Il dott. Rubino ripercorre e commenta il periodo dell'emergenza sanitaria e rivolgendosi ai cittadini dice: è fisiologico voler voltare pagina per poter ricominciare, ma è disumano dimenticare o addirittura provare astio verso coloro che hanno donato se stessi
Il virus Covid-19 ha sconvolto prepotentemente le nostre abitudini segnando l’inizio di un periodo senza precedenti. La malattia ha messo in ginocchio la popolazione saturando la recettività dei pronto soccorso dove medici, infermieri e OSS, sprovvisti di adeguate protezioni, incuranti della propria incolumità, si immolavano per il prossimo.
Gli Italiani hanno per la prima volta ritrovato l’orgoglio civile di appartenere a questa nazione, hanno raccolto fondi, hanno inviato beni di conforto per rifocillare gli operatori sanitari e in una sorta di training autogeno collettivo si sono ritrovati a cantare unanimi sui balconi osannando le gesta di questi che si immolavano per la comunità, mentre le scuole di tutto il mondo chiudevano, milioni di studenti dopo un primo momento di smarrimento, hanno potuto usufruire di lezioni online. Le famiglie hanno imparato ad effettuare videochiamate tramite app o social e addirittura alcuni hanno potuto condividere virtualmente in diretta la Pasqua mettendo il monitor in vicinanza del tavolo da pranzo.
Il web è stato letteralmente preso d’assalto. Si sono registrati consumi mai visti in precedenza tanto che inizialmente si è temuto circa la tenuta delle linee a causa dell’utilizzo intensivo. È stato possibile e quindi favorita l’adozione massiva del c.d. smart working.
La classe odontoiatrica, malgrado fosse da tempo preparata ad affrontare possibili agenti patogeni, è stata per lo più ligia osservatrice del DPCM di marzo; responsabilmente ha garantito le sole prestazioni che avessero carattere di urgenza e indifferibilità, ha limitato lo spostamento dei pazienti contribuendo così a ridurre la pressione cui è stata sottoposta la sanità pubblica duramente impegnata nella lotta al Corona Virus. Molti si sono prodigati a raccogliere guanti mascherine, dpi e altri presidi da donare ai medici ospedalieri che sprovvisti avevano lanciato l’allarme.
Si è assistito alla sospensione di tutti gli eventi culturali residenziali, sostituiti da una pletora di offerte formative online provocando a volte un effetto quasi paradosso. Gli odontoiatri affamati di cultura, data la generosa moltitudine di webinar o corsi, per lo più gratuiti, si sono spesso trovati nell’imbarazzo di dover scegliere cosa e chi seguire. Hanno imparato ad adoperare i vari Zoom, Skymeeting, Microsoft team; hanno dovuto schedulare la propria straripante agenda rischiando altrimenti di perdere alcuni eventi cui tenevano. La maggior parte di questi corsi sono stati dei veri atti di solidarietà, esimi colleghi hanno donato il proprio sapere in modo disinteressato ad una platea virtuale. Molti altri invece si sono rivelati degli specchietti per allodole dove colleghi, spesso di seconda fascia, ammalati di presenzialismo offrivano spot pubblicitari più o meno occulti e/o invitavano a proseguire l’approfondimento degli argomenti trattati, nei corsi a pagamento che impudicamente offrivano.
Sono aumentate vertiginosamente le iscrizioni ai social anche da parte dei più riluttanti; sono nati gruppi ove raccogliere le informazioni del giorno; le segnalazioni sono talvolta divenute cosi folte da richiedere un’attenzione sovrumana.
Laddove il world wide web è stato disponibile, se da un lato ha garantito degli indubbi vantaggi, non è stato sempre scevro da effetti indesiderati capaci talvolta di provocare effetti spiacevoli: troppo spesso è risultato veicolo e amplificatore del panico smodato di alcuni, della disinformazione medica oltre che risultare vulnerabile alle truffe. Dottor Google, dottor Whatsapp, dottor Facebook, hanno reso disponibile il parere di molti esimi colleghi improvvisati virologi, epidemiologi, infettivologi che hanno pututo elargire ad un pubblico altrettanto erudito statistiche, morbilità, immunocompetenza e soprattutto rimedi tecnologici infallibili capaci di incutere un tale terrore al virus che questo sonoramente spaventato ha dovuto ripiegare riducendo notevolmente la propria virulenza.
Siamo stati contattati da emeriti venditori, a volte con la terza media, laureatisi improvvisamente in ingegneria e immunologia per proporre repentinamente test sierologici, sanificatori, dpi dai poteri (e prezzo) sovrannaturali facendo leva sulle paure dei dentisti e delle loro famiglie. Abbiamo assistito cioè alla comparsa di moderni sciacalli che tentatavano di azzannare le pur deboli carni residue di molti dentisti oramai in agonia, ricordando un po coloro che durante le leggi razziali andavano a comprare i beni degli ebrei a strozzo. Siamo stati “contaminati” dal parere autorevole di moderni capò, opinion leader prezzolati, che garantivano l’efficacia di presidi senza senso.
Il Sars cov2 è stato un terremoto epocale che ha provocato l’improvviso crollo di tante certezze che la classe odontoiatrica dava oramai per acquisite; siamo stati richiamati alle armi, occorreva scavare anche con le mani per poter rimuovere le macerie anche a rischio della propria incolumità messa a dura prova dal pericolo di ulteriori “smottamenti”.
CAO, ANDI, AIO, intervenute a informare e coordinare eventuali norme di comportamento sono state improvvisamente investite da un vero uragano che non aveva precedenti nella storia della odontoiatria. Non vi era letteratura cui fare affidamento, nè si conosceva esattamente la portata di un evento che ogni giorno si faceva piu tragico. Ricevevamo quotidianamente aggiornamenti, ragguagli che scaturivano dal lavoro indefesso di colleghi che malgrado il lock down e il distanziamento sociale si riunivano ed incontravano i referenti politici e dell’istituto Superiore di Sanità mettendo a repentaglio la propria incolumità.
Ma mentre questi donavano sè stessi alla causa comune alcuni pavidi eroi da tastiera si sbizzarrivano a confezionare critiche, fake news e suggerimenti al riparo della scrivania che li faceva provare l’ebrezza di sentirsi protagonisti di un fantastico videogame. È sempre stato facile criticare stando al riparo dei propri confort mentre altri sono al fronte esposti al fuoco della prima linea.
Alcuni con la vocazione del “soldato” si sono arruolati costituendo un esercito di medici volontari che si sono ritrovati al fronte senza grossa dimestichezza per le armi in gioco, altri, con affinità per il comando, hanno condotto in porto una nave che non hanno mai abbandonato malgrado i continui cenni di naufragio.
Quante inutili e gratuite critiche sono piovute su coloro che si sono dovuti impegnare per redigere in un mese le linee guida che tardavano ad essere completate?
Ho avuto il privilegio di essere stato capogruppo durante la redazione delle linee guida radiologiche in età evolutiva per il Ministero della salute. Una bellissima quanto faticosa esperienza che ci ha impegnato per oltre 2 anni e mezzo ed è arrivata a conclusione anche perchè capitanata dalla encomiabile Professoressa Strhomenger. Una tale opera richiede normalmente un lavoro immane, occorre raccogliere un’infinità di articoli, catalogarli, estrapolarne i concetti oggettivamente dirimenti, attribuirne una scala di attendibilità scientifica, per poi giungere a formulare un testo che abbia valore universale. Ogni frase va pesata, ponderata e spesso concertata.Alle volte un rigo, un avverbio o addirittura un aggettivo può bloccare i lavori in discussioni infinite. Occorre che ciascun concetto sia oggettivamente condiviso e al contempo non presti il fianco a spregiudicate rivendicazioni medico legali che alcuni avvocati spregiudicati amano particolarmente.
Cosa si pretendeva da una Commissione priva di letteratura di riferimento in un così breve tempo?
Eppure il compito è stato eseguito alacremente. Ma si sa “piove governo ladro” è un must che tarda ad essere dimenticato. Tutte le epidemie della storia si sono risolte con il tempo e finalmente forse oggi volge al termine la battaglia contro un nemico invisibile che ha mietuto più vittime di una guerra mondiale. Un esercito di “reduci” spossati torna dal fronte conscio di aver fatto il proprio dovere ma viene accolto da una comunità che ha voglia di ricominciare e dimenticare.
Che la situazione vada meglio è innegabile, come però è innegabile che malgrado il trend in riduzione ci siano ogni giorno alcuni nuovi casi.
Gli ospedali Covid hanno per lo più chiuso gli specifici reparti di rianimazione, si vanno progressivamente riducendo i pazienti che necessitano di ventilazione assistita, ma persiste un certo numero di ricoverati tampone positivi. A questi sono probabilmente da aggiungere i cd "covid like": pazienti che hanno imaging sierologia e clinica che fanno presumere che si tratti di Sars Cov 2” ma che sono tampone negativi. Alcuni rimangono tali, altri dopo un pò di tempo si positivizzano altri ancora divengono positivi solo dopo lavaggio bronchiale, cioè dopo prelievi di secrezioni profonde.
È indubbio che qualcosa stia cambiando, i pazienti che arrivano in ospedale oggi hanno comorbilità e al contrario di quanto accadeva a marzo, non sono quasi mai giovani. Parlo di arrivo al pronto soccorso, quindi di persone che non hanno ancora avuto terapia. Quindi il mutamento della clinica di inizio non è da imputarsi alla correzione delle strategie terapeutiche ma un qualcosa di diverso. La pandemia, anche se può dispiacere, non è passata.
Che la gente voglia dimenticare lo si vede da alcuni particolari: nessuno loda piu i sanitari che nei periodi panico erano gli eroi, stanno arrivando una valanga di denunce contro di essi e sembrerà stupido: nessuno manda più beni di conforto a chi è al fronte che malgrado il caldo continua a lavorare bardato come un alieno, senza poter andare a fare la pipi o potersi cambiare come ad esempio vorrebbero le donne con le mestruazioni.
E’ fisiologico voler voltare pagina per poter ricominciare, ma è disumano dimenticare o addirittura provare astio verso coloro che hanno donato se stessi incuranti delle proprio tempo, energie ed incolumità perchè questo si potesse verificare.
Grazie CAO, ANDI, AIO mentre voi non abbondonavate la nave, io in prima linea in coperta tentavo di rendermi utile.
Luigi Rubino: specialista in odontostomatologia, Medico volontario durante l’emergenza presso Ospedale Covid Sestri Levante.
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