01 Novembre 2020

Impianti post-estrattivi singoli: indicazioni cliniche e analisi della letteratura

Dossier

Francesco Bentivogli, Maryia Karaban, Carlo Barausse, Roberto Pistilli, Giovanna Iezzi, Pierantonio Bellini, Pietro Felice

Obiettivi  L’obiettivo di questo contributo è quello di valutare lo stato attuale dell’arte nella gestione del pazien­te con necessità di posizionamen­to implantare singolo, immediata­mente successiva all’estrazione dell’elemento dentario.

Verranno presi in considerazione vantaggi e svantaggi delle diverse opzioni terapeutiche nella gestione riabilitativa implantare fissa dell’al­veolo dentale post-estrattivo.

Materiali e metodi  Alla luce della recente letteratura ed evidenza scientifica, sono stati presi in esame gli studi a più alto impatto attualmente presenti. Si valutano in particolare le diverse tempistiche di inserzione implan­tare, ovvero il posizionamento contestuale all’estrazione dell’ele­mento dentale (immediato), dopo 6-8 settimane (immediato-dilazio­nato) e il classico approccio dopo 4-6 mesi (dilazionato).

Si analizzano inoltre la gestione del gap osso-impianto e la neces­sità di preservare chirurgicamente il sito post-estrattivo.

Risultati  Negli studi esaminati non sono state osservate differenze statisti­camente significative in termini di fallimenti, complicanze e soddi­sfazione del paziente quando si posizionavano impianti singoli im­mediati, immediati-dilazionati o dilazionati.

Tuttavia, sembra esserci una ten­denza al fallimento e alle compli­canze maggiore nel posiziona­mento implantare immediato e immediato-dilazionato; queste due opzioni risultano, inoltre, tec­nicamente più difficili.

I pazienti nei quali i tempi riabilita­tivi vengono considerevolmente ridotti tendono d’altro canto a es­sere maggiormente soddisfatti. Il posizionamento implantare im­mediato non sembra inoltre impe­dire in maniera apprezzabile la perdita di volume osseo, e l’utiliz­zo di innesti nel gap osso-impian­to, anche se non vi sono differen­ze statisticamente significative negli studi presi in considerazione, risulta associato a un riassorbi­mento minore di osso alveolare.

Differenze in termini di perdita di spessore e altezza della cresta os­sea risultano essere invece minori nelle procedure di preservazione alveolare, rispetto alla sola estra­zione, indicando che eseguire tali procedure diminuisce la necessità di intervenire nuovamente.

Non sono inoltre emerse partico­lari diversità comparando vari tipi di biomateriali o di membrane, seppure sembri dare risultati mi­gliori l’applicazione di biomateria­le in associazione a membrane ri­assorbibili.

Conclusioni  Alla luce della letteratura e dell’e­sperienza degli autori, gli impianti post-estrattivi in sostituzione di elementi dentali singoli risultano essere a oggi un’alternativa alle procedure tradizionali perché pre­sentano vantaggi importanti sia per il paziente che per il clinico. Si evidenziano però un maggior nu­mero di fallimenti e complicanze associati a tale procedura.

Qualora si decida di posizionare l’impianto subito dopo l’estrazio­ne, il suggerimento degli autori è quello di colmare il gap osso-im­pianto con biomateriale e mem­brana riassorbibile, da utilizzarsi anche nel caso in cui si opti per una preservazione alveolare.

Per valutare meglio quest’alterna­tiva, sono necessari studi più am­pi, in particolare studi clinici con­trollati randomizzati (RCT) con fol­low-up più lunghi.

Significato clinico  Il posizionamento implantare post-estrattivo a sostituzione di elementi dentali singoli può es­sere un’opzione da tenere in considerazione soprattutto in quei pazienti che richiedono una riduzione dei tempi riabilitativi. Tuttavia, i potenziali svantaggi in termini di fallimenti e complican­ze dovrebbero sempre essere chiariti e discussi con il paziente assieme alle possibili alternative terapeutiche.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.09.2020.05




 
 
 
 
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