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09 Gennaio 2017

Società commerciali ed esercizio dell'odontoiatria. Per ANDI un'importante vittoria che permetterà di riaprire il confronto con i ministeri competenti


Dopo tante battaglie che hanno visto lo scorso anno la nostra Associazione in prima linea con l'acquisto di pagine sui giornali e iniziative parlamentari per la tutela dei professionisti e dei pazienti rispetto all'esercizio dell'odontoiatria effettuato da parte di società commerciali e catene, arriva ora una importante conferma della correttezza della nostra linea associativa da una circolare del Ministero dello Sviluppo Economico che, con la comunicazione n. 415099 del 23 dicembre u.s. ribadisce chiaramente che l'esercizio delle "professioni protette" e nello specifico proprio dell'odontoiatria non può essere effettuato da società che non siano Società tra Professionisti (S.t.P.).

Così si apre la newsletter che ANDI ha inviato questa mattina ai soci informandoli di come la pronuncia del Ministero delle Sviluppo Economico (MiSE) "riveste notevole importanza, poichè nega la possibilità di svolgere le attività cosiddette "protette", tra cui quella odontoiatrica, utilizzando le classiche società commerciali civilistiche, in quanto solo le S.T.P. (regolamentate dalla Legge 183/2011, costituite in maggioranza da professionisti e regolarmente iscritte negli appositi Albi dell'Ordine) forniscono, come testualmente recita la circolare ministeriale, "puntuali parametri volti ad equilibrare e contemperare i contrastanti interessi - l'interesse all'efficienza e allo sviluppo della concorrenza, da una parte, l'interesse a tutelare l'affidamento del cliente nel momento in cui riceve servizi connotati da una particolare delicatezza e "sensibilità" dall'altra - che nella fattispecie si confrontano. Parametri che, ovviamente verrebbero completamente a mancare ove si ammettesse la possibilità di svolgere le medesime attività protette nella forma di generiche società commerciali".

Il Ministero, continua la nota, "fa comunque salva la possibilità di continuare ad utilizzare le società di capitali solo nel caso delle Cliniche (e quindi sarà necessario definire meglio quale deve essere la complessità della struttura odontoiatrica per essere classificata ed autorizzata come "Clinica") oppure nel caso delle società di servizi che forniscono all'odontoiatra (che poi fattura direttamente al paziente) i mezzi strumentali ed i relativi servizi ausiliari a fronte del pagamento di un corrispettivo (cosiddette società di mezzi, per le quali è necessario chiarire come possano acquistare attrezzature e prodotti riservati alla professione)".

"Sono particolarmente soddisfatto che il nostro costante e quotidiano lavoro di sensibilizzazione politica anche sul MiSE abbia dato i frutti sperati, - commenta il presidente ANDI Gianfranco Prada (nella foto) - ora la nostra azione si concentrerà a livello nazionale con nuovi incontri al MiSE per chiarire i punti ancora controversi e nel richiedere l'approvazione di norme conseguenti già nell'ambito del DDL Concorrenza - a tal proposito auspico che i parlamentari che hanno rappresentato le nostre istanze durante l'iter del provvedimento non demordano e possano sostenerle nuovamente alla ripresa dei lavori nella Commissione Industria del Senato - e a livello locale nel segnalare alle Camere di Commercio l'assenza dei requisiti di iscrizione e la conseguente richiesta di revoca per quelle società commerciali che svolgono l'attività odontoiatrica.

La nostra attività di lobby si è armonizzata con l'attività istituzionale svolta dalla CAO Nazionale riportata anche in documenti assembleari ufficiali e sono certo che, ancora una volta e per le rispettive competenze, sia Confprofessioni che la CAO Nazionale ci supporteranno in questa battaglia a tutela delle professione e dei pazienti ed insieme svilupperemo ulteriori iniziative volte ad ottenere i risultati sperati".

 
 

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