674 prestazioni descritte e codificate in un sistema univoco, digitale e aggiornabile, pensato per professionisti, istituzioni, assicurazioni e Servizio sanitario
Il Gruppo di lavoro istituito dalla Commissione Albo Odontoiatri nazionale ha concluso i lavori di revisione del nuovo nomenclatore odontoiatrico, un progetto destinato a diventare il riferimento condiviso per la classificazione e la descrizione delle prestazioni professionali. Il documento è stato presentato dal Coordinatore del Gruppo di lavoro dott. Gian Paolo Damilano (presidente CAO Cuneo), durante l’Assemblea dei presidenti CAO dello scorso 10 luglio.
Il nuovo nomenclatore non si limita ad aggiornare l'elenco delle prestazioni odontoiatriche esistenti, ma introduce una nuova architettura pensata per offrire alla professione uno strumento moderno, condiviso e predisposto per gli sviluppi futuri.
Da un elenco di voci a un vero sistema di consultazione
L'idea di partenza nasce da una constatazione che diventa una criticità, la stessa prestazione odontoiatrica può essere indicata con denominazioni diverse a seconda del contesto in cui viene utilizzata. Una situazione che genera ambiguità non solo tra professionisti, ma anche nei rapporti con assicurazioni, enti pubblici, università, sistemi informatici e organismi di controllo.
“La questione non è lessicale, è operativa e istituzionale”, ha spiegato Damilano durante la presentazione in Assemblea. “La stessa prestazione può avere nomi diversi, ma deve poter essere identificata in modo univoco, con una definizione precisa e un perimetro applicativo chiaro”. Per questo motivo il nuovo lavoro è stato sviluppato seguendo una logica completamente diversa rispetto al passato. “Non serviva soltanto più materiale - ricorda Damilano- serviva un metodo. La differenza tra un elenco e un sistema è nella struttura che governa le voci”.
Un aggiornamento atteso da anni
Il precedente nomenclatore, formalmente approvato nel 2019 ma basato su un'impostazione elaborata nel 2017, non era più in grado di fotografare adeguatamente l'evoluzione della professione. Negli ultimi anni sono cambiate le tecnologie, si sono affermate nuove procedure cliniche e sono emersi ambiti professionali che allora non trovavano una collocazione specifica.
Per costruire il nuovo nomenclatore la CAO nazionale ha raccolto e armonizzato i dati provenienti dalle versioni storiche del nomenclatore e li ha allineati con le raccomandazioni cliniche ministeriali, grazie al contributo e alle indicazioni delle Società scientifiche e del mondo universitario. Il materiale è stato sottoposto a un profondo processo di revisione, normalizzazione e verifica terminologica, clinica e strutturale. “Nessuna informazione utile è stata scartata”, ha sottolineato Damilano. “Abbiamo raccolto fonti storiche, contributi specialistici, revisioni e integrazioni, fino a costruire un corpus redazionale unico e confrontabile”.
Le novità: più prestazioni e una professione più rappresentata
I numeri mostrano la portata dell'intervento, ha fatto notare il presidente Damilano. Dalle 328 voci presenti nel nomenclatore del 2019 si passa a 674 prestazioni codificate e descritte. Ben 374 compaiono per la prima volta, mentre 131 sono state modificate in modo sostanziale rispetto alla versione precedente. Molte delle 300 voci mantenute sono state comunque aggiornate dal punto di vista terminologico o della descrizione.
Tra le principali novità figurano l'introduzione di sezioni dedicate all'odontoiatria digitale, alla medicina estetica, alla medicina del sonno e alle OSAS, alla medicina legale e ad altre tecnologie e procedure che negli ultimi anni hanno assunto un ruolo centrale nella pratica clinica. Allo stesso tempo sono state eliminate prestazioni ormai superate o non più coerenti con le attuali Raccomandazioni cliniche.
Diciotto aree specialistiche e un codice unico nazionale
La nuova struttura è organizzata in diciotto sezioni clinico-professionali che comprendono tutte le principali branche dell'odontoiatria. L'elemento innovativo è però rappresentato dall'introduzione del Codice Unico Nazionale (CUN), una codifica a tre cifre che attribuisce a ogni prestazione un'identità stabile e univoca. Lo stesso codice accompagnerà la prestazione indipendentemente dal contesto nel quale viene consultata.
“La codifica non è un dettaglio grafico”, ha spiegato Damilano. “È la condizione tecnica che permette di trasformare un documento in un'infrastruttura consultabile e implementabile”.
Ogni prestazione avrà una definizione completa
La prestazione odontoiatrica viene descritta con il titolo, il codice CUN, una definizione clinica, l'indicazione di ciò che la prestazione comprende e di ciò che esclude, le eventuali sottovoci e i collegamenti con altre aree cliniche. Questo approccio, assicura Damilano, consentirà una migliore interpretazione delle prestazioni ed eviterà sovrapposizioni, duplicazioni o contestazioni interpretative. Sarà inoltre possibile mantenere la stessa identità per procedure che ricorrono in più branche specialistiche, senza moltiplicare inutilmente le definizioni.
Una consultazione pensata per il digitale
Il nuovo nomenclatore sarà consultabile anche attraverso una innovativa piattaforma informatica. Oltre alla consultazione tradizionale per branca, sarà disponibile un sistema di ricerca intelligente in grado di riconoscere sinonimi, acronimi, terminologie di uso comune, materiali e tecniche operative. In pratica il professionista potrà inserire il termine utilizzato abitualmente nella pratica clinica e ottenere immediatamente il codice corretto e la relativa definizione ufficiale della prestazione. Questo consentirà di uniformare il linguaggio professionale senza costringere gli utenti a conoscere preventivamente tutte le denominazioni ufficiali.
Uno strumento utile non solo agli studi dentistici
L'obiettivo della CAO è stato quello di costruire una base comune non solo per gli studi odontoiatrici. Il nuovo nomenclatore potrà infatti essere utilizzato nei processi di definizione dei LEA odontoiatrici, nella programmazione sanitaria, nei sistemi di rimborso pubblici, nel settore assicurativo, nei software gestionali, nella formazione universitaria, nei programmi ECM e nelle attività di ricerca statistica, nel contenzioso. Uno strumento che sarà facilmente aggiornabile nel tempo seguendo l’evoluzione della clinica odontoiatrica. “Il nomenclatore ad oggi non contempla un tariffario”, ha ricordato Damilano. “Ma è la base tecnica che consente a sistemi diversi di dialogare utilizzando definizioni condivise e prive di ambiguità, da questo lavoro si potranno sviluppare altre molteplici iniziative in risposta alle esigenze di una professione in costante evoluzione”.
Un risultato che rafforza il ruolo istituzionale della CAO
L'intero progetto conferma il ruolo istituzionale della Commissione Albo Odontoiatri. Grazie al coinvolgimento delle Società scientifiche, delle Università e dei Professionisti delle diverse discipline, la CAO ha coordinato la costruzione di uno standard condiviso capace di rappresentare l'odontoiatria italiana nella sua complessità e nella sua continua evoluzione, ha ricordato il presidente Nazionale CAO Andrea Senna complimentandosi con il presidente Damilano e il prof. Lo Giudice, le Società scientifiche, il Collegio dei Docenti “e tutti coloro che hanno contribuito a questo importante risultato”.
Come è stato sottolineato in Assemblea, il nomenclatore non costituisce soltanto uno strumento tecnico, ma anche una forma di tutela del linguaggio professionale e della corretta rappresentazione dell'attività odontoiatrica nei confronti delle istituzioni, dei terzi pagatori e dell'intera società.
Il percorso verso la validazione
Il lavoro è ora nella fase di condivisione con la professione e con le CAO territoriali. La roadmap illustrata prevede la validazione da parte della FNOMCeO e il successivo invio al Ministero della Salute con l'obiettivo di ottenere la validazione ufficiale entro la fine dell’anno. “Il lavoro tecnico è fatto”, ha concluso il presidente Damilano. “Ora inizia la fase della condivisione e della validazione. La professione si rafforza quando costruisce standard comuni fondati su metodo, qualità e responsabilità istituzionale”.
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