Aio e Aiso, l'associazione degli studenti in odontoiatria, girando tra gli stand presenti al Congresso degli Amici di Brugg di Rimini notano, come molti altri hanno fatto, la presenza di alcune aziende che offrono servizi per agevolare gli studenti italiani che vogliono laurearsi in odontoiatria all'estero e di Vitaldent, la più "temuta" organizzazione di franchising di studi odontoiatrici, una delle tante nate o approdate nel nostro Paese in questi anni.
Sconcertati dalla vista decidono di fare una nota congiunta, deplorando la scelta degli Amici di Brugg di aver permesso a questi soggetti di avere uno stand, chiedendosi se la nota associazione che ha fatto della cultura di qualità la propria bandiera intende contribuire alla mercificazione della professione e del titolo di studio.
Il franchising
Sono certo che non vi è nessuna demagogia dietro questa iniziativa ma sincera indignazione e un po' di distrazione, visto che anche nelle manifestazioni degli anni scorsi le università straniere si facevano conoscere con appositi stand. Voglio soffermarmi sulla questione che le due associazioni, spero, abbiano voluto porre all'attenzione di tutti con l'iniziativa: deve esserci anche un'etica nella gestione dei messaggi pubblicitari?
Perché, superfluo ricordarlo, queste società promuovono servizi assolutamente legali.
Certo che dovrebbe esserci un'etica anche quando si parla di merceologia, a patto che lo stesso metro, gli stessi valori vengano rispettati da tutti coloro che operano nel settore, dentisti compresi.
Se chiediamo non a un esperto di marketing ma anche solo al salumiere sotto casa (ammesso che esistano ancora) se per promuovere una catena di studi odontoiatrici andrebbe in un posto dove ci sono solo dentisti o in un supermercato dove ci sono potenziali pazienti non avremmo dubbi sulla risposta. O se, sempre lui, il salumiere, avesse una società che offre servizi per studenti che vogliono diventare dentisti all'estero dove andrebbe a promuoverla, davanti a un liceo oppure in un posto dove ci sono solo dentisti già laureati? Ma sia voi che io non siamo salumieri e sappiamo bene perché Rimini, come l'Expodental ma anche le riviste di settore e le newsletter, sono strumenti molto appetibili per questi imprenditori.
Le lauree all'estero
Circa tre anni fa, tra le colonne di questo giornale, sono stato il primo a raccontare del fenomeno degli studenti italiani che studiano in Spagna e poi successivamente ho raccontato di quelli in Romania evidenziando come, sicuramente per gli spagnoli, il 90% degli iscritti sia figlio d'arte. Diverso per la Romania, dove il costo della vita permette a uno studente fuori sede di diventare odontoiatra spendendo meno di quanto gli costerebbe frequentare e vivere a Roma o Milano. E poi non fa neppure il test di ammissione.
Quindi di chi è la colpa? Di chi vende uno stand a queste società o dei papà dentisti che mandano i figli a studiare all'estero per dare un futuro al proprio studio o di quei dentisti che voglio arrotondare diventando direttori sanitari di un centro odontoiatrico in franchising oppure degli studenti che per imparare a fare i dentisti decidono di fare pratica in quelle strutture?
Ma soprattutto, non permettere a questi imprenditori di essere presenti alle fiere, sulla carta stampata o su internet decreterebbe la fine del fenomeno?
I cinesi non sono riusciti a fermare i barbari innalzando la Grande Muraglia perché ogni muro a un certo punto finisce o comunque lo si riesce a superare. Lo struzzo quando ha paura mette la testa nella sabbia ma questo non gli impedisce di essere investito da un camion o mangiato da chi lo caccia.
Forse bisognerebbe affrontare il problema in altra maniera.
Magari mettendo in dubbio che chiudere il proprio studio per aprire un centro "simil Vitaldent" conviene (stando ai dati presentati da Renato Mannheimer a Cernobbio, riportati alle pagine 7-8, direi proprio di no).
Un'opportunità
Laurearsi all'estero è invece un'opportunità ma non è chiedendo un numero chiuso europeo per diventare dentisti (non esiste neppure in Italia dove è l'accesso a essere programmato in funzione della capacità formativa) o dire che all'estero la qualità formativa è scadente che si risolve il problema.
Da anni si parla di rivedere l'esame di stato che dovrebbe certificare, come capita per il notaio o l'avvocato, che il laureato è pronto a entrare nel mondo del lavoro e nel nostro caso è pronto a curare le persone.
Constatare che l'esame di stato per il medico o l'odontoia-tra viene superato dal 98% dei candidati qualcosa vorrà dire. La valutazione se il neo laureato è pronto a entrare nel mondo del lavoro ovviamente non può venire da chi l'ha formato.
Questa sarebbe l'unica barriera sostenibile che permetterebbe non certo di contingentare l'accesso della professione ma di far lavorare solo quelli capaci. Esame di stato da sostenere anche dai laureati stranieri che vogliono esercitare in Italia. Da tempo se ne parla ma non si è mai vista una proposta concreta in tal senso, forse perché si è troppo spesso impegnati a innalzare muri.
n.maccagno@d-press.it
Leggi anche una riflessione sul fenomeno della pletora, ora in controfase:
- Sorpresa: calano i nuovi odontoiatri
GdO 2012;7:1-4
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