01 Giugno 2020

Interventi di chirurgia orale e implantare con tecnologia piezoelettrica

Intervista all'autore

Lorena Origo

La tecnologia piezoelettri­ca è stata introdotta quasi vent’anni fa per superare alcuni limiti della stru­mentazione chirurgica tradizionale; questa me­todica sfrutta le vibrazioni ultrasoniche per tagliare l’osso, risparmiando il tessuto molle e minimizzando così l’invasività dell’intervento e i traumi a esso associati. Affiancando la pratica privata al suo inse­gnamento, Angelo Cardarelli ha sviluppa­to negli anni una tecnica predicibile per l’estrazione dei denti impattati attraverso l’utilizzo di uno strumento piezoelettrico. Da questa sua esperienza nasce “Chirur­gia piezoelettrica dei denti inclusi”, il nuo­vo libro – edito da Edra – nel quale l’auto­re accompagna il lettore lungo tutti i pas­saggi di questo protocollo unico: parten­do da un’esaustiva rassegna dell’anato­mia dentale, il testo tratta l’imaging, lo strumentario, l’anestesia (locale ed endo­venosa), il disegno e la sutura del lembo, la farmacologia pre- e post-operatoria e le potenziali complicanze associate a questo specialissimo approccio.

Quali sono le indicazioni per l’impiego della chirurgia piezoelettrica dottor Cardarelli?
La chirurgia piezoelettrica rappresenta un approccio innovativo nel panorama della chirurgia orale e implantare il cui fine ulti­mo è quello di ridurre l’invasività degli in­terventi, migliorandone predicibilità e pre­cisione. L’utilizzo dello strumentario pie­zoelettrico permette, infatti, di preservare i tessuti molli, in modo particolare quelli vascolari e nervosi, ma anche di accede­re a quelle aree che altrimenti sarebbero difficili da trattare con gli strumenti rotanti. Il clinico, pertanto, può lavorare in manie­ra sicura con una riduzione per i pazienti dell’edema post-operatorio, del dolore e con una maggiore compliance.

Si tratta di una tecnica per il chirurgo esperto oppure anche per il neofita?
Ritengo che come tutte le tecniche richie­da un’adeguata curva di apprendimento, più che altro nel dosare la forza che noi applichiamo al manipolo piezoelettrico. Basta pensare che nell’usare il tradiziona­le manipolo per strumenti rotanti è neces­sario applicare una forza di circa 2-3 kg, al contrario l’utilizzo del manipolo piezoelet­trio richiede una forza nettamente minore e una sensibilità maggiore nell’utilizzo de­gli inserti che sfruttando le micro vibrazio­ni permettono di ottenere un taglio micro­metrico, preciso ed esangue. Personal­mente utilizzo lo strumentario piezoelettri­co da circa 10 anni ed è divenuto ormai parte integrante della mia attività clinica, dalle semplici estrazioni di radici anchilo­tiche fino agli interventi più complessi, prelievo di blocchi ossei ecc.

Il taglio sonico, o ultrasonico, ha vantaggi assimilabili alla strumentazione tradizionale?
L’azione del taglio piezoelettrico è il risul­tato di microvibrazioni lineari di natura ul­trasonica, dell’ampiezza di soli 20-60 μm in senso longitudinale che consentono il controllo del campo chirurgico in tutte le situazioni anatomiche. Da queste peculiarità fisiche derivano le tre caratteristiche cliniche del taglio piezoelettrico: taglio micrometrico per ef­fetto delle microvibrazioni; taglio seletti­vo; sito esangue.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.06.2020.12




 
 
 
 
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