I disturbi del gusto, così come quelli dell’olfatto a cui sono spesso collegati, sono solitamente complessi sia da diagnosticare che da trattare in maniera efficace, anche perché esistono ancora numerose lacune sul funzionamento di questi sensi.
Si tratta di fenomeni piuttosto comuni. La più vasta indagine epidemiologica non è recentissima, è stata condotta negli Stati Uniti nel 1994, ma è improbabile che da allora ci siano state variazioni significative: ne risultano 2,7 milioni di americani adulti con problemi olfattivi e 1,1 milioni con disturbi gustativi. Ma l’80% di questi ultimi sono in realtà secondari a disturbi dell’olfatto, così la maggior parte delle ricerche condotte finora ha trascurato i disturbi specifici al senso del gusto, che tuttavia possono essere collegati a problematiche odontoiatriche. Anzi, come fa notare Beverly J. Cowart in un recente articolo pubblicato su Oral Disease, l’odontoiatra è spesso il primo clinico ad ascoltare dai propri pazienti le preoccupazioni per una tipologia di sintomi che li lascia sorpresi e privi di riferimenti. Ne esistono due tipologie diverse. Il paziente può lamentare una vera e propria diminuzione o perdita della percezione dei sapori (ipogeusia o ageusia) oppure la percezione allucinatoria, spiacevole e persistente, di gusti inconsueti (fantogeusia), spesso associata a distorsioni nella qualità del gusto (disgeusia).
Secondo Edmund Pribitkin, che ha approfondito la questione su Annals of Otology Rhinology & Laryngology, «le basi generali delle alterazioni del gusto sono semplicemente sconosciute». Tuttavia, per quanto incomplete, alcune considerazioni in merito all’eziologia possono essere fatte.
È noto per esempio che i traumi alla testa e le infezioni virali alle vie aeree superiori possono contribuire ai disturbi del gusto.
Sulla base delle testimonianze riportate in letteratura, il fattore eziologico più comune è però costituito dai farmaci, o interferendo direttamente con la funzionalità percettiva o perché alcuni residui dei medicinali rimangono a lungo nella saliva o nel flusso sanguigno apportando un sapore estraneo.
Può anche trattarsi di una carenza di alcune sostanze, in particolare dello zinco: l’ipogeusia dovuta a carenza di zinco è stata ben documentata, così come la sua remissione in seguito a supplementazione di questo minerale.
Inoltre, come sottolinea al Cowart, “una scarsa igiene orale oppure la presenza di malattia parodontale sono ovviamente delle cause potenziali di fantogeusia”, che devono essere verificate dall’odontoiatra. “In particolare, la proliferazione di Candida nel cavo orale, che può essere associata alla xerostomia, all’uso di protesi mobili, all’uso di antibiotici o corticosteroidi, a deficienze immunitarie o al diabete, può dare origine ad allucinazioni olfattive e a sensazioni di bruciore orale”.
Anche il reflusso gastroesofageo può dare origine a gusti fantasma, ed è spesso associato a erosione dentale, particolarmente nei quadranti posteriori. Esistono poi interventi chirurgici che possono danneggiare la corda del timpano che innerva la parte anteriore della lingua e di conseguenza alterare la percezione del gusto.
Questi rischi possono derivare dalla chirurgia dell’orecchio medio, perché in quella zona passa la corda del timpano, ma anche da una procedura molto comune in odontoiatria: l’estra-zione del terzo molare. Infine, la fantageusia si associa talvolta a sindromi depressive, così come l’in-vecchiamento rende le persone più vulnerabili a tutte le disfunzioni del gusto.
Ma che fare di fronte a un paziente che lamenta questo tipo di problematiche? Cowart, elabora una piccola guida pratica del comportamento da adottare in questi casi.
Intanto, esistono semplici test per verificare se, come accade il più delle volte, il disturbo al senso del gusto deriva da alterazioni olfattive. Se il sospetto viene confermato, il paziente dovrebbe essere indirizzato a un otorinolaringoiatra specializzato nelle patologie del naso e dei seni paranasali.
In caso di fantogeusia, è fondamentale verificare la presenza di problemi orali che possano esserne causa; dovrebbe essere effettuato un accurato esame orale, incluso un controllo di possibili anomalie alla flora microbica.
Si possono prendere in considerazione cambiamenti in alcuni prodotti utilizzati per la cura dell’igiene orale, come dentifrici e colluttori. Inoltre dovrebbe essere valutata l’opportunità di inviare il paziente da un gastroenterologo per verificare la presenza di reflusso gastroesofageo, in particolare quando si nota un’erosione dentale.
Se si sospetta un danno iatrogeno alla corda del timpano, è possibile ricorrere a un intervento di microchirurgia, ma l’efficacia di questa soluzione è controversa.
Infine è necessario prestare attenzione allo stato emotivo del paziente. La depressione potrebbe essere conseguenza dei disturbi del gusto ma anche costituirne la causa: dopo avere esaminato tutte le altre possibilità, un consulto psicologico può essere l’ultimo consiglio utile per il paziente.
Bibliografia:
Oral Dis. 2011 Jan;17(1):2-6. doi: 10.1111/j.1601-0825.2010.01719.x.
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GdO 2011;11
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