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27 Ottobre 2015

Test medicina ed odontoiatria, Giannini torna alla carica: abolire il numero chiuso


Il Ministro dell'Istruzione Stefania Giannini non si rassegna e, dopo un primo tentativo andato a vuoto, torna alla carica sull'abolizione del numero chiuso a medicina ed odontoiatria. Lo ha fatto alla due giorni di discussioni sui temi dell'Università e della ricerca organizzata dal Partito democratico in collaborazione con l'Università di Udine.

"Sono stata bloccata la prima volta" ha detto il Ministro "ma torno a proporvi la fine del test a numero chiuso per l'accesso al primo anno nelle facoltà di Medicina".
Il Ministro fa riferimento alla proposta dello scorso anno quando i rettori capeggiarono la ferma opposizione alla proposta.

"Non ci sono le aule, non ci sono i docenti e non si capisce come si possa fare selezione al primo anno" disse tra gli altri a Doctor33, Rocco Bellantone, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Il ministro Giannini, però, è convinta che "la prova a crocette non seleziona i migliori medici del futuro. Penso invece a un giudizio efficace, veritiero, che, tuttavia, non porti orde di ragazzi a sovraffollare le aule di Anatomia" e ha aggiunto: "spero che questa volta la Conferenza dei rettori ribadisca di giorno quello che dice la notte". Peraltro oltre ai rettori alla proposta si opposero anche i medici e lo stesso Partito democratico nel quale nel frattempo il ministro del Miur è confluita. Sembrano esserci tutte le premesse per l'abolizione della prova d'accesso e per il passaggio al modello alla Francese con accesso libero ed esame selettivo al termine del primo anno.
Ma bisogna vedere se il secondo tentativo di Giannini andrà a buon fine. Nel frattempo il ministro è intervenuto sulla questione delle borse di studio, annunciando anche in questo caso una piccola rivoluzione:

"Vorrei togliere alle Regioni il finanziamento delle borse di studio per gli studenti e affidare questa responsabilità direttamente alle università. Oggi un quarto degli aventi diritto non riceve l'assegno da 5.000 euro, e alcune Regioni sono quasi totalmente inadempienti".

Mauro Miserendino per Doctor33

 
 

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