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29 Maggio 2026

Burnout nei dentisti: una crisi silenziosa che colpisce fino al 40% dei professionisti

Una revisione internazionale fotografa stress diffuso, errori clinici e carichi di lavoro insostenibili: la formazione emerge come possibile leva chiave per prevenire il burnout e proteggere la qualità delle cure


Dentista arrabbiato

Il burnout tra gli odontoiatri è molto più diffuso di quanto si pensi e presenta un impatto concreto sulla pratica clinica. A rilevarlo una revisione sistematica Burnout in Dentistry and Its Silent Impact, pubblicata su Journal of Dentistry.

I dati mostrano una prevalenza compresa tra il 3,4% e il 41,4%, ma soprattutto evidenziano come una quota molto ampia di professionisti — fino al 61,3% — soffra di esaurimento emotivo, anche in assenza della sindrome completa.

Il burnout, sottolineano gli Autori, coinvolge “una proporzione sostanziale di dentisti in tutto il mondo”, con ricadute dirette su benessere, performance clinica e qualità dell’assistenza.

La ricerca si basa su una revisione sistematica della letteratura internazionale condotta su quattro database (PubMed, Scopus, Web of Science e Dialnet), includendo studi pubblicati tra il 1982 e il 2023. Sono stati selezionati 19 studi osservazionali, tutti basati sull’utilizzo del Maslach Burnout Inventory, per un totale di 5.689 dentisti provenienti da 13 Paesi.

I risultati: prevalenza variabile, ma stress diffuso

L’analisi evidenzia un quadro eterogeneo ma coerente nei suoi elementi principali. La prevalenza del burnout varia in modo significativo tra studi e contesti, anche a causa di differenze nei criteri diagnostici. Il dato più solido riguarda però la distribuzione delle dimensioni della sindrome: l’esaurimento emotivo risulta di gran lunga la componente più diffusa. La conseguenza è che una larga parte degli odontoiatri lavora in condizioni di affaticamento psico-emotivo cronico, anche senza sviluppare un burnout completo.

Differenze internazionali

L’analisi dei dati internazionali evidenzia come il burnout nei dentisti sia un fenomeno globale ma fortemente influenzato dal contesto geografico e organizzativo. Gli studi inclusi coprono 13 Paesi tra Europa, Asia, Medio Oriente e Americhe, tra cui Spagna, Regno Unito, Paesi Bassi, Lituania, Irlanda, Stati Uniti, Brasile, Colombia, Hong Kong, Singapore, Corea del Sud, Iran, Arabia Saudita e Turchia.

Ciò che emerge dalla ricerca è una variabilità molto ampia nella prevalenza, con livelli generalmente più contenuti nei sistemi sanitari occidentali maggiormente regolamentati, come Regno Unito, Paesi Bassi e Stati Uniti, dove il burnout si colloca mediamente tra l’8% e il 21%, e valori invece più elevati in alcuni contesti asiatici e mediorientali. In Corea del Sud, ad esempio, si superano il 40% dei casi, mentre in Arabia Saudita e Turchia si registrano percentuali comprese tra circa il 29% e il 33%.

Particolarmente significativo è il caso della Spagna, dove il burnout completo resta relativamente contenuto, ma la quota di dentisti con almeno una dimensione compromessa è molto elevata, indicando una diffusione ampia dello stress professionale. In Spagna interessa tra circa il 3,8% e il 13,8% dei dentisti, ma fino al 70% presenta alterazioni in almeno una dimensione.

Anche nei Paesi dell’America Latina si osservano differenze marcate, con valori moderati in Brasile e molto bassi in Colombia, probabilmente legati alle caratteristiche dei campioni analizzati.

Secondo i ricercatori, queste differenze riflettono “l’interazione complessa tra sistemi sanitari, fattori culturali, carichi di lavoro e supporto sociale”, confermando che il burnout è strettamente legato al contesto in cui il professionista opera.

I fattori di rischio

Il burnout odontoiatrico emerge come una condizione complessa, determinata da molteplici fattori. Gli autori parlano chiaramente di una “eziologia multifattoriale” che coinvolge aspetti professionali, organizzativi e individuali.

Tra i principali fattori di rischio figurano il carico di lavoro elevato, gli orari prolungati, la pressione legata al rischio di errore e la mancanza di supporto organizzativo. Anche la formazione gioca un ruolo chiave: l’assenza di titoli post-laurea è associata a livelli più elevati di burnout.

Sul piano individuale, caratteristiche psicologiche come il perfezionismo maladattivo e una ridotta capacità di coping risultano associate a maggiore vulnerabilità, soprattutto per quanto riguarda l’esaurimento emotivo.

Impatto clinico

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda le conseguenze sul piano clinico. La revisione evidenzia un’associazione tra burnout ed errori professionali auto-riferiti. Come sottolineano i ricercatori, “il burnout, in particolare l’esaurimento emotivo, è associato a errori clinici”. Per i ricercatori si genera, inoltre, un circolo vizioso: l’errore genera stress e senso di colpa, che a loro volta alimentano il burnout, compromettendo ulteriormente la performance clinica.

Le criticità della ricerca

Nonostante la solidità dei risultati, gli autori evidenziano diversi limiti. Il principale riguarda l’eterogeneità metodologica: la mancanza di criteri diagnostici condivisi rende difficile confrontare i dati tra studi. Inoltre, tutte le ricerche analizzate sono di tipo osservazionale e basate su autovalutazioni, con possibili bias legati alla percezione individuale. Ma il limite più rilevante è un altro: l’assenza di studi sulle soluzioni, “nessuno degli studi inclusi ha valutato l’efficacia di interventi per ridurre il burnout”, viene sottolineato.

Le possibili soluzioni

Pur senza evidenze dirette sugli interventi, la revisione suggerisce alcune direzioni operative:

  • Riduzione dei carichi di lavoro.
  • Miglior supporto organizzativo.
  • Sistemi di gestione dell’errore non punitivi.
  • Maggiore attenzione al benessere psicologico emergono come leve fondamentali.

Un ruolo importante è attribuito anche alla formazione, con l’introduzione di programmi di gestione dello stress già durante il percorso universitario.  

Per approfondire:

Burnout in Dentistry and Its Silent Impact. A Literature Review



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