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13 Febbraio 2018

Sterilizzazione nello studio odontoiatrico. ANDI Milano Lodi Monza Brianza ha fatto il punto in un convegno ed è pronta ad avanzare proposte


Si è svolta il 3 febbraio all'Unione Confcommercio di Milano una giornata di aggiornamento sulla sterilizzazione organizzata da ANDI Milano Lodi Monza Brianza.
Un evento nato grazie alla collaborazione di ANDI Milano Monza con i responsabili del Dipartimento di Igiene e Prevenzione Sanitaria della ATS di Milano ed in particolare con Andrea Conti, uno dei relatori della giornata in cui ha parlato di obiettivi e metodologie di controllo nell'attività ispettiva svolta negli studi odontoiatrici. Tra gli altri relatori Fulvio Toresani della Commissione tecnologie biomediche di UNI che ha parlato delle valutazioni tecniche dei test di controllo delle sterilizzatrici, Lorenzo Balsano, libero professionista, che ha illustrato il modello organizzativo adottato nel suo studio riguardo alla gestione della sterilizzazione e Massimo Pozzi, segretario di ANDI Milano che ha messo a punto un modello di tracciabilità adattata alla realtà dello studio dentistico monoprofessionale.

Un argomento, quello della sterilizzazione nello studio odontoiatrico, di non semplice trattazione spiega ad Odontoiatria33 Domenico Di Fabio, segretario sindacale ANDI Milano."Purtroppo in Italia l'autonomia delle Regioni in campo sanitario ha determinato regole diverse da Regione a Regione anche per quanto riguarda test e controlli sulle sterilizzatrici che si utilizzano in ambito odontoiatrico e questo genera incertezze e dubbi sugli operatori. Questa difformità interpretativa si verifica anche nella stessa Regione Lombardia tra ATS e ATS, con immediate ricadute sull'attività sanzionatoria".

Durante l'evento si è cercato di dare indicazioni univoche facendo riferimento alle norme tecniche, sempre aggiornate al progresso tecnologico, riferimento giustificato anche dal D.Lgs. 81/2008, che all'art.71 le indica come cogenti nelle verifiche e nei controlli delle attrezzature di lavoro. Tra i temi tratta anche quello della scadenza del materiale imbustato.

"In Italia -spiega il dott. Di Fabio- le regole attuali giustificano un mantenimento della sterilità degli imbustati di un mese e questa indicazione risale a una Circolare del Ministero della Sanità del 1983: personalmente sono rimasto colpito leggendo quanto gli stessi estensori della Circolare scrivono nel passaggio in cui affermano "la letteratura in merito è decisamente scarsa riguardo al tempo di mantenimento della sterilità".
"Se facciamo riferimento alle norme tecniche -continua il segretario sindacale ANDI Milano- l'indicazione che ci viene da esse è che il periodo di mantenimento della sterilità del materiale imbustato varia in relazione al tipo di confezionamento e alla modalità di conservazione adottata, più che al tempo. Anche i CDC americani decretano che lo strumento imbustato dovrebbe rimanere sterile finché un certo evento non ne provoca l'eventuale contaminazione. Le conclusioni sono che ciò che fa la differenza è un corretto imbustamento dei nostri strumenti e una corretta sigillatura delle buste, e in particolare uno stoccaggio protetto in cassetti o armadi chiusi".

Sempre riferendosi alla Norma tecnica DIN 58953-8 e con le indicazioni del Robert Koch Institute tedesco il dott. Di Fabio indica che per quanto riguarda gli imbustati "si può affermare che, in condizioni di stoccaggio corrette, in un luogo protetto dalla polvere, pulito e asciutto, in armadi o cassetti chiusi, il termine di mantenimento della sterilità possa arrivare fino a un limite di sei mesi".

Un evento quello organizzato da ANDI Milano che rappresenta un primo passo verso una revisione delle regole della sterilizzazione nello studio odontoiatrico, "quello che auspichiamo", afferma il segretario sindacale ANDI Milano, "è una condivisione la più ampia possibile di ANDI, sia a livello provinciale che regionale fino al livello nazionale, perché solo in questo modo si può fare pesare il ruolo di una Associazione che conta venticinquemila soci nel definire regole e protocolli che, poiché ci appartengono in quanto specifici della nostra realtà di lavoro, ritengo debbano essere costruiti proprio da noi e sostenuti con forza nelle trattative con le Istituzioni".

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