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23 Settembre 2026

La gestione protesica del paziente affetto da parodontite

Se ne parlerà al 45° Congresso Internazionale AIOP. Abbiamo cominciato ad approfondire con il presidente AIOP, il presidente SIdP ed il dirigente AIOP odontotecnici


AIOP SIDP

In occasione del 45° Congresso Internazionale dell'Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica AIOP, che si svolgerà a Bologna dal 19 al 21 novembre, verrà approfondito uno dei temi più complessi e attuali della pratica clinica quotidiana: la gestione protesica del paziente affetto da parodontite.

Per affrontare questa tematica, il consiglio direttivo di AIOP ha chiamato come partner la SIdP, Società Italiana di Parodontologia. La perio-protesi, quindi, affrontata e presentata da due autorevoli Società Scientifiche italiane, ognuna nelle rispettive discipline.

Per presentare e trasmettere il significato di questo Congresso e la sua importanza sotto il profilo clinico e didattico, abbiamo sentito il Presidente AIOP Gaetano Noè, il dirigente della sezione odontotecnica Nicolino Angeloni e il presidente della SidP prof. Leonardo Trombelli. 


Presidente Noè, da quale idea nasce il Congresso Internazionale AIOP di novembre e qual è il principale messaggio scientifico che desiderate trasmettere ai partecipanti?

Il Congresso nasce dalla volontà di approfondire un tema che ha una valenza fondamentale in una odontoiatria moderna e cioè la stretta relazione tra il trattamento protesico e lo stato di salute dei tessuti parodontali. Oggi, più che mai, una riabilitazione protesica non può essere valutata soltanto per la sua precisione tecnica o per il suo risultato estetico immediato, ma deve integrarsi correttamente con i tessuti molli del cavo orale, rispettarne la biologia ed il loro naturale trofismo, in modo così da garantirne la stabilità e la salute nel tempo.

Ritengo quindi, fermamente che, la presenza congiunta della SIdP, al Congresso AIOP, rappresenti un importante valore aggiunto in termini di  opportunità di confronto tra competenze  diverse ma, rivolte allo stesso fine e profondamente complementari. 

Il principale messaggio scientifico del Congresso è, quindi, proprio questo: il successo della terapia protesica, considerato per quello che è e che deve essere il suo significato più ampio e più vero e che nasce da una visione ed un approccio multidisciplinare che, a sua volta, necessita di una diagnosi accurata e di una pianificazione condivisa. In altre parole, il successo terapeutico che si basa sulla integrazione tra la clinica protesica, l’opera odontotecnica e la parodontologia   

E dal punto di vista del protesista, quali sono gli aspetti clinici più importanti da considerare per ottenere una riabilitazione rispettosa dei tessuti e stabile nel tempo?

Il primo approccio è certamente una corretta valutazione iniziale del paziente di tipo multidisciplinare ed in particolare di quelle che sono le sue condizioni parodontali. È molto importante conoscere bene i vari aspetti inerenti lo stato parodontale, prima ancora di iniziare il trattamento.

È, inoltre fondamentale, nell’ambito del trattamento protesico seguire e rispettare un protocollo operativo ed una relativa sequenza operativa, che si sviluppa attraverso: diagnosi, terapia causale parodontale, atta ad ottenere la scomparsa o la netta riduzione dello stato infiammatorio dei tessuti molli e la conseguente loro stabilizzazione, nonché il controllo dei fattori di rischio della malattia parodontale. A seguire: pianificazione protesica, preparazione dei denti pilastro, gestione dei provvisori e condizionamento dei tessuti, fino alle fasi e procedure inerenti alla riabilitazione protesica definitiva. Al termine e molto importante, sarà definire la gestione a 360° della fase inerente ai controlli periodici e alla profilassi parodontale.

In altri termini: La fase del mantenimento.Passando da una visione olistica e di carattere generale ad aspetti più specifici e tecnici  della terapia protesica è bene ricordare che, determinanti al fine di ottenere un buon risultato terapeutico e duraturo nel tempo, saranno: il disegno e la posizione dei margini protesici,  le loro caratteristiche strutturali, i loro contorni e i loro profili di emergenza. A tutto questo, occorre aggiungere la scelta dei materiali e la progettazione e la realizzazione di una morfologia protesica che permetta ed anzi, se possibile, faciliti una corretta igiene da parte del paziente.

Questi citati, sono tutti fattori essenziali per poter definire congruo un trattamento protesico allo stato attuale dell’arte.Vorrei segnalare ed enfatizzare il ruolo fondamentale svolto dalla protesi provvisoria, per quella che sarà la corretta gestione ed il buon esito della terapia protesica. Il Provvisorio (o i Provvisori, possono, infatti, essere diversi, come numero e come tipologia di realizzazione e strutturale) ci permette di valutare e di conseguenza intervenire in diversi tempi e su diversi aspetti del piano di cura protesico e di guidare e modulare la risposta dei tessuti parodontali, prima della finalizzazione della terapia.

Di fondamentale importanza, quindi, una comunicazione costante tra protesista, parodontologo ed odontotecnico. L’obiettivo, infatti, non è ottenere soltanto un buon risultato nel momento in cui consegniamo la protesi, ma far sì che essa risulti biologicamente accettata dai tessuti, che sia robusta e strutturalmente stabile, igienicamente mantenibile, funzionale ed esteticamente valida per un periodo il più lungo possibile. 

Sig. Angeloni, come è stato costruito il programma scientifico del Congresso e quali criteri hanno guidato la scelta degli argomenti e dei relatori?

Il programma scientifico è stato pensato e costruito partendo da una ferma convinzione: una riabilitazione protesica di qualità è sempre il risultato di un lavoro condiviso.

Abbiamo quindi scelto di trattare determinati argomenti capaci di mettere in relazione la biologia, la clinica e il laboratorio odontotecnico, seguendo un percorso logico che parte dalla diagnosi e dalla pianificazione del trattamento, per arrivare alla gestione dei tessuti e alla realizzazione della riabilitazione definitiva.In quella che è stata la scelta dei relatori abbiamo privilegiato l’autorevolezza scientifica, l’esperienza clinica e la capacità di offrire ai partecipanti al Congresso, delle indicazioni concrete e applicabili nella pratica quotidiana. 

Dal punto di vista dell’odontotecnico, quanto incidono la progettazione protesica, la scelta dei materiali e la comunicazione con il clinico sul successo biologico, funzionale ed estetico della riabilitazione?

Dal punto di vista dell’odontotecnico, questi aspetti sono determinanti. Il successo della riabilitazione nasce già nella fase di progettazione, che deve tenere conto non soltanto dell’estetica e della funzione, ma anche del rispetto della biologia dei tessuti.I profili di emergenza, i volumi, i contorni protesici e la possibilità per il paziente di mantenere una corretta igiene devono essere attentamente valutate. Anche la scelta del materiale deve essere guidata dalle esigenze specifiche del caso clinico. Tutto questo richiede una comunicazione costante, dettagliata e precisa con il protesista, fin dalle prime fasi del trattamento. Quando clinico e odontotecnico condividono informazioni, obiettivi e sequenza operativa, il risultato diventa più prevedibile, stabile e duraturo nel tempo. 

Presidente Trombelli, quanto è importante oggi integrare le competenze parodontali e protesiche nella pianificazione e nella gestione dei trattamenti complessi?

È assolutamente fondamentale. Nei trattamenti complessi, soprattutto nei pazienti affetti da parodontite di stadio IV, la componente parodontale e quella protesica non possono essere considerate due momenti distinti o semplicemente consecutivi. Devono invece confluire, fin dall’inizio, in un unico progetto terapeutico.

Le Linee guida EFP sottolineano proprio la necessità di una valutazione interdisciplinare, che comprenda la prognosi di ciascun elemento dentario, la possibilità di preservarlo, la sua eventuale utilizzazione come pilastro protesico e le modalità con cui recuperare funzione, estetica e comfort masticatorio.

Anche la sequenza delle diverse fasi deve essere concordata: alcune procedure riabilitative provvisorie possono accompagnare la terapia parodontale, mentre la riabilitazione definitiva dovrebbe essere realizzata soltanto dopo aver raggiunto il controllo dell’infiammazione e condizioni parodontali stabili e mantenibili.

Questa collaborazione permette inoltre di evitare due errori che si riferiscono a scelte operative opposte: da un lato, conservare elementi non affidabili compromettendo, in tal modo, la riabilitazione protesica; dall’altro, estrarre prematuramente denti con prognosi incerta ma ancora razionalmente trattabili.

La collaborazione tra AIOP e SIdP nasce quindi da una necessità clinica concreta. Il Congresso Internazionale dell’Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica rappresenta l’occasione per tradurre l’integrazione tra competenze in percorsi decisionali condivisi, nei quali biologia, funzione e qualità della riabilitazione concorrano al medesimo obiettivo: offrire al paziente un risultato prevedibile e sostenibile nel lungo periodo. 

Dal punto di vista del parodontologo, quali sono i fattori biologici e clinici determinanti per ottenere un risultato protesico stabile e prevedibile nel lungo periodo?

Il primo presupposto è che la riabilitazione venga realizzata in un paziente nel quale la parodontite sia stata adeguatamente trattata e stabilizzata e il livello igienico domiciliare e l’infiammazione tissutale risultino sotto controllo. Questo significa ottenere solchi gengivali poco profondi e quindi igienicamente mantenibili, gestire le lesioni delle forcazioni, controllare il biofilm sopra gengivale e sotto gengivale ed intervenire sui principali fattori di rischio parodontali, tra cui il fumo e lo scarso controllo metabolico del diabete.

Occorre poi, valutare attentamente ogni elemento dentario: quantità e distribuzione del supporto parodontale residuo, mobilità, restaurabilità, posizione nell’arcata e capacità di funzionare come pilastro. Un parodonto ridotto, purché sano e stabile, non esclude di per sé l’impiego protesico del dente. La decisione dipende però, volta per volta, dalle caratteristiche della riabilitazione, dal numero e dalla distribuzione dei pilastri e dalla possibilità di controllare correttamente i carichi funzionali.

La stessa attenzione deve essere riservata agli impianti, che devono presentare interfacce mucose e ossee non infiammate e facilmente mantenibili igienicamente. Determinante è anche la morfologia della protesi: margini, profili di emergenza, spazi interprossimali e accessibilità devono essere in armonia e non disturbare i tessuti e consentire al paziente un’efficace igiene domiciliare e al professionista un’adeguata detersione durante i richiami.

Infine, nessun risultato può essere considerato realmente prevedibile senza una terapia parodontale di supporto personalizzata. La stabilità non dipende soltanto dalla qualità tecnica della protesi, ma dall’incontro tra corretta progettazione, controllo biologico, adesione del paziente e monitoraggio continuativo nel tempo.


 
 

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