01 Ottobre 2020

Analisi epidemiologica longitudinale di tre decadi di popolazioni affette da DTM

Articolo originale

Emanuela Serritella, Paola Di Giacomo, Chiara Vompi, Gianni Falisi, Carlo Di Paolo

Obiettivi  L’obiettivo di questo studio è di confrontare i dati epidemiologici di pazienti disfunzionali – afferenti presso il Servizio di gnatologia cli­nica dell’Azienda ospedaliera uni­versitaria Policlinico Umberto I-Sapienza Università di Roma – in maniera longitudinale, ossia attra­verso uno studio di coorte, al fine di evidenziare i caratteri salienti dei Disordini temporomandibolari (DTM) e dei pazienti che ne sono affetti, e valutare l’evoluzione nel tempo di tali caratteristiche.

Materiali e metodi  È stata selezionata una popolazio­ne omogenea di 387 pazienti di­sfunzionali, appartenenti a tre di­versi decenni, scelti in modo ran­domizzato dalle cartelle cliniche presenti in archivio, in cui erano presenti tutti i loro dati anagrafici, anamnestici e clinici.

Tutti i pa­zienti selezionati sono stati divisi in tre gruppi omogenei di 129 pa­zienti: GI (1990-1993), GII (2000- 2003) e GIII (2010-2013). Di tutti i dati clinico-anamnestici è stata effettuata un’analisi statistica de­scrittiva.

Risultati  Il sesso femminile (F) è di gran lunga più interessato allo sviluppo di DTM, anche se nei gruppi di studio di epoche più recenti si evince una tendenza all’aumento dell’incidenza a carico del sesso maschile (M): in GI i pazienti di sesso M e F risultano, rispettiva­mente, il 14,84% e l’85,16%; in GII sono il 15,50% contro l’84,50%; in GIII risultano, rispetti­vamente, il 20,16% e il 79,84%.

La fascia di età più colpita, in tutti e tre i gruppi, è quella compresa tra i 16 e i 40 anni: l’80% in GI, il 68,26% in GII e il 62,02% in GIII. Tuttavia, le fasce più alte di età, ossia dai 41 ai 70 anni, mostrano un progressivo aumento di inci­denza, a partire dagli anni Novan­ta (GI) a oggi (GIII): 17,27% in GI; 30,16% in GII; 37,20% in GIII. I DTM più frequenti sono le pato­logie articolari (GI: 85%; GII: 54,3%; GIII: 51,2%). La disloca­zione riducibile del disco è pre­sente nel 44,89% di GI, nel 40,31% di GII e nel 34,11% di GIII.

La dislocazione non riducibile del disco è presente nel 40,15% di GI, nel 13,96% di GII e nel 17,06% di GIII. GIII mostra un au­mento dell’incidenza di patologie muscolari (37,2%) rispetto alle precedenti decadi (GI: 10,2%; GII: 35,6%). Le parafunzioni sono un dato di notevole incidenza in tutti i gruppi di studio, in particolar mo­do nel gruppo GIII. Il serramento è presente nel 17,05% di GI, nel 30,23% di GII e nel 62,8% di GIII. Il bruxismo è presente nel 14,96% di GI, nell’11,63% di GII e nel 35,66% di GIII. Il dolore articolare è il sintomo con maggior inciden­za in tutti i gruppi analizzati, es­sendo riferito dal 74,42% di GI, dal 79,07% di GII e dal 69,77% di GIII. Tale sintomo, sia esso pre­sente a destra, a sinistra o bilate­ralmente, viene riferito per lo più come moderato/forte dai pazienti di GI, GII e GIII, e non mostra di­screpanze degne di nota tra le di­verse epoche.

La cefalea è un sin­tomo riferito per lo più come bila­terale, ed è la comorbidità più rap­presentata in tutti e tre i gruppi: 45,74% in GI, 57,36% in GII, 66,67% in GIII. La cervicalgia si manifesta per lo più bilateralmen­te ed è riferita da una percentuale maggiore di pazienti di GIII (61,24%) rispetto a GII (41,87%).

Conclusioni  Il paziente affetto da DTM, rispetto al passato, è mediamente meno giovane e afflitto da patologie do­lorose e tendenti alla cronicizza­zione che manifestano associa­zione con varie comorbidità, come la cefalea e la cervicalgia.

Questo profilo rende il paziente disfunzio­nale più complesso da esaminare e pone quindi lo specialista di fronte alla necessità di formarsi in modo adeguato per poter avere una valida competenza diagnosti­ca e terapeutica.

Significato clinico  Le differenti caratteristiche assun­te dal paziente disfunzionale de­vono essere tenute presenti nella pratica clinica.

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doi: https:/doi.org/10.19256/d.cadmos.08.2020.07




 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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