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30 Ottobre 2026

Il senso delle regole

Il presidente della CAO di Cuneo Gian Paolo Damilano risponde alla lettera del dottor Salzano: il sistema disciplinare prevede più gradi di giudizio e garanzie di difesa, e le regole sulla pubblicità sanitaria si fondano su trasparenza, veridicità e verificabilità. In appendice, le precisazioni sui fatti contestati


damilano cuneo

Dopo la lettera del dottor Stefano Salzano sulla pubblicità sanitaria e sulle garanzie del sistema disciplinare, pubblicata su Odontoiatria33, riceviamo e pubblichiamo la risposta del presidente della CAO di Cuneo, Gian Paolo Damilano, seguita da un’appendice con alcune precisazioni sui fatti richiamati.

Quando un collega viene sospeso è comprensibile che nella categoria nascano domande, e che qualcuno si chieda se il sistema disciplinare sia davvero equo, uniforme, imparziale. Sono domande legittime, e meritano una risposta che vada oltre il singolo caso. 

Ricordiamo brevemente cosa prevede la legge. Con la riforma del 2018 gli Ordini sono organi sussidiari dello Stato: vigilano sul rispetto delle norme che regolano la professione, a tutela non degli iscritti ma dei cittadini. Le Commissioni Albo sono elette dagli iscritti, rinnovate periodicamente, e giudicano secondo il principio del giudizio tra pari. Ogni decisione è appellabile davanti alla CCEPS, organo giurisdizionale, e poi ricorribile in Cassazione. Tre livelli, tre sguardi diversi. E in più, se necessario, il tribunale ordinario. Organismi diversi, slegati fra loro. 

Si badi bene: nessuno di questi passaggi è una formalità. 

Un procedimento disciplinare non nasce da un'impressione. Nasce da una segnalazione o da evidenze documentate, richiede istruttoria, audizioni, la possibilità per l'interessato di difendersi e di produrre prove. Richiede tempo, spesso troppo; e richiede riservatezza, che impedisce alla Commissione di spiegare pubblicamente le proprie ragioni anche quando altri raccontano liberamente le loro. È un limite, certo. Ma è anche la prima garanzia per chi viene giudicato. 

Le regole sulla pubblicità sanitaria, poi, non sono un mistero. Trasparenza, veridicità, verificabilità: principi chiari, che chiedono a chi comunica di poter dimostrare ciò che afferma. Non limitano la comunicazione, la rendono credibile. E la stragrande maggioranza dei colleghi, lo vediamo ogni giorno, li rispetta senza difficoltà. 

Il sistema è perfetto? In realtà, no. I tempi della giustizia disciplinare sono lunghi, a volte poco compatibili con gli argomenti che si affrontano, e le interpretazioni evolvono. Su questo il confronto è aperto, e la Cao di Cuneo non si è mai sottratta. Ma correggere ciò che non funziona è cosa ben diversa dal delegittimare chi ha il compito di far rispettare le regole. 

Delegittimare è semplice: basta trasformare le numerose sanzioni ricevute in un sopruso, un procedimento in una persecuzione, un giudice in un concorrente. Ci si spaccia per vittima di un sistema iniquo, e si ricerca il consenso. È umano, è comprensibile, è autoassolutorio. Più difficile è ricordare che le Commissioni sono fatte di colleghi che dedicano tempo, competenza e dedizione a un ruolo scomodo, che spesso genera incomprensioni e a volte ripercussioni sulla serenità personale. 

Un punto va ribadito con chiarezza: l'istituzione ordinistica c'è, opera quotidianamente e continuerà a farlo. Le regole sono fatte in primis per proteggere i pazienti da chi adotta comportamenti scorretti e, di conseguenza, per salvaguardare i colleghi che le rispettano. 

Gian Paolo Damilano, Incidentalmente, presidente Cao Cuneo 


Appendice: alcune precisazioni sui fatti richiamati 

Nel rispetto della riservatezza dovuta, ci si limita a quanto già reso pubblico dall'interessato. 

● Numero degli interventi. Chi pubblica un dato numerico deve poterne documentare la veridicità in modo riferibile al professionista citato. La valutazione della Commissione è stata confermata dalla CCEPS (decisione n. 289/2026). 

● Invisalign e scontistica. I procedimenti che riguardano i componenti delle Commissioni non sono di competenza della Cao provinciale, ma vengono istruiti in sede nazionale. La Cao di Cuneo non ha quindi giudicato quel caso. Lo ha fatto però la Procura della Repubblica, con assoluzione piena per non aver commesso il fatto. 

● «Clinica» e «Studio». La denominazione deve corrispondere alla struttura e al titolo autorizzativo. Il contesto può incidere sulla valutazione della gravità, come in ogni ambito sanzionatorio, ma non rende corretta una denominazione che non corrisponde all'autorizzazione. 

● Validità della legge 175/1992. La questione è già stata affrontata e definita da diversi Tar regionali, e dalla Corte di Cassazione. 

● Decorrenza delle sospensioni. È stata applicata secondo la circolare FNOMCeO n. 43/2026, che vale per tutti gli Ordini. Non dipende da una scelta discrezionale della Commissione. 

La CCEPS ha confermato sia questi che tutti gli altri addebiti contestati. Si rammenta che è composta da un Presidente, giudice nominato tra i consiglieri di Stato, nonché da quattro rappresentanti, di cui due supplenti, indicati dalle Federazioni nazionali degli Ordini delle professioni sanitarie. Le decisioni vengono assunte dal Presidente.

 
 

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