01 Gennaio 2021

Infezione orale da HSV1 2: implicazioni cliniche nei pazienti con diverso status immunitario

Rassegna

Alessandra Scano, Cinzia Casu, Germano Orrù

Obiettivi  L’infezione da Herpes simplex 1 (HSV-1) è spesso sottovalutata, nonostante l’elevata sieropreva­lenza globale, presente in circa 3709 milioni di persone. Insieme al tipo 2 (HSV-2) si può riscontrare nelle mucose orali, anche in as­senza di sintomi e lesioni cliniche. Tale patologia può esitare in forme di entità severa e altamente reci­divanti, specie nei pazienti immu­nodepressi, nonché causare gravi complicanze.

Obiettivo di questo lavoro è la va­lutazione di tre aspetti: il tasso di diffusione asintomatica del­l’HSV1-2 dalla cavità orale di pa­zienti immunocompetenti e con alterazione immunitaria; la ri-esacerbazione del virus in segui­to a trattamenti odontoiatrici; il ri­schio professionale da parte dei membri del team odontoiatrico, spesso trascurato, in modo da applicare le opportune procedure di sicurezza.

Materiali e metodi  Sono state eseguite tre analisi si­stematiche della letteratura trami­te banche dati, ricercando le se­guenti parole chiave in varie com­binazioni: Herpes simplex virus, HSV-1, HSV-2, saliva, estrazioni dentarie, procedure, trattamento, trasmissione, odontoiatra, rischio occupazionale.

Il criterio di inclusione per tutte le analisi è la presenza di studi os­servazionali in vivo, senza restri­zioni temporali e con diagnosi di laboratorio diretta. Nella prima ri­cerca sono stati inclusi lavori ba­sati su campioni di provenienza orale; nella seconda, tutti i lavori in cui è stata valutata l’insorgenza delle forme secondarie erpetiche in seguito a trattamenti odontoia­trici; nella terza, tutti i casi di infe­zione erpetica in qualsiasi sede, contratta in ambito professionale dal team odontoiatrico. Su un to­tale di 1282 articoli, 73 hanno soddisfatto i criteri di inclusione.

Risultati e conclusioni  I risultati sottolineano che la maggiore modalità di trasmissio­ne sia asintomatica, indipenden­temente dallo stato immunitario degli individui.

Nei soggetti immunocompetenti il virus maggiormente escreto è l’HSV-1 (18,14%), mentre in quelli HIV positivi è stato rilevato anche l’HSV-2 (20,67%), spesso in con­comitanza con la corrispettiva dif­fusione genitale. Inoltre, la quantità di HSV DNA nella saliva è statistica­mente più rilevabile nei pazienti HIV positivi e oncologici rispetto a quel­li immunocompetenti (p <0,01) ma non a quelli sottoposti a trapianto d’organo (p >0,01).

L’HSV-2 è maggiormente rilevabile nei pazienti HIV positivi rispetto a quelli sani (p <0,01) ma non in quelli oncologici e con trapianto (p >0,01). Per quanto concerne l’e­sacerbazione dell’HSV-1 in seguito a trattamenti odontoiatrici, la que­   stione è ancora controversa: alcuni studi evidenziano una correlazione significativa, altri l’opposto.

Infine, relativamente al rischio professionale, l’odontoiatra risulta essere maggiormente a rischio ri­spetto alla popolazione generale. Sono stati rilevati, infatti, numero­si casi di paronichia erpetica e di cheratite oculare.

Significato clinico  Questa patologia infettiva, soprat­tutto nei pazienti immunodepres­si, ha notevoli implicazioni nel trattamento ambulatoriale quoti­diano. Inoltre, la presenza di lesio­ni di entità severa e refrattarie alla terapia, in individui apparente­mente sani, deve sempre essere attentamente valutata dall’odon­toiatra.

Attualmente non sembra emergere l’utilizzo di un protocollo standardizzato per il trattamento dei pazienti con infezione erpeti­ca, che è stato proposto nella pre­sente revisione.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.01.2021.04





 
 
 
 
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