01 Ottobre 2019

La salute orale è un diritto per tutti

Intervista a... Giancarlo Vecchiati

Carla De Meo

COI, Cooperazione Odontoiatrica Interna­zionale, nasce nel 1993 a Torino dall’espe­rienza di volontari impegnati con interven­ti di odontoiatria nell’ambito di organizza­zioni non governative mediche. Si pone come mission la promozione della salute orale nelle comunità svantaggiate. Oggi opera a livello internazionale, ma è attiva anche in Italia.

È l’unica organizzazione non governativa (Ong) odontoiatrica, rico­nosciuta dal ministero degli Affari Esteri ed è iscritta nel registro delle Organizzazioni della Società Civile dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Abbia­mo incontrato Giancarlo Vecchiati, fonda­tore e past president. Insieme abbiamo ri­percorso un lungo cammino in Africa, Sud America, Medio Oriente e abbiamo appro­fondito le criticità di un sistema di coope­razione tuttora fondamentale.

Che cosa l’ha convinta nel 1993 a fondare COI?
Il desiderio di far comprendere la neces­sità di agire in favore della salute orale nei progetti di cooperazione, con l’istituzione di una Ong esclusivamente odontoiatri­ca. In quegli anni, la salute orale era una realtà misconosciuta e trascurata, non in­teressava molto alle Ong mediche. C’e­rano altre priorità. Eravamo sorpresi e amareggiati da questo disinteresse, ma soprattutto dalla diffusa non conoscenza dei problemi di salute orale esistenti. Il volontariato odontoiatrico cercava di fare qualcosa. Ma le poche realtà esistenti, piccoli gruppi o singoli colleghi, agivano con interventi spot e con l’invio di volon­tari in modo non costante, spesso solo nel periodo delle ferie. Per di più, quasi sempre, si limitavano a risolvere l’urgen­za con estrazioni e cure conservative, senza incidere ad esempio sull’aumento della carie. Di fronte a una domanda enorme, la risposta era inadeguata e in­sufficiente. Bisognava cambiare radical­mente approccio e così nacque COI.

“La salute orale è un diritto per tutti” è il vostro motto: ieri e oggi?
Certamente. Già all’inizio degli anni No­vanta avevamo compreso che la salute orale era una realtà e un diritto negato tra le popolazioni più povere del mondo. Ba­stano due dati per capire le dimensioni del problema. In Etiopia c’era un dentista ogni 4 milioni di persone e in Africa, nelle aree rurali, si moriva per il Noma, un’infe­zione gangrenosa devastante che origi­nava da una banale infezione gengivale. In Sudamerica, a 12 anni, i bambini ave­vano DMFT molto elevati. Oggi dibattito e conoscenza del problema sono cre­sciuti. Soprattutto si sta comprendendo come la salute orale, facendo parte della salute globale della persona e delle co­munità, sia un diritto fondamentale e debba essere tutelata.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.08.2019.02




 
 
 
 
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