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13 Aprile 2018

Accesso o rinuncia alle cure odontoiatriche: il punto attraverso i dati di alcune ricerche

Odontoiatria pubblica più presente e sgravi fiscali per i pazienti le possibili soluzioni

Norberto Maccagno

Secondo una recente indagine diffusa da Eurostat, nel 2016 il 71% delle famiglie dell’Unione Europea non ha avuto problemi ad accedere alle cure sanitarie ma il restante 29% delle famiglie ha invece riferito di avere "qualche" (16%), "moderata" (8%) o "grande" (4%) difficoltà di accesso.Nel suo report Eurostat prende in considerazione sia i servizi sanitari pubblici che quelli privati, comprendendo le visite mediche, le terapie farmaceutiche, gli esami diagnostici e le cure dentali. 

Analizzando il dato italiano, il rapporto rileva che ammettono di avere “grandi difficoltà” il 6,5% delle famiglie, “difficoltà moderate” il 15,5% e “solo alcune difficoltà” il 34,7% delle famiglie intervistate. Per quanto riguarda i dati odontoiatrici stando ai quelli rilevati da Istat dell’ottobre 2017, le cure odontoiatrici erano al primo posto per bisogni

Lo stato di salute si configura quindi come un indicatore di povertà, secondo quanto riferito dal prof. Enrico Gherlone presidente del Congresso del Collegio dei Docenti, durante un recente incontro con la stampa, sono molte le ricerche che indicano come raggiunti i 70 anni di età le persone povere hanno otto denti in meno rispetto ai ricchi. E sempre dal Collegio dei Docenti viene ricordato, citando i dati Istat, che nella fascia di pazienti sopra i 15 anni, solo l’11,7% ha usato il servizio pubblico, il 86,9% si è rivolto al privato e l’80% ha sostenuto una spesa di tasca propria.

Nonostante cresca la spesa in cure odontoiatriche, superando i 9 miliardi di euro, sono ancore molte le persone costrette a rinunciare alle cure odontoiatriche.

Istat indica nel 7,9% gli italiani che negli ultimi 12 mesi hanno dovuto rinunciare alle cure dentali per motivi economici (prevalentemente le donne). Secondo i dati diffusi al Congresso del Collegio dei Docenti in programma fino a domani 14 aprile a Roma, l’Italia è al terzultimo posto nella UE per le cure odontoiatriche: 45,8% della popolazione sopra i 15 anni contro una media europea del 60,1%.  Sicuramente l’offerta pubblica carente, e a macchia di leopardo, sul territorio nazionale non aiuta: solo 3 milioni di italiani si rivolgono al pubblico per le cure odontoiatriche. 

La proposta che arriva dal Collegio dei Docenti consiste “nella necessità di rilanciare il ruolo prioritario dell’odontoiatria all’interno della medicina generale e, nel Sistema sanitario Italiano, arricchire l’offerta pubblica anche attraverso misure politiche più decise ed efficaci come la lotta all’abusivismo, la creazione di Fondi sanitari ed integrativi e l’ottenimento di sgravi fiscali per pazienti che effettuano cure odontoiatriche”. 

La richiesta di sgravi fiscali come “aiuto” per rendere più accessibile le cure odontoiatriche sostenute dal dentista provato è da tempo avanzata dalle sigle sindacali, ed anche dall’Ordine, ma non ha ancora trovato l’interesse politico per renderla concreta.  

"Considerando l'impossibilità di potenziare, da parte dello Stato, i servizi sanitari resi a titolo gratuito dal SSN- interviene sul tema il presidente ANDI Roma Sabrina Santaniello intervista dall’agenzia Dire- come dirigenti è nostra priorità porre all'attenzione della classe politica una proposta di intervento, sostenuta da una approfondita analisi di fattibilità, che preveda un aumento della detrazione fiscale sulle spese per le prestazioni odontoiatriche, incoraggiando così i pazienti a curarsi presso i nostri studi". 

Sulla carenza di odontoiatria pubblica e sulla mancanza di un progetto mirato all’odontoiatria sociale la presidente Santaniello evidenza come “in Italia mancano indirizzi condivisi per l'attivazione di progetti e servizi di odontoiatria sociale”. “Ogni Regione fa storia a sé, ma sarebbero auspicabili campagne di prevenzione ed intervento su tutta la popolazione nazionale”. “La scarsa presenza degli odontoiatri del SSN nelle scuole, nelle residenze per anziani, negli istituti per disabili, nelle carceri, nei campi di migranti, non riesce a soddisfare tutte le richieste", continua evidenziando come questi servizi vengano “lasciati ad iniziative volontaristiche di privati, che operano singolarmente o in associazione”. Iniziative che, secondo il presidente ANDI Roma, devono essere sostenute ed incentivate in particolare verso le fasce di popolazione meno abbienti”.    

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