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08 Ottobre 2026

Implantologia digitale multidisciplinare, quattro classi di trattamento

Intervista a Paolo Casentini, medico odontoiatra ed esperto di implantologia, che con Matteo Chiapasco firma "Prosthetically Guided Regeneration": un percorso dalla diagnosi al trattamento dei casi complessi, basato su classificazioni e flussi digitali. Venerdì 9 ottobre il firmacopie allo stand Edra del congresso IAO di Padova


YT O33   CasentiniDott. Paolo Casentini

Partire dal risultato protesico desiderato per pianificare la ricostruzione dei tessuti duri e molli, classificare ogni caso secondo la sua complessità e affrontarlo con un approccio multidisciplinare sostenuto dal flusso digitale. È l’impostazione di "Prosthetically Guided Regeneration. Implantologia digitale multidisciplinare", il nuovo volume di Paolo Casentini e Matteo Chiapasco appena pubblicato da Edra. In questa intervista Casentini, medico odontoiatra ed esperto di implantologia, racconta l’origine del libro, gli errori più frequenti nella gestione dei casi complessi e il ruolo del digitale nel lavoro del team, e anticipa la sessione che modererà al Congresso internazionale IAO di Padova, dove venerdì 9 ottobre firmerà le copie del volume allo stand Edra.



Un libro nato da vent’anni di lavoro in squadra

Il volume, spiega Casentini, è la sintesi di una filosofia di lavoro costruita dai due autori in oltre vent’anni di collaborazione. "Ho iniziato come allievo di Matteo Chiapasco, ma oltre agli aspetti chirurgici ho sviluppato quelli della riabilitazione protesica e del trattamento multidisciplinare", racconta. "La nostra è una vera e propria squadra che collabora nel trattamento di casi complessi". Chiapasco, sottolinea Casentini, raccoglie una casistica molto complessa grazie alla sua competenza nelle tecniche ricostruttive più avanzate. Un’esperienza condivisa anche in corsi e congressi in Italia e all’estero, che con il libro trova ora una sintesi editoriale.

Dall’implantologia alla rigenerazione protesicamente guidata

Il concetto di rigenerazione protesicamente guidata estende quello, ormai consolidato, di implantologia protesicamente guidata. "Il modo più efficace per realizzare una riabilitazione protesica su impianti è partire dal risultato finale", spiega Casentini. "È un ragionamento top down: si parte dalla definizione dell’obiettivo protesico, che determina tutti gli step successivi".

L’obiettivo, soprattutto nella protesi fissa su impianti, è la restitutio ad integrum: un manufatto che si integri come gli elementi dentali naturali adiacenti. Per ottenerlo, il progetto protesico guida spesso anche la ricostruzione dell’architettura mucogengivale e del tessuto osseo che deve sostenere l’impianto.

Gli errori che compromettono il risultato

Tra gli errori più frequenti, Casentini indica quello di non considerare la complessità anatomica e i difetti dei tessuti duri e molli, inserendo l’impianto dove c’è osso residuo anziché nella posizione ottimale. "Se un impianto viene messo in posizione troppo linguale o palatale perché lì è presente il volume osseo residuo, il profilo di emergenza della protesi non potrà essere ottimale se non si è pensato a ricostruire i tessuti circostanti".

Un secondo errore è affrontare con un approccio semplificato o monodisciplinare un caso che ne richiederebbe uno multidisciplinare, ad esempio rinunciando all’ortodonzia quando sarebbe indicata, prima o dopo l’inserimento degli impianti. A volte è il paziente stesso a chiedere un piano di trattamento più semplice, ma, avverte Casentini, in alcuni casi la semplificazione diventa inevitabilmente sinonimo di un compromesso difficile da accettare.

Quattro classi e protocolli per ogni situazione

Il libro propone un percorso che parte dalla diagnosi, oggi quasi sempre supportata da strumenti digitali, e consente di classificare il caso clinico. Gli autori hanno definito quattro classi di trattamento e, per ciascuna, indicano l’approccio più semplice e razionale senza accettare compromessi. Il lettore trova così protocolli che lo guidano nella diagnosi, nella comunicazione con il paziente, nella classificazione del difetto e nella scelta della tecnica ricostruttiva.

Le classi sono a loro volta articolate in sottoclassi: il capitolo sulla gestione dell’alveolo post-estrattivo, la cosiddetta classe zero, ne individua quattro, dalla situazione più favorevole a quella più compromessa. Ogni capitolo si apre con le domande che i colleghi pongono più spesso, attraverso cui vengono trattati i principi generali, e prosegue con l’analisi dettagliata, passo dopo passo, di casi clinici: dalla diagnosi e dall’imaging alla chirurgia computer guidata, dalla gestione dei tessuti duri e molli fino alle fasi protesiche provvisorie e definitive. L’obiettivo, spiega Casentini, è offrire un vero vademecum, in cui il clinico possa ritrovare una situazione corrispondente a quella che deve trattare.

Il testo racconta anche l’evoluzione dei flussi di lavoro degli autori, completamente digitalizzati negli ultimi anni, a partire da una base di conoscenze che resta analogica.

Il digitale e il ruolo del "regista"

Gestire casi complessi richiede competenze chirurgiche, protesiche e digitali, ma soprattutto una visione d’insieme. "Ci vuole un regista", sottolinea Casentini. "Un clinico raramente può racchiudere tutte le competenze che servono per trattare un caso". Il suo team comprende, oltre a Chiapasco, ortodontisti, igienisti e specialisti delle diverse branche, con Casentini nel ruolo di coordinatore e responsabile del piano di trattamento. "Non serve avere infinite competenze, ma la consapevolezza di quello che si può ottenere con ogni disciplina e tecnica".

Il digitale ha semplificato molto anche la comunicazione all’interno del team. Se un tempo i modelli dovevano passare fisicamente di mano tra ortodontista, chirurgo e protesista, oggi piattaforme e condivisione in cloud permettono di discutere un caso anche a distanza, con documenti condivisi che tengono sotto controllo la situazione di ogni paziente.

L’appuntamento al congresso IAO di Padova

Al Congresso internazionale IAO, in programma a Padova dall’8 al 10 ottobre, Casentini modererà insieme a Goran Benic, a lungo collaboratore dell’Università di Zurigo, una sessione dedicata alla diagnosi e al piano di trattamento. Interverranno Marc Balmer, anch’egli dell’Università di Zurigo, sulle tecniche di imaging applicate all’implantologia; Christian Coachman, ideatore del Digital Smile Design, sull’uso del digitale nella comunicazione con il team e con il paziente; e Alessandro e Andrea Agnini, sul digitale nella diagnosi dei casi multidisciplinari. In apertura Casentini presenterà un caso clinico che farà da filo conduttore e sarà commentato dai relatori.

Venerdì 9 ottobre Casentini sarà inoltre allo stand Edra per il firmacopie di "Prosthetically Guided Regeneration".  

 
 
 
 

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