Un'anomalia normativa e burocratica oggi penalizza gli specializzandi delle Scuole delle scuole odontoiatriche. SUSO sostiene l’impegno della CAO Nazionale
Accostarsi al termine Odontoiatra significa evocare immediatamente la sua radice etimologica originaria: il “medico dei denti”. Eppure, nel quadro normativo e concorsuale italiano, le specialità della professione si trovano da anni impantanate in una contraddizione paradossale: la classificazione nell'area “sanitaria non medica”.
Un accorpamento burocratico che accomuna gli odontoiatri specializzati in Chirurgia Orale, Ortognatodonzia e Odontoiatria pediatrica ad altre nobilissime e fondamentali figure professionali — come chimici, fisici, biologi o farmacisti — ma che ignora la natura clinico-chirurgica e l'ambito d'intervento esclusivo della scuola di specializzazione odontoiatrica.
I nostri specialisti intervengono quotidianamente, e in via esclusiva, sul cavo orale e sul distretto oro-facciale: una porzione anatomica tra le più complesse, delicate e funzionalmente nobili del corpo umano. A dimostrazione della specificità di questo ruolo, vale la pena ribadire un principio cardine: un laureato in Medicina e Chirurgia privo della relativa iscrizione all'Albo Odontoiatri non possiede il titolo né la competenza legale per operare nel cavo orale.
Ci si trova di fronte a giovani professionisti che affrontano lo stesso carico di responsabilità dei colleghi d'area medica, ma penalizzati da una disparità che sminuisce il valore della loro formazione specialistica.
Di fronte a questa insostenibile condizione, la risposta della categoria si sta dimostrando compatta e univoca. La CAO Nazionale, per voce del suo Presidente Andrea Senna ha deciso di intervenire presso i Ministeri competenti (MUR e Salute) puntando a un obiettivo inderogabile: “Inquadramento nell'Area Medica".
La richiesta (clicca qui) congiunta tra rappresentanza ordinistica e sindacale considera necessario e urgente il riconoscimento delle specializzazioni odontoiatriche all'interno dell'Area Medica, per riallineare l'ordinamento italiano alle direttive comunitarie ed eliminare una discriminazione di fatto con le specializzazioni di Medicina.
SUSO è solidale con questa linea, poichè ha come obiettivo la promozione e la tutela e della formazione specialistica della branca dell'Ortognatodonzia, nonchè l'attivazione di nuove Scuole di Specializzazione all'interno degli Atenei italiani, favorendone il costante accesso da parte dei giovani laureati in Odontoiatria. È un impegno storico volto a garantire livelli di eccellenza clinica e scientifica a tutela della salute pubblica.
Non si tratta di rivendicare un privilegio corporativo, bensì di restituire coerenza e dignità a un pilastro del nostro Servizio Sanitario. La salute del cavo orale non è una variabile indipendente dal resto dell'organismo: le interazioni sistemiche, la prevenzione oncologica del cavo orale, le complicanze ortognatodontiche e le patologie pediatriche richiedono competenze cliniche e chirurgiche di altissimo profilo.
Continuare a trattare le Scuole di Specializzazione di Odontoiatria come percorsi "di serie B" — sostenuti quasi esclusivamente dal sacrificio economico personale dei giovani colleghi — significa compromettere il futuro stesso della disciplina e impoverire l'offerta di cure qualificate per i cittadini.
È tempo che le Istituzioni affrontino queste incongruenze burocratiche.
Riconoscere l'Odontoiatria come area medica e valorizzare i suoi specializzandi non è soltanto un atto di giustizia verso una categoria di professionisti, ma una scelta di civiltà e visione strategica per la tutela della salute pubblica.
Dott. Gianvito Chiarello: Coordinatore Nazionale SUSO
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