All’inizio dello scorso febbraio è stato insignito della Laurea Magistrale Honoris Causa in Odontoiatria e Protesi Dentaria. Giusto completamento di un percorso di oltre sessant'anni dedicati a studio, insegnamento e libera professione.
Abbiamo chiesto al professor Carlo Guastamacchia – docente all’Università Vita e Salute del San Raffaele di Milano nel Corso di Laurea in Igiene Dentale e libero professionista nella stessa città – un commento “a caldo” e un suo parere sulla professione oggi.
Professor Guastamacchia, iniziamo proprio dall’ultimo importante riconoscimento che le è stato conferito: è stato contento?
Indubbiamente, mi ha fatto molto piacere in particolare perché è stato inaspettato. Sono quindi molto riconoscente al Magnifico Rettore, il professor Enrico Gherlone, che ha voluto darmi questa ulteriore testimonianza di apprezzamento del lavoro svolto.
Quali sono le maggiori differenze della professione odontoiatrica di ieri e quella di oggi?
Quella degli anni Cinquanta-Sessanta era un’Università in cui lo studente specializzando, che proveniva dalla Facoltà di Medicina, si concentrava sullo studio e progressivamente imparava a fare il dentista nelle varie discipline: chirurgia, conservativa, parodontologia…
Successivamente, in principio in modo molto esile e quindi quasi difficile da cogliere nella sua evoluzione, il dentista è stato costretto a trasformarsi in un imprenditore.
Pertanto, oltre che obbedire al Codice Deontologico della medicina ha dovuto impratichirsi nel Codice Deontologico dell’imprenditorialità: ciò significa che oggi il dentista in parte lavora sui pazienti ma un importante lasso di tempo deve dedicarlo a rispondere a una quantità sterminata di adempimenti. Sottraendo buona parte del tempo dedicato alla clinica, è penalizzato anche dal punto di vista economico e, in qualche caso, questa condizione può mettere a repentaglio la sua serenità nel lavorare sul paziente.
Inoltre, per svolgere queste incombenze ci troviamo spesso obbligati a rivolgerci a diversi consulenti esterni: il consulente nella gestione del personale collaborante, il consulente fiscale, il consulente commerciale e tutte queste sono deleghe che costano molto. Ecco quindi che il dentista e il suo studio vengono resi più costosi attraverso meccanismi che non sono legati all’aspetto clinico.
Lei ha dedicato gran parte della sua attività alla comunicazione.
Con il passare degli anni mi sono reso conto di una verità che per me oggi è fondamentale: la vera terapia, il vero accostarsi a un paziente per averne cura è la comunicazione.
Quando insegno dico sempre ai miei studenti: ricordatevi che dovete sì fare l’anamnesi remota e l’anamnesi attuale, ma ciò che realmente dovete sempre fare è l’anamnesi contestuale; dovete sapere che persona avete davanti, che lavoro fa, come passa la giornata perché il contesto in cui un paziente vive è un elemento determinate. Tutti gli appuntamenti dovrebbero prevedere 10-15 minuti destinati alla comunicazione dove trovano spazio diverse informazioni: “quello che sto per farle, quello che le ho fatto, ha capito che cosa le ho fatto, me lo dica…”. Con questo approccio si può creare un vero e proficuo dialogo che si traduce in un reale cum sensus.
Importante ricordare che questa metodica di comportamento deve essere seguita dall’intero team dello studio e quindi, oltre che dal dentista, dall’assistente di sala operatoria, dall’igienista dentale e da tutti i collaboratori.
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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.03.2021.02
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