01 Maggio 2021

Utilizzo di una replica in stampa 3D per l’autotrapianto dentale: caso clinico

Caso clinico

Luigi Tagliatesta, Nadim Oliva, Giacomo Moretti, Alberto Scagnelli, Thomas Gaglione, Andrea Oliveira

Obiettivi  Il trapianto dentale autologo è de­finito come lo spostamento di un elemento dentario da un alveolo all’altro, all’interno della stessa persona. Le indicazioni all’esecu­zione di un autotrapianto sono principalmente legate ad agene­sie, traumi e denti gravemente compromessi da carie. I più im­portanti fattori di successo nell’autotrapianto dentale sono la corretta conservazione del lega­mento parodontale (PDL), dell’ele­mento donatore e il suo corretto adattamento nel sito ricevente.

In questo caso clinico viene pre­sentato come – grazie a tecnolo­gie diagnostiche come la tac Cone Beam Computed Tomography (CBCT) e alla realizzazione di un modello tridimensionale dell’ele­mento donatore attraverso pro­cessi di design e produttivi com­puter guidati (CAD/CAM) – si pos­sano ridurre complicanze a carico del PDL conseguenti a un eccessi­vo tempo extra-alveolare o corre­late a danno meccanico iatrogeno.

Materiali e metodi  Una paziente di 22 anni ASA I si è presentata all’attenzione degli au­tori. All’esame obiettivo è stata ri­scontrato una lesione cariosa de­struente a carico di un primo mo­lare superiore (2.6) giudicato non recuperabile e di conseguenza candidato all’avulsione. Si è os­servato il terzo molare superiore omolaterale (2.8) privo di lesioni cariose, endodontiche, parodon­tali e di contatti occlusali con l’ele­mento antagonista.

La giovane età della paziente, associata a una condizione economica precaria, ha precluso terapie protesiche o implanto-protesiche. Gli autori hanno ritenuto che l’autotrapianto dell’elemento 2.8 in sede 2.6 fos­se indicato in questo caso clinico. Dopo aver estratto le sezioni DICOM dell’elemento 2.8, attraverso un software specifico è stato possibile sviluppare un file STL. Infine, me­diante stampante 3D è stato realiz­zato il modello stereolitografico in rapporto 1:1 dell’elemento 2.8.

L’intervento chirurgico è stato svolto con una preparazione pulita. Sono state attuate le seguenti manovre chirurgiche: anestesia locale per in­filtrazione, scollamento sottoperio­steo, lussazione, avulsione dell’ele­mento 2.6, revisione dell’alveolo, ir­rigazione con soluzione fisiologica, manovre di alveoloplastica guidate dal modello 3D mediante strumen­tario piezoelettrico e manovre atraumatiche di avulsione di 2.8.

L’elemento donatore è stato sotto­posto a molaggio selettivo per ri­durre i contatti occlusali con il dente antagonista e, infine, è stato stabilizzato mediante punto a ma­terassaio orizzontale con sutura 4/0 in acido poliglicolico.

Risultati A distanza di una settimana si è evidenziata un’ottima guarigione clinica dei tessuti molli. L’elemen­to donatore è risultato positivo al test di vitalità pulpare sia nel con­trollo a 2 mesi che in quello a 6 mesi.

Durante il successivo richia­mo a 8 mesi è stato eseguito un controllo clinico ed è stata effet­tuata una radiografia endorale dell’elemento autotrapiantato (2.8): né sintomi né segni patolo­gici dei tessuti dentali o parodon­tali sono stati comunicati o rilevati.    

Conclusioni L’utilizzo di una replica 3D dell’ele­mento donatore è dimostrato esse­re efficace nella procedura di auto­trapianto dentale, riducendo sensi­bilmente il tempo di permanenza extra-orale dell’elemento destinato al trapianto, la durata delle proce­dure chirurgiche e il trauma iatro­geno al legamento parodontale, aumentando pertanto le percen­tuali di successo a lungo termine.

Significato clinico L’impiego di una replica tridimen­sionale dell’elemento donatore per­mette un minor insulto al legamento parodontale, migliorando la progno­si dell’elemento autotrapiantato.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.05.2021.08





 
 
 
 
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