Pazienti che mancano o ritardano agli appuntamenti accampando la solita scusa del traffico o del parcheggio, pazienti che pagano col contagocce o non pagano addirittura: specie endemiche del mondo dentale che creano fastidiose incombenze e rubano tempo. Eppure ci sono dentisti che non ne hanno mai visto uno e non per merito di capacità organizzative da stratega o di segretarie feroci. E per di più se ne vanno spesso in crociera.
Ce ne parla Riccardo Guarducci, classe di laurea 1984, che gestisce uno studio molto particolare.
Comandante Guarducci, la Marina Militare era l’unico modo per unire la passione per il mare con quella per l’odontoiatria o c’è stato qualche altro motivo a portarla fin qui?
No, nessun altro motivo. L’ingresso in Accademia Navale mi ha consentito di coniugare la forte attrazione che provavo per la Marina Militare con il desiderio di laurearmi in Medicina e Chirurgia. All’epoca, non esisteva ancora il Clopd (Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria) e non pensavo certo alla specializzazione, tanto meno in odontoiatria.
La scelta dell’odontostomatologia fu del tutto fortuita e solo due anni dopo la laurea, quando avevo già completato gli obblighi di imbarco come Medico di Bordo.
I dentisti hanno fama di spassarsela comoda tra tanti soldi e bei viaggi: a lei viaggi e crociere non mancano di certo.
Amo molto viaggiare e appena mi è possibile parto con la famiglia. Anche i viaggi come dentista della Marina Militare non mi sono certo mancati. Ho partecipato a diverse operazioni internazionali che vedevano coinvolte le Unità navali italiane, dalla guerra del Golfo alla Somalia.
Oggi, a causa del mio grado e anzianità di servizio, è meno probabile essere chiamato e un po’ me ne dispiace perché si tratta di esperienze bellissime.
Qualche ricordo particolare? la turbina che fischiava insieme con i proiettili…
No, quello mi manca anche perché è piuttosto difficile che una nave venga presa a fucilate. Un ricordo molto particolare è legato invece al Battesimo dell’Equatore. Mentre dirigevamo verso il Kenya, al passaggio dell’Equatore, il comandante, secondo la tradizione, battezzò con una romaiolata di acqua di mare tutti coloro - tra cui il sottoscritto - che non l’avevano mai attraversato a bordo di una nave; ci fu rilasciato anche un regolare attestato di battesimo che conservo ancora gelosamente.
Com’è il lavoro su una nave da guerra? E, soprattutto, quando c’è una camera pulpare da aprire e il mare è agitato, che fa?
Non è in alcun modo diverso da quello svolto a terra. Ciascun servizio odontoiatrico di bordo si avvale di ambienti, apparecchiature e strumentazioni del tutto sovrapponibili a quelle presenti in un normale ambulatorio dentistico; inoltre le navi dotate di questo servizio possono fornire un’assistenza sanitaria anche a unità che ne sono prive, per esempio, con la sola eccezione del Vespucci, possono consentire il trasporto tramite elicottero. Naturalmente, durante una navigazione in condizioni meteoreologiche non ottimali, è bene limitarsi alle sole reali urgenze rimandando i trattamenti elettivi. Quindi non c’è da preoccuparsi, anche con il mare agitato il “mal di denti” lo facciamo passare!
GdO 2007; 13
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