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14 Febbraio 2011

Nanodentistry, un piccolissimo mondo, tutto da scoprire

di Renato Torlaschi


Dieci anni fa Jada riportava in copertina una promessa così ardita da sembrare fantascienza. Quando ancora pochissimi avevano sentito parlare di tecnologie a scala nanometrica, la rivista dell’American Dental Association si lanciava in una previsione molto forte e precisa: “La nanotecnologia cambierà l’odontoiatria, la medicina e la vita umana più profondamente di molti progressi registrati in passato”.
Si ipotizzava anche una tempistica. “Quando verranno costruiti i primi nanorobot dentali, tra dieci o vent’anni, queste apparecchiature permetteranno un controllo preciso dell’analgesia orale, la sostituzione in una sola seduta di elementi dentari con l’utilizzo di denti autologhi e un’odontoiatria restaurativa rapida e con una precisione a dimensioni nanometriche.”
A volte, le rivoluzioni scientifiche si realizzano piano piano, con tanti minuscoli passi. Come il laser, inventato cinquant’anni fa, vede ancora oggi fiorire applicazioni sempre nuove, così le nanotecnologie, già immaginate dal grande fisico Richard Feynman nel lontano 1959, sono esplose negli anni recenti in utilizzi svariati e sorprendenti. Si parla di materiali intelligenti, rivestimenti anti-corrosivi, utensili ultraresistenti, catalizzatori chimici, medicinali dal rilascio programmato, biosensori e dispositivi di elaborazione delle informazioni di dimensioni molecolari. Anche nell’odontoiatria, alcune applicazioni esistono già e altre sembrano imminenti: nanomateriali, biotecnologie e ingegneria tissutale, nanorobotica sono importanti macroaree in cui ferve un’intensa attività di ricerche, ma rimane del tutto impossibile capire fino a dove ci porterà lo sviluppo di queste nuove tecnologie.
È comunque un fatto che, a dieci anni di distanza dalla profetica copertina di Jada, si sente ormai sempre più diffusamente parlare di nanodentistry e sono recentemente comparsi in letteratura due articoli che fanno il punto su due settori in cui questo tipo di ricerca sta producendo risultati davvero interessanti. Nel primo (su International Journal of Molecular Sciences) si parla di “nanocaratterizzazione in odontoiatria”, ossia delle opportunità offerte da strumenti come il microscopio a forza atomica o l’interferometro ottico nell’affrontare in modo nuovo i problemi odontoiatrici di sempre, acquisendo una visibilità senza precedenti dei meccanismi che stanno alla base delle diverse patologie orali. Il secondo, pubblicato sul Journal of Dental Research, approfondisce invece la possibilità di utilizzare le nanoparticelle per controllare la formazione dei biofilm batterici associati a malattie comuni, come la carie e la parodontite.

GdO 2011;2

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