In una nota inviata alla Commissione Affari sociali, il Sindacato Italiano di Odontoiatria Democratica chiede di riformulare l’emendamento 25.0100 al DDL Prestazioni sanitarie mantenendo la possibilità di esercitare con società ordinarie. Il segretario generale Francesco Romano propone sei interventi, tra cui garanzie sugli anticipi e sulla continuità delle cure
Non tutti i sindacati degli odontoiatri sono d’accordo con l’obbligo delle Società tra professionisti. Il Sindacato Italiano di Odontoiatria Democratica (SIOD), che aderisce a FISAPI, ha inviato ai 27 componenti della XII Commissione Affari sociali della Camera una nota sull’emendamento 25.0100 al DDL C. 2365, presentato dal relatore Ugo Cappellacci. Il sindacato chiede di essere ascoltato in audizione e di inserire il documento negli atti dell’esame. La richiesta è di riformulare la proposta mantenendo la possibilità di operare con società ordinarie, ma introducendo garanzie sostanziali per i pazienti.
Romano: “La forma d’impresa è compatibile con la responsabilità professionale”
“Condividiamo l’obiettivo di proteggere i pazienti e l’indipendenza dei dentisti dalle pressioni commerciali”, afferma Francesco Romano, segretario generale SIOD. “L’odontoiatria richiede anche un’organizzazione capace di sostenere personale qualificato, tecnologie e investimenti. La forma d’impresa è compatibile con la responsabilità professionale e deve poter essere scelta nel rispetto di regole rigorose”.
Le critiche all’emendamento
SIOD ricorda che anche una SRL può assumere la qualifica di STP. Secondo il sindacato, quindi, la proposta impone un determinato regime professionale e societario anche a imprese odontoiatriche già organizzate e gestite da professionisti. Aggiunge che le STP possono avere soci investitori, alle condizioni dell’articolo 10 della legge 183 del 2011: la loro qualifica, quindi, “non coincide con l’esclusione del capitale”.
Le altre obiezioni del sindacato sono tre.
Costi della conversione. La trasformazione obbligatoria comporterebbe costi e modifiche degli assetti societari anche per strutture consolidate. Secondo SIOD, inoltre, la forma STP non garantisce di per sé la restituzione degli anticipi o il completamento delle terapie in caso di chiusura, per cui servono strumenti dedicati.
Ambulatori accreditati. Il testo non prevede un’esenzione generale per gli ambulatori odontoiatrici accreditati con il SSN, perché le eccezioni riguardano istituti di ricovero, di ricerca e didattica e università. Per SIOD va chiarita la posizione di queste strutture e va assicurata la continuità di autorizzazioni e contratti.
Direttore sanitario. L’emendamento esonera dal direttore sanitario le strutture organizzate come STP. Secondo il sindacato, soprattutto nelle organizzazioni complesse, serve una responsabilità di coordinamento sanitario chiaramente individuata, coordinata con i requisiti regionali.
Le sei proposte di SIOD
SIOD chiede alla Commissione di intervenire su sei punti:
● consentire la scelta tra società ordinarie e STP, con garanzie equivalenti e prestazioni riservate ai professionisti abilitati;
● proteggere l’autonomia clinica dalle interferenze commerciali, prevedendo una responsabilità della società per le direttive che la compromettono, con competenze, sanzioni e garanzie procedurali definite dalla legge;
● assicurare una direzione sanitaria con poteri effettivi, proporzionata alla complessità della struttura;
● introdurre garanzie sugli anticipi per cure non ancora eseguite, regole trasparenti per i finanziamenti collegati e procedure per la continuità delle cure e l’accesso alle cartelle cliniche in caso di chiusura;
● salvaguardare l’operatività delle strutture esistenti, evitando interruzioni negli accreditamenti e nei rapporti con il SSN;
● documentare la necessità e la proporzionalità della restrizione e aprire un confronto con le rappresentanze professionali, le strutture, le Regioni e le associazioni dei pazienti.
L’alternativa: iscrizione all’Albo per tutte le società
Secondo SIOD, una soluzione alternativa è già contenuta nella nota FNOMCeO-CAO del 2 novembre. Nella lettera alla Commissione, FNOMCeO e CAO avevano indicato come subordinata l’iscrizione delle società all’Albo, con l’espressa estensione della vigilanza e della responsabilità disciplinare alle direttive societarie.
SIOD propone di partire da qui, mantenendo le società ordinarie e “delimitando con precisione i poteri di controllo, con pieno contraddittorio e garanzie di imparzialità”.
“Chiediamo che il confronto parlamentare ascolti anche i professionisti e le strutture che ogni giorno organizzano l’assistenza odontoiatrica”, conclude Romano. “SIOD è disponibile a illustrare in audizione le proprie proposte per una norma applicabile e proporzionata, capace di tutelare i pazienti e l’indipendenza clinica”.
Il DDL, già approvato dal Senato, è ancora all’esame della Commissione Affari sociali della Camera, dove la discussione è stata rinviata.
Fonte: SIOD, Sindacato Italiano di Odontoiatria Democratica, comunicato stampa.
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