01 Ottobre 2020

Implantologia mininvasiva a carico immediato con utilizzo di impianti a diametro ridotto

Articolo originale

Domenico Baldi, Jacopo Colombo, Claudio Stacchi, Massimo Robiony, Gianmario Schierano

Obiettivi  Negli ultimi anni la mutazione del­le condizioni socio-economiche della popolazione e l’evoluzione della tecnologia a disposizione de­gli odontoiatri hanno portato alla formulazione di piani di tratta­mento sempre più all’insegna del­la mininvasività. Storicamente le riabilitazioni im­planto-protesiche prevedevano l’u­tilizzo anche in zona anteriore di impianti di diametro normale, spesso associati a interventi di ri­generazione ossea. Interventi che spesso avevano un forte impatto sul paziente sia dal punto di vista psicologico che temporale, ma so­prattutto chirurgico. Infatti, la chi­rurgia era spesso molto invasiva e pur utilizzando metodiche e stru­menti innovativi la morbilità era elevata.

Si è cercato, pertanto, di utilizzare strumenti che fossero il meno traumatici possibili sull’osso, quali gli strumenti piezoelettrici che grazie alla loro frequenza sovramo­dulata permettevamo un taglio se­lettivo, micrometrico e pertanto ga­rantivano una chirurgia che aveva un impatto sicuramente meno traumatico perché davano all’ope­ratore la possibilità di avere un controllo costante dello strumento chirurgico che garantiva allo stesso tempo una migliore efficacia di ta­glio sul tessuto osseo senza peral­tro danneggiare i tessuti molli. Queste prerogative consentivano di ottenere una migliore guarigio­ne dei tessuti duri e di quelli molli.

Risultati confortati dalle ricerche scientifiche che hanno dimostrato una migliore e più rapida risposta biologica là dove si era usato uno strumento piezoelettrico per ese­guire le chirurgie. Purtroppo, però, l’utilizzo di impianti di diametro tradizionale costringeva l’operato­re a cercare di ottenere una note­vole rigenerazione ossea per ga­rantire un sufficiente spessore os­seo intorno agli impianti per evita­re deiscenze pericolose non solo per il risultato estetico ma per la sopravvivenza degli impianti stes­si, e quindi alla fine la chirurgia ri­sultava essere ugualmente invasi­va nonostante l’utilizzo di stru­menti piezoelettici.

Attualmente, invece, in diverse si­tuazioni cliniche è stato proposto l’utilizzo di impianti a diametro ri­dotto (<3,5 mm) per riuscire a mi­nimizzare gli interventi di aumento di volume osseo garantendo quin­di al paziente una contrazione dei tempi di trattamento e delle spe­se, nonché un minore trauma chi­rurgico e se a questo aggiungia­mo l’utilizzo di uno strumento po­co traumatico, come quello piezo­elettrico, possiamo comprendere come questo binomio possa per­mettere di avere approcci chirur­gici meno traumatici.

A questo proposito si vuole pre­sentare un caso in cui si è deciso di trattare una giovane paziente con una tecnica post-estrattiva a carico immediato utilizzando, per via dei ridotti volumi ossei, impian­ti di piccolo diametro (3 mm) abbi­nando l’utilizzo di uno strumento piezoelettrico che era perfetta­mente operativo grazie all’uso di inserti atti alla preparazione del si­to implantare di dimensioni corret­te per ricevere un impianto di 3 mm. Impianti che nel tempo, gra­zie anche a lavori scientifici, hanno dimostrato una validità elevata tale da permettere agli operatori di po­ter risolvere casi che tradizional­mente sarebbero stati affrontati con chirurgia finalizzata a ottenere una rigenerazione ossea per poter posizionare impianti di dimensioni tradizionali in maniera molto più semplice e predicibile.

Alla fine l’uso di un manufatto protesico estetico permette di fi­nalizzare in modo ottimale il caso clinico.

Materiali e metodi  Si è deciso di trattare una giovane paziente con agenesia di 2.2 con impianti. Dato il ridotto spazio re­siduo inter-radicolare si è optato per un impianto a diametro ridotto inserito con tecnica chirurgica piezoelettrica. La paziente è stata quindi riabilitata con un provviso­rio immediato e, a guarigione av­venuta, con una corona definitiva in disilicato di litio.

Discussione  L’evoluzione delle tecniche chirur­giche ricerca la riduzione della morbilità post-operatoria e la di­minuzione dei tempi e dei disagi dell’intervento. La chirurgia piezoelettrica ha di­mostrato, in particolare, una spic­cata atraumaticità nei confronti soprattutto dei tessuti molli e di­viene una scelta di elezione in ca­si dove la precisione chirurgica deve essere un obiettivo primario.

Gli impianti a diametro ridotto consentono di evitare procedure rigenerative molto invasive con lunghi tempi di guarigione.

Conclusioni  L’utilizzo di mini-impianti in casi selezionati risulta essere una va­lida alternativa a procedure più invasive, quali la rigenerativa os­sea.

Significato clinico  L’obiettivo degli autori è quello di fornire ai clinici un’alternativa te­rapeutica valida a quei pazienti che, in area estetica con ridotti volumi ossei, necessitano di riabi­litazioni implanto-protesiche, ma per ragioni di tipo economico, medico o temporale non possono affrontare interventi di rigenera­zione ossea.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.08.2020.06




 
 
 
 
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