01 Giugno 2020

Università post COVID-19

Intervista a... Lucia Zannini

Carla De Meo

Come sarà l’università post coronavirus e come è già cambiata in questi mesi? Probabilmente non ci sarà un rientro “in massa” a settembre e parte della formazione sarà gestita a distanza. Abbiamo chiesto a Lucia Zannini, Professore Associato di Pedagogia generale e sociale (M-PED/01), Scuola di medicina, Università degli studi di Milano, di raccontarci come si trasformerà il percorso didattico.

Il COVID-19 come ha modificato in questi mesi la didattica universitaria?
Abbastanza, ma non moltissimo. I do­centi sono stati costretti a utilizzare le tecnologie per fare lezione ma è cam­biato solo lo strumento di comunicazio­ne, non è mutato il modo di insegnare. A parte rare eccezioni, i docenti non stan­no utilizzando l’enorme potenziale che hanno a disposizione, si limitano a sosti­tuire il canale: da uno “in presenza” a uno “da remoto”.

Chi prima del lockdown interagiva in aula con gli stu­denti continua a farlo anche ora da uno schermo; allo stesso modo, chi li coin­volgeva poco non ha modificato il suo approccio. Ma una formazione a distan­za di qualità non si ferma alla semplice trasposizione offline/online delle attività in presenza.

Come dovrebbero cambiare mentalità del docente e moduli formativi?
All’Università di Milano abbiamo ricevuto un grande supporto in questi mesi dal Centro per l’innovazione didattica e le tecnologie multimediali (CTU). Ci hanno dato indicazioni per muoverci più agil­mente nell’emergenza. Ci hanno spiega­to, per esempio, che una lezione tradizio­nale di 60 minuti in aula non può durare più di 20-25 minuti da remoto per mante­nere la sua efficacia formativa. Ciò signi­fica pianificare in modo diverso i futuri corsi. Superata l’emergenza, dovrà scat­tare la fase nuova: la formazione dei for­matori.

Sulla progettazione di un corso e-learning, sulla gestione dell’aula in attività sincrone e asincrone, sulla valutazione degli apprendimenti nella formazione a distanza. Ed è un’esigenza che interessa anche la didattica “in presenza” perché gran parte degli atenei non sono e non saranno mai completamente online.

Che cosa richiede in più, o di differente, la didattica da remoto?
Sicuramente la capacità di usare, soprat­tutto per grandi aule, strumenti di intera­zione che permettano agli studenti di por­tare a casa apprendimenti più durevoli. La versione professional di Zoom, per esem­pio, permette di fare domande e ricevere risposte in tempo reale, aggregandole in diretta. È uno strumento semplice ma po­tente, che consente di coinvolgere l’aula e permette al formatore di capire il livello di comprensione raggiunto e di scegliere se ripetere alcuni concetti o passare ad altri argomenti.

Il percorso didattico va ripen­sato in micro-unità didattiche, bisogna spostare il raggiungimento degli obiettivi che si ottenevano totalmente in aula su al­tre tipologie di attività, spesso asincrone. Non si può pensare di gestire tutto online. Si devono progettare, per esempio, attivi­tà che gli studenti possano svolgere in piccoli gruppi e sui quali è imprescindibile dare feedback. Perché il feedback, fonda­mentale nella didattica tradizionale, diven­ta vitale nelle attività online e offline.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.06.2020.02



 
 
 
 
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