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24 Luglio 2026

Laser in odontoiatria, l’INAIL pubblica la guida sulla sicurezza negli studi

Dalla classificazione dei dispositivi ai rischi per operatori e pazienti, fino agli obblighi previsti dal D.Lgs. 81/2008. Il documento include una check-list per verificare la conformità dello studio


inail laser

L’INAIL ha pubblicato la guida aggiornata al 2026 “Il laser in odontoiatria: guida alla sicurezza e alla percezione del rischio”, con l’obiettivo di fornire indicazioni operative sui principali rischi legati all’uso dei laser e sulle misure necessarie per garantire la sicurezza di operatori e pazienti. La pubblicazione approfondisce aspetti tecnici, normativi e organizzativi e mette a disposizione una check-list per verificare la conformità dello studio agli adempimenti previsti. 

Il laser in odontoiatria

Secondo l’INAIL, questa tecnologia si è affermata come uno standard di eccellenza grazie alla capacità di offrire elevata precisione operativa, riduzione del dolore e tempi di guarigione più rapidi. Tuttavia, la crescente diffusione di tali apparecchiature può indurre gli operatori a sviluppare un’eccessiva familiarità con lo strumento, con il rischio di sottovalutare i potenziali pericoli connessi al suo utilizzo. La guida definisce questo fenomeno come “trappola della consuetudine”, evidenziando come la percezione del rischio tenda a diminuire con l’aumentare dell’esperienza pratica. 

I sistemi laser utilizzati in odontoiatria non differiscono, dal punto di vista tecnologico, dai laser impiegati in altri settori medicali o industriali. Si tratta di apparecchiature progettate per erogare un fascio ottico con caratteristiche ben precise di lunghezza d’onda e potenza, in grado di produrre effetti controllati sui tessuti dentali e gengivali. L’obiettivo è ottenere specifici risultati clinici attraverso un’interazione mirata con i tessuti biologici trattati. 

La guida individua tre tipologie di laser particolarmente diffuse nella pratica odontoiatrica:

  • I laser a diodo, con lunghezze d’onda comprese tra 808 e 980 nanometri, vengono impiegati principalmente sui tessuti molli, per procedure di decontaminazione e sbiancamento. 
  • I laser Erbio:YAG, con lunghezza d’onda di 2940 nanometri, trovano invece applicazione nei tessuti duri come smalto e dentina e sono utilizzati per la rimozione della carie. 
  • I laser CO₂, caratterizzati da una lunghezza d’onda di 10.600 nanometri, sono particolarmente indicati per interventi chirurgici che richiedono tagli precisi e una profonda capacità di coagulazione dei tessuti. 

La classificazione del rischio

La pericolosità di un sistema laser viene definita dal produttore attraverso l’assegnazione di una specifica classe di rischio sulla base del Limite di Emissione Accessibile. La classificazione prevista dalla norma CEI EN 60825-1 distingue diverse categorie, dalla Classe 1, considerata sicura nelle normali condizioni di utilizzo, fino alla Classe 4, che identifica i dispositivi caratterizzati dal livello di rischio più elevato.L’INAIL richiama l’attenzione sul fatto che la quasi totalità dei laser chirurgici odontoiatrici appartiene alle classi 3B o 4 e richiede pertanto l’adozione delle più rigorose misure di sicurezza. 

I rischi biologici: danni oculari e lesioni cutanee

La radiazione laser non può essere considerata una semplice sorgente luminosa. Si tratta di energia altamente concentrata che può provocare danni gravi e irreversibili in tempi estremamente brevi. L’organo maggiormente esposto è l’occhio. I laser operanti nel campo del visibile e del vicino infrarosso possono infatti essere focalizzati sulla retina, provocando lesioni permanenti. Altre lunghezze d’onda, come quelle dei laser CO₂ ed Erbio, interessano prevalentemente la cornea. Anche la pelle può essere coinvolta da effetti lesivi che includono ustioni, tagli o fenomeni di carbonizzazione.

I rischi indiretti: fumi, riflessioni e pericolo di incendio

Accanto ai danni biologici diretti esistono numerosi rischi collaterali. La vaporizzazione dei tessuti durante il trattamento produce fumi contenenti particelle batteriche, virali e sostanze potenzialmente tossiche. Un ulteriore elemento di pericolo è rappresentato dalle riflessioni speculari generate da specchietti, strumenti metallici lucidi o superfici cromate, che possono deviare il raggio in modo imprevedibile. 

Nei laser di Classe 4 esiste inoltre un concreto rischio di incendio, poiché il fascio può costituire una sorgente di innesco per materiali combustibili presenti nell’ambiente operativo. 

Gli obblighi previsti dal D.Lgs. 81/2008

La guida ricorda che la sicurezza laser costituisce un preciso obbligo di legge nell’ambito delle disposizioni del decreto legislativo 81/2008. Gli studi odontoiatrici sono tenuti ad adottare misure organizzative e tecniche coerenti con le indicazioni contenute nelle norme CEI 76-11 e CEI 76-6 e con le linee operative elaborate dal Coordinamento Tecnico delle Regioni e delle Province autonome in materia di radiazioni ottiche artificiali. 

L’addetto alla sicurezza laser e la formazione degli operatori

Tra gli adempimenti evidenziati dall’INAIL figura la nomina dell’Addetto alla Sicurezza Laser nei casi in cui vengano utilizzati dispositivi appartenenti alle classi 3B e 4. Questa figura supporta il titolare dello studio nelle attività di valutazione del rischio e nella definizione delle misure di prevenzione e protezione. 

La guida sottolinea inoltre l’obbligatorietà di una formazione teorico-pratica specifica e certificata per tutti gli operatori coinvolti nell’utilizzo dell’apparecchiatura, compresi assistenti e collaboratori. 

La zona laser controllata e la gestione degli ambienti

L’organizzazione degli spazi rappresenta un elemento fondamentale della prevenzione. Durante l’utilizzo del laser deve essere istituita una Zona Laser Controllata, adeguatamente delimitata e accessibile esclusivamente al personale autorizzato. La porta dell’ambulatorio deve rimanere chiusa durante il trattamento e all’ingresso devono essere presenti sia il cartello di pericolo sia un indicatore luminoso che segnali il funzionamento dell’apparecchiatura. Particolare attenzione deve essere dedicata alla rimozione o schermatura delle superfici riflettenti e all’impiego di strumenti satinati o anodizzati per ridurre il rischio di riflessioni accidentali del fascio. 

Dispositivi di protezione individuale e tutela del paziente

Gli occhiali di protezione costituiscono il principale dispositivo di sicurezza contro i rischi oculari. Devono essere specifici per la lunghezza d’onda del laser utilizzato e conformi alla norma EN 207. La guida ricorda che il professionista deve fornire adeguati occhiali protettivi non solo agli operatori, ma anche al paziente sottoposto al trattamento. Viene inoltre raccomandato l’utilizzo di indumenti poco infiammabili e la rimozione di anelli, orologi e altri oggetti che potrebbero generare riflessioni indesiderate. 

Sorveglianza sanitaria e gestione delle esposizioni accidentali

Per il personale esposto a laser di Classe 3B e 4, l’INAIL raccomanda una visita medica preventiva con valutazione oculistica finalizzata a individuare eventuali condizioni che possano aumentare la suscettibilità individuale al rischio. In caso di esposizioni accidentali o eventi infortunistici con possibile danno agli occhi o alla pelle è inoltre opportuno procedere rapidamente a un controllo medico specialistico. 

La prevenzione del rischio incendio negli studi odontoiatrici

Quando vengono utilizzati laser appartenenti alle classi 3B e 4, il rischio incendio deve essere specificamente valutato. Il fascio laser può infatti innescare materiali combustibili quali teli, alcol e materie plastiche. La guida raccomanda l’adozione di barriere o schermi idonei a impedire la fuoriuscita del fascio dalla Zona Laser Controllata e la disponibilità di estintori adeguati nelle immediate vicinanze dell’area operativa. 

La check-list INAIL per verificare la conformità dello studio

Uno degli aspetti più utili della pubblicazione è la presenza di una dettagliata check-list di autovalutazione. Lo strumento consente di verificare la presenza dell’Addetto alla Sicurezza Laser, la formazione specifica del personale, la corretta individuazione della classe di rischio del dispositivo, la gestione degli accessi, l’utilizzo appropriato dei dispositivi di protezione individuale, la presenza della segnaletica obbligatoria e il rispetto delle procedure di controllo e manutenzione dell’apparecchiatura. La lista comprende inoltre verifiche relative alla chiusura della porta durante i trattamenti, alla gestione delle superfici riflettenti, all’aspirazione dei fumi e alla disponibilità del manuale d’uso in lingua italiana. 

Sicurezza e cultura del rischio

La conclusione della guida richiama professionisti e operatori a mantenere sempre elevata l’attenzione nei confronti di una tecnologia che, pur offrendo indiscutibili vantaggi clinici, è associata a rischi significativi se utilizzata senza adeguate precauzioni. L’esperienza e la familiarità con il dispositivo non devono mai tradursi in una riduzione delle misure di sicurezza. Come sottolinea l’INAIL, proteggersi non significa temere il laser, ma governarne l’utilizzo attraverso competenza, formazione e pieno rispetto delle procedure previste.  




 
 

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