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10 Gennaio 2011

Dottore, quale dentifricio mi consiglia?

di Debora Belllinzani


Sono molti oggi i dentifrici che, dalle confezioni bianche e argentate sugli scaffali di negozi e supermercati, promettono di rendere lo smalto dentale più bianco. Sono pochi però i consumatori che, dopo aver letto la lista degli ingredienti, saprebbero basare su questa la scelta del prodotto da acquistare. Per aiutare anche l’odontoiatra a orientarsi tra le formulazioni di dentifrici oggi in fase di innovazione e continuo cambiamento, il Journal of Dentistry sta per pubblicare una revisione della letteratura mirata all’individuazione delle sostanze più efficaci nel rendere più bianco lo smalto dentale.
La ricerca nei database che raccolgono la letteratura scientifica ha rintracciato 57 studi sull’efficacia sbiancante dei dentifrici, 22 condotti su campioni in laboratorio e 35 su pazienti; quasi nessuno di questi lavori è stato pubblicato prima del 1998, a testimonianza dell’interesse che, negli ultimi 12 anni, lo sbiancamento dello smalto ha suscitato nel pubblico e nei professionisti del settore.
Dall’analisi degli studi emerge che il principio su cui tutt’ora si basa l’azione sbiancante dei dentifrici è il potere abrasivo; esattamente come nell’antichità, quando venivano realizzate paste per la pulizia dei denti che contenevano sostanze come ossa e conchiglie polverizzate per “sfregare” la superficie e rimuovere lo strato più superficiale dello smalto, anche oggi i dentifrici sbiancanti contengono sostanze abrasive, anche se potenziate in laboratorio e calibrate per non danneggiare i tessuti orali
Le sostanze abrasive che si possono trovare nei dentifrici in commercio sono silice, carbonato di calcio, dicalcio fosfato, calcio pirofosfato, allumina e bicarbonato di sodio; della silice, tuttavia, sono state sperimentate e commercializzate diverse versioni che hanno sempre dimostrato un buon effetto sbiancante.
“In particolare i prodotti in cui alla pasta a base di silice o di carbonato di calcio viene aggiunta la perlite, un silicato amorfo, hanno ottenuto un effetto sbiancante superiore nelle sperimentazioni che li hanno testati” si legge nel testo della revisione.
La direzione in cui si muove il mercato sembra essere oggi proprio l’aggiunta di altre sostanze a quelle abrasive su cui si basa la formulazione, in particolare alcuni agenti chimici. “Il perossido di idrogeno (all’1%) aggiunto a una pasta a base di bicarbonato di sodio si è dimostrato efficace nello sbiancare superfici dentali giallastre, mentre il perossido di calcio alla concentrazione di 0,5% ha mostrato di sbiancare lo smalto. Recentemente sono state sperimentate anche nuove sostanze da aggiungere agli abrasivi; poiché i pigmenti che macchiano la superficie dentale vengono incorporati nella pellicola salivare, è stato ipotizzato che addizionando alcuni enzimi alla pasta dentifricia si possa ottenere una degradazione della pellicola che renda più facile ed efficace la sua rimozione da parte delle sostanze abrasive. Se si legge “papaina” nella lista degli ingredienti, dunque, significa che il dentifricio di cui si sta valutando l’acquisto contiene gli enzimi proteolitici estratti dal frutto immaturo della papaya che hanno dimostrato, in combinazione con altre sostanze, un buon effetto sbiancante.
Non solo dunque i prodotti si moltiplicano, ma le liste degli ingredienti diventano più lunghe e complicate: può essere utile allora per l’odontoiatra conoscere quali sostanze si sono dimostrate efficaci e in quale direzione si muove il mercato per poter dare risposte affidabili alle richieste di consiglio dei pazienti.

“Whitening toothpastes: a review of the literature”
J Dent 2010 May 24. [Epub ahead of print]

 
 

GdO 2010; 13

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