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20 Settembre 2016

Sioh, per pazienti speciali un'odontoiatria speciale. Magi (Sioh), determinante è l'approccio psicologico

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Nei decenni addietro, le malattie orali erano considerate di secondaria importanza rispetto alla menomazione principale del paziente con disabilità e il soggetto ricorreva all'intervento dell'odontoiatra solo nei casi di emergenza, dove il trattamento il più delle volte, consisteva nell'avulsione dentale. Eppure la Società italiana di odontostomatologia per l'handicap (Sioh) è stata fondata nel lontano 1985, da odontoiatri illuminati che hanno avuto la grande intuizione professionale e umana nel capire prima di altri l'importanza di organizzare una società scientifica di odontoiatria speciale dedicata ai pazienti portatori di disabilità. A presiederla è oggi Marco Magi (nella foto), che ci spiega come, col tempo, le cose siano radicalmente cambiate: "oggigiorno viene data notevole importanza all'atteggiamento e all'approccio psicologico per curare il paziente con disabilità in anestesia locale. L'approccio psicologico è la fase più delicata: da un corretto primo contatto dipende la possibilità di instaurare un appropriato procedimento terapeutico. Fondamentali sono le nostre capacità e la collaborazione del paziente. Ogni odontoiatra ha il dovere deontologico di "provare" a curare il paziente fragile in anestesia locale, prima di inviarlo a un collega più esperto o in anestesia generale".

Nel sito della Sioh si stanno riaggiornando gli elenchi dei Centri di odontoiatria speciale pubblici in Italia come servizio per colleghi e famiglie.

Presidente, cosa ha determinato il cambio di atteggiamento nei confronti della disabilità?

Con il passare degli anni la prevenzione di patologie del cavo orale e le aumentate esigenze sia funzionali che estetiche hanno assunto un corretto rilievo grazie agli specialisti, ma grazie anche ai genitori, alle associazioni di volontariato, ai caregiver e a tutti coloro si occupano di persone con disabilità. Di conseguenza, le condizioni igieniche e di salute dento-parodontale (lesioni cariose, placca, tartaro e gengivite) sono notevolmente migliorate. Gli studi sui portatori di handicap hanno dimostrato che, se il paziente è inserito in un programma di efficace follow up, si ottengono ottimi risultati in termini di prevenzione e controllo delle recidive, anche se le possibilità di successo rimangono sempre strettamente legate alle condizioni generali del paziente ed alla sua collaborazione.

Qual è l'approccio terapeutico corretto nei confronti della persona con disabilità?

Per la terapia sarà necessario, volta per volta, modellarsi su ogni singolo paziente con fragilità in base alle sue reali necessità e concrete possibilità di collaborazione. Il professionista deve riconoscere il disabile, come persona e come paziente, reagendo alla sua unicità ed individualità, non in modo standardizzato allo stereotipo dell'handicap. In molti casi si prospetta l'inserimento dei pazienti in un'équipe multidisciplinare dove, oltre al dentista e all'igienista dentale, vi sia una stretta collaborazione e condivisione del problema con altri specialisti.

Quali sono le principali attività della Sioh?

Considero tre i cardini sui quali valorizzare il nostro lavoro all'interno della Sioh.

· Attraverso la nostra opera quotidiana verso i pazienti fragili, non solo come prestazione clinica, ma anche come gesto umano verso le famiglie di soggetti diversamente abili, troppo spesso isolate nell'affrontare i problemi di natura odontoiatrica.

· Attraverso la formazione culturale, professionale e l'aggiornamento verso i colleghi, soprattutto i giovani colleghi in un tramite generazionale. L'odontoiatra ha il dovere di aggiornarsi e la Sioh, con i suoi eventi nazionali e regionali, rimane una grande opportunità di studio e di aggiornamento sempre tesa al miglioramento professionale e personale.

· Attraverso il rapporto con le istituzioni in due punti principali.

  1. Chiedere a livello politico una maggiore sensibilità e applicabilità legislativa tesa a una tutela dei pazienti fragili, favorendo e potenziando le strutture pubbliche con colleghi preparati e sensibili che si occupano di odontoiatria speciale. Sapere ascoltare le tantissime richieste dei genitori per le esigenze funzionali ed estetiche, in ambito odontoiatrico, dei loro figli.
  2. Chiedere all'Università, pur riconoscendo l'importante e fondamentale ruolo istituzionale e formativo, di favorire anche corsi di comunicazione/psico-pedagogici e odontoiatria speciale, per formare i nuovi odontoiatri anche a tali conoscenze e competenze: sono queste, esigenze ed espressioni di una realtà quotidiana nella nostra professione.

Nel vostro caso, etica e deontologia assumono un significato ancora più cruciale, ce ne può parlare?

Come medici odontoiatri, nella specificità della nostra professione, solo riappropriandoci del nostro ruolo centrale possiamo essere "protagonisti" nel suo significato etimologico più profondo, ma anche e soprattutto nel suo significato etico e deontologico. Di conseguenza, solo nel rispetto del nostro ruolo, delle nostre competenze e nei nostri ambiti di intervento potremo mettere il nostro paziente "speciale" al centro dell'attenzione attraverso l'ascolto, un'adeguata relazione umana e un'alleanza terapeutica frutto dell'umanizzazione del rapporto medico/paziente.

La relazione fra medico e paziente con disabilità implica l'educazione ed è proprio dall'etimologia del termine (educere) che si evince la responsabilità di un rapporto umano: occorre essere abili a dare una risposta. Ricordiamoci, comunque, che fare di più non significa fare meglio! Negli ultimi anni sono profondamente cambiate sia la figura che la definizione del soggetto fragile (si veda l'articolo 32 del Codice di deontologia medica del 2006 e quello del 2014), come pure sono cambiate le aspettative funzionali ed estetiche dei pazienti. Infatti, in questo inizio di millennio, è scientificamente e umanamente difficile effettuare una sorta di recensione delle possibili tipologie di "fragilità" che ci è dato incontrare nei nostri studi.

La sfida di essere medico dentro la Sioh non è solo trasmettere il sapere e i valori, non è solo curare, ma cercare possibilmente di prendersi sempre cura dei nostri pazienti: andare oltre la cura! È questa una ricerca continua che ci deve interpellare quotidianamente.

Renato Torlaschi

 
 

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