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11 Novembre 2020

Odontoiatri ed industria chiuderanno il 2020 con forti perdite

Il calo negli studi dentistici potrebbe attestarsi introno al meno 25-30%, pesante anche quello dell’industria. A rischio soprattutto gli studi monoprofessionali quelli meno aiutati dal Governo


Con un tasso di contagi, sintomatici ed asintomatici, che rischia di superare il 20% della popolazione, l’attuale situazione sanitaria causata dal Covid-19 rischia di gravare pesantemente sui bilanci degli studi dentisti già penalizzati dai tre mesi di inattività causa lockdown primaverile. Pur rimanendo aperti e con un altro grado di sicurezza garantita per pazienti ed operatori, gli studi odontoiatrici oggi sono alle prese con le telefonate che disdicono appuntamenti da parte di pazienti: perché costretti in quarantena o per timore di problemi economici futuri. 

Al lanciare l’allarme, nei giorni scorsi, il presidente dell’ANDI che scrivendo a Confprofessioni ha indicato nel 30% il possibile calo di fatturato nel 2020.

A confermare ad Odontoiatria33 quei dati è Roberto Rosso, presidente Key-Stone che per UNIDI ed insieme al Servizio Studio ANDI giovedì 19 novembre presenteranno le rispettive analisi congiunturali ipotizzano l’andamento del 2021 in un evento online (dalle ore 10) sulla pagina Facebook di UNIDI e di ANDI. 

Direi che siamo allineati con quanto ha indicato il presidente ANDI”, dice ad Odontoiatria33 Roberto Rosso. “A fine settembre, nonostante il repentino recupero del mercato, con tre mesi di crescita straordinaria (giugno, luglio e agosto), in gran parte frutto del “tesoretto” di cui abbiamo parlato proprio su queste pagine, si è cominciato ad assistere a un rallentamento della crescita e, soprattutto, a un calo delle nuove visite.Inutile ricordare che proprio le nuove visite e il tasso di accettazione dei piani di cura (oltre al loro valore economico) sono il vero indicatore del lavoro che verrà e le indicazioni che riceviamo in questi ultimi due mesi prospettano un futuro tutt’altro che roseo.

Secondo le dichiarazioni dei dentisti intervistati in un sondaggio che presenteremo a breve, nei primi nove mesi il calo complessivo dichiarato è stato del 25%, il mercato dei prodotti (al netto di quello legato al Covid-19) ha fatto registrare un -20% (con punte quasi del -30% in numero di impianti), ma il trend di queste ultime settimane e il peggioramento atteso della situazione sanitaria, ci fanno stimare come probabile, e forse persino un poco ottimistico, il calo ipotizzato dal presidente dell’ANDI”. 

Quali gli studi che hanno sofferto di più sia per tipologia che per area geografica?

Probabilmente anche a causa della concentrazione geografica della prima fase della pandemia, il fenomeno recessivo (nei primi nove mesi) è più marcato nel Nord Italia, soprattutto per gli studi mono professionali (senza altri collaboratori stabili in studio) e, particolarmente, per le strutture più piccole con una o due poltrone.Inutile ribadire che la dimensione imprenditoriale e l’orientamento verso i due principali driver di supporto all’attività clinica, ossia la ricerca di maggiore efficacia attraverso la comunicazione di marketing e di efficienza, con il controllo di gestione, sembrano fare la differenza.

Presto una nuova ricerca già in fase di elaborazione fornirà alcuni numeri a supporto, ma è abbastanza chiaro che se di fronte a una situazione oggettivamente molto complicata, non si risponde con una corretta reazione, la crisi rischia di essere devastante per una micro impresa come lo studio dentistico. 

Una ricerca tedesca ha indicato come nel lockdown di marzo-maggio i pazienti tedeschi posticipavano ovviamente le cure non urgenti ed in particolare la prevenzione, conservativa ed igiene. Ed in Italia? 

Durante il lockdown, come analizzato anche dalla grande ricerca realizzata su incarico di SIdP, meno del 10% della popolazione si è recata dal dentista, nonostante il 30% (oltre 10 milioni di italiani) ha avuto problemi e il 29% di questa (circa 3 milioni) ha peggiorato le sue condizioni per non aver potuto, o voluto, andare dal dentista. Chiaramente in quei mesi la professione è stata eseguita in regime di urgenza, quindi è abbastanza normale che non si siano effettuati trattamenti in qualche modo procrastinabili. Ma dalla fine di maggio, tutte le prestazioni hanno ripreso a essere sviluppate.  

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