovo coronavirus. 

A questo link la ricerca completa pubblicata dal Consejo General de Dentistas.


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