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02 Ottobre 2026

Riforma CCEPS, Salutequità: quasi 900 procedimenti pendenti

In audizione alla Camera sul Ddl di riforma della CCEPS, Salutequità propone un decreto-legge per smaltire subito l’arretrato e dare priorità a sospensioni e radiazioni. Tra le richieste anche tempi certi, trasparenza sui dati e garanzie di terzietà


Aceti, Audizione 29 SETTEMBRE

Sono 896 i procedimenti pendenti al 2024 davanti alla Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (CCEPS), l’organo che decide sui ricorsi contro i provvedimenti disciplinari degli Ordini, compresi quelli che riguardano gli odontoiatri. Oltre 600 risalgono al periodo 2017-2022 e tra questi ci sono anche casi di sospensione e radiazione dall’albo. Il dato è stato portato in Commissione Giustizia della Camera da Tonino Aceti, presidente di Salutequità, nel corso dell’audizione sul disegno di legge di riforma della CCEPS. L’associazione chiede di valutare un decreto-legge per intervenire subito sull’arretrato, senza attendere la conclusione dell’iter parlamentare.

Un arretrato che pesa sulla sicurezza

Il disegno di legge AC 2880, firmato dai ministri Schillaci, Giorgetti, Nordio e Zangrillo, interviene in modo strutturale sull’organizzazione della Commissione. Secondo Salutequità è la stessa relazione illustrativa del provvedimento a descrivere una situazione di paralisi operativa, con centinaia di procedimenti arretrati e tempi di definizione che possono durare anni, anche per sanzioni gravi come sospensioni e radiazioni.

Per Aceti la riforma affronta un problema reale, ma i tempi ordinari di approvazione di un disegno di legge non sono compatibili con l’urgenza della situazione. La proposta è quindi un doppio binario: “un decreto-legge che introduca immediatamente le misure indispensabili per ridurre l’arretrato e accelerare i procedimenti più rilevanti per la sicurezza dei pazienti” e il Ddl per “ridisegnare stabilmente organizzazione e funzionamento della Commissione”.

Tempi certi per pazienti e professionisti

Salutequità precisa che l’obiettivo non è contrapporre pazienti e professionisti, ma garantire a entrambi decisioni rapide, motivate, indipendenti e verificabili. Una giustizia disciplinare che arriva dopo anni, osserva Aceti, perde efficacia sia per il cittadino sia per il professionista coinvolto e indebolisce il ruolo degli Ordini. La rapidità delle decisioni è quindi anche una questione di certezza del diritto.

Stop alla sospensione automatica delle sanzioni

Tra le novità del Ddl, Salutequità valuta positivamente il superamento della sospensione automatica degli effetti della sanzione in caso di ricorso. La modifica può evitare che provvedimenti gravi restino inefficaci per anni, ma secondo l’associazione deve essere accompagnata da tempi brevi e definiti sia per la fase cautelare sia per la decisione finale. Salutequità propone inoltre una corsia prioritaria per i ricorsi su sospensioni, radiazioni e altri casi più rilevanti per la sicurezza delle cure, nel rispetto delle garanzie processuali.

Trasparenza: una relazione annuale al Parlamento

I massimari pubblicati dal Ministero della Salute permettono di conoscere gli orientamenti della CCEPS, ma non di valutare l’efficienza del sistema. Salutequità chiede quindi una relazione pubblica annuale al Parlamento con dati su ricorsi ricevuti e definiti, procedimenti pendenti e loro anzianità, tempi medi e mediani di decisione, sospensioni e radiazioni impugnate, durata delle fasi cautelari, esiti aggregati e confronto con l’anno precedente. Per Aceti una riforma si giudica dai risultati che produce, non dal numero di norme introdotte, e occorre poter verificare subito se arretrato e tempi si riducono davvero.

Terzietà e contenziosi

Un altro capitolo riguarda l’indipendenza dell’organo. Tra i possibili rafforzamenti, Salutequità indica la dichiarazione dei conflitti di interesse, obblighi di astensione, trasparenza sulla composizione dei collegi, motivazioni adeguate delle decisioni e pubblicazione anonimizzata degli orientamenti.

Secondo l’associazione, i procedimenti disciplinari possono avere anche una funzione preventiva. Le informazioni aggregate e anonimizzate che ne emergono potrebbero aiutare a individuare criticità ricorrenti nei comportamenti professionali, carenze formative o problemi organizzativi, alimentando le attività di risk management, formazione e prevenzione degli eventi avversi. L’obiettivo, spiega Aceti, è “utilizzare ciò che è accaduto per ridurre il rischio che accada di nuovo”.

Verifica dell’impatto e risorse

Salutequità propone infine una valutazione dell’impatto della riforma a 12 o 24 mesi dall’entrata in vigore, con indicatori definiti fin dall’inizio: non solo il numero di fascicoli smaltiti, ma la riduzione effettiva dei tempi, l’andamento del nuovo arretrato e la rapidità di decisione sui casi più delicati. La verifica dovrebbe anche chiarire se la clausola di invarianza finanziaria prevista dal Ddl, sulla quale l’associazione ha espresso forti perplessità, sia sostenibile o se servano risorse dedicate. Per Salutequità il nuovo sistema dovrà essere valutato su cinque dimensioni: certezza del diritto, tempestività, trasparenza, indipendenza e prevenzione.

Fonte: Salutequità.

 
 

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