Nei giorni scorsi, Facebook mi propone un post del prof. Matteo Bassetti, professore di Malattie Infettive e noto divulgatore medico-scientifico: “Un nuovo, pionieristico studio finlandese ha trovato batteri della bocca nel 42% delle placche cardiache analizzate. Questi microrganismi possono rimanere dormienti per anni nelle arterie, per poi attivarsi e contribuire all’infarto. La scoperta apre prospettive interessanti per la prevenzione: l’igiene orale potrebbe avere un ruolo più importante di quanto pensassimo nella salute del cuore”.
Leggo e pubblico da anni articoli scientifici e segnalazioni di dentisti e igienisti dentali sulla correlazione tra parodontite e malattie cardiache (ma anche altre correlazioni). Penso che questo studio sia rivoluzionario, se uno come Bassetti decide di dedicarci un post.
Allora, come sempre faccio quando voglio capire meglio — io che di fatto non so nulla — mando un WhatsApp a chi ne sa e trova sempre il tempo per rispondermi, chiedendo se poteva richiamarmi quando libero. Il prof. Leonardo Trombelli, presidente eletto SIdP e uno dei massimi esperti internazionali in parodontologia, mi richiama dopo mezz’oretta, ma prima mi manda via mail due pagine di titoli di lavori scientifici sul tema: il primo è datato 2006.
“Nel 1996 ero negli Stati Uniti a una conferenza sulla relazione tra parodontite e salute sistemica”, mi racconta il prof. Trombelli. “In trent’anni, dal punto di vista culturale, la classe odontoiatrica è diventata sensibilmente e professionalmente consapevole di questo legame, ma le tantissime evidenze sono purtroppo servite a poco nello spostare i percorsi diagnostico-terapeutici di chi applica le discipline non odontoiatriche”, ovvero medici di medicina generale, medici internisti, e cardiologi, sottolineo io.
Torniamo allora a una questione che sento da sempre affermare da parodontologi, ortodontisti, pedodontisti: c’è scarsa collaborazione tra medici e odontoiatri.
“È quello il punto. Raccontare ai pazienti che noi odontoiatri preveniamo o partecipiamo al trattamento di malattie sistemiche gravi attraverso la rimozione domiciliare e professionale del biofilm dentale, se i medici — cardiologi, diabetologi, medici di medicina generale — non ci assecondano nei percorsi di cura, purtroppo ha un impatto limitato sulla salute globale del paziente”, dice il prof. Trombelli, ricordandomi le tantissime iniziative promosse da SIdP su questi temi, anche in accordo con associazioni e società scientifiche di medici di base e cardiologi, che però nel quotidiano si dimenticano di indicare ai pazienti ciò che insieme era stato condiviso.
“La sensazione è che gli altri specialisti non rendano operative in modo convinto le raccomandazioni che derivano dalla ampia letteratura circa il legame tra igiene orale e miglioramento della salute generale. Pur essendo a conoscenza di queste correlazioni non traducono in routine clinica l’incorporazione del mantenimento o ripristino della salute orale all’interno del percorso specifico di cura”.
Il prof. Trombelli mi informa che ieri, 23 settembre, il presidente SIdP Francesco Cairo era ospite di Elisir su Rai Uno per parlare della correlazione tra salute orale e malattie cardiache (cliccando qui la puntata).
Però, sottolineo io, se il messaggio lo lancia un dentista rischia di essere percepito come “interessato”, e il medico magari pensa che non sia semplice consigliare a un paziente di rivolgersi a un dentista privato, visto che l’offerta di odontoiatria pubblica è limitata.
Qui il prof. Trombelli dissente: la questione della carenza di assistenza pubblica è una scusa, e neppure tanto vera in molte regioni, dice.
“È una questione culturale, dei medici e ovviamente anche dei pazienti. L’annosa questione del puntare sulla prevenzione: invece dei sani stili di vita, è più comodo prescrivere il farmaco miracoloso. Figuriamoci consigliare una visita dal dentista”.
“Anche gli italiani che potrebbero permettersi il dentista privato -che vanno dal cardiologo privato- se hanno avuto un problema cardiovascolare, molto spesso non vengono inviati dal dentista a scopo di prevenzione della potenziale recidiva, come cura di mantenimento dopo l’operazione”.
Quindi, se un “influencer medico” della portata mediatica di Bassetti — con migliaia di follower — ne parla, è un bene, chiedo?
“Certamente. L’obiettivo principale è sensibilizzare i cittadini, i pazienti. Quindi più se ne parla, meglio è, soprattutto se a parlarne non sono solo i professionisti della salute orale come dentisti e igienisti dentali. Ma ritorno sulla questione di fondo: la mia impressione è che i primi da sensibilizzare siano proprio i medici, continuando negli sforzi fatti in questi ultimi decenni dalle Società scientifiche. Lo straordinario lavoro di SIdP va esattamente in questa direzione. Il messaggio che deve passare nella classe medica è che il cavo orale non è un compartimento isolato, e la gestione della salute parodontale può avere ricadute ben oltre la bocca. Le placche, insomma, parlano tra loro: quelle che si accumulano sulle radici dentali e quelle che restringono le arterie condividono più di quanto avremmo immaginato”.
Photo Credit: pagina Facebook Matteo Bassetti
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