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10 Marzo 2010

Il futuro parte da Napoli ma arriva... all’estero

di Debora Bellinzani


In Italia, in un laboratorio universitario di Napoli, i ricercatori sono riusciti a indurre la ricostruzione dell’osso mandibolare a partire da cellule staminali provenienti dalla polpa dentaria del paziente stesso. Mai nessuno ci era riuscito prima. Eppure la sperimentazione, i cui risultati sono stati pubblicati lo scorso novembre dalla rivista European Cells and Materials, non ha avuto in Italia la stessa attenzione ricevuta all’estero, né ha ottenuto finanziamenti italiani per proseguire con la seconda fase. Per capire che cosa gli altri Paesi abbiano scorto in questi risultati scientifici e quale sia il destino di una sperimentazione italiana di successo abbiamo chiesto spiegazioni a Gianpaolo Papaccio, Professore ordinario di Istologia ed Embriologia e responsabile di questa ricerca presso il Laboratorio TERM (Tissue Engeneering and Regenerative Medicine) del Secondo Ateneo di Napoli.E lo ringraziamo per averci parlato “a cuore aperto”.

Nel laboratorio di napoli
La sperimentazione ha riguardato 17 pazienti che si sono sottoposti a chirurgia in seguito a indicazione odontoiatrica per l’estrazione di tutti i terzi molari; i risultati dello studio, però, si basano sugli esiti delle analisi dei 7 soggetti che hanno completato i controlli di follow-up a un anno dall’intervento ricostruttivo. In che cosa è consistito l’esperimento? Dai terzi molari superiori, i primi a essere estratti, abbiamo ottenuto la polpa dentaria successivamente trattata con un metodo da noi brevettato che ha consentito, alla fine del processo della durata di circa tre settimane, di moltiplicare le cellule staminali mantenendole in perfette condizioni in modo da averne a disposizione la quantità necessaria alla realizzazione dell’esperimento. Le cellule staminali ricavate dalla polpa dentaria sono in grado di dare origine a odontoblasti, gli elementi dai quali la ricostruzione dell’osso può partire. Una volta pronte le cellule staminali è stato possibile estrarre i terzi molari inferiori, la cui asportazione, quando in mesioversione, dà luogo a processi di riassorbimento e perdita del molare adiacente; mentre in uno dei due siti inferiori di asportazione abbiamo innestato il solo scaffold di collagene, utilizzando così il sito come controllo, nello scaffold del “sito test” abbiamo iniettato, tramite una siringa, una quantità sufficiente di cellule staminali autologhe. Che cosa è avvenuto di “nuovo” nel cavo orale di questi pazienti? Le cellule staminali si erano già dimostrate capaci di rigenerare tessuto osseo ma solo in laboratorio; la novità del nostro esperimento consiste nel fatto che per la prima volta cellule staminali autologhe hanno dato luogo alla ricostruzione di tessuto osseo nel cavo orale di un paziente. A 30 giorni dall’intervento, infatti, le radiografie hanno mostrato una notevole differenza tra il sito trattato e quello di controllo dovuta alla rimineralizzazione più veloce e consistente nel sito che aveva ospitato lo scaffold con le cellule staminali; questa differenza è risultata sempre più marcata nel corso del tempo. Il successo della ricostruzione ossea nel tempo non dipende solo dalla quantità di tessuto che riesce a essere generato, ma anche e soprattutto dalla sua qualità. Il prelievo di tessuto, effettuato a 3 mesi dall’intervento, ha dimostrato che l’osso generato dalle staminali era costituito da cellule meglio organizzate strutturalmente e vascolarizzato in modo migliore, mentre il sito di controllo mostrava un tessuto più immaturo; questo significa che la ricostruzione non solo è possibile e veloce, ma anche completa dando luogo a un tessuto dalle caratteristiche simili a quello preesistente.

La valutazione dei risultati
Si sono verificati effetti indesiderati? Un altro dato che ha reso interessanti i risultati della sperimentazione è che i pazienti non hanno lamentato alcun effetto collaterale indesiderato: una volta riassorbito l’edema dovuto all’intervento chirurgico, non sono stati rilevati gonfiore, dolore, malfunzionamenti o episodi di rigetto; la progressiva ricostruzione dell’osso si è intergrata con i tessuti preesistenti circostanti senza creare disequilibri o reazioni che dessero luogo a disturbi per il paziente. I controlli, inoltre, non hanno rilevato alcun marker tumorale nei tessuti rigenerati: questo significa, per quanto visto sinora, che le staminali provenienti dalla polpa dentaria non comportano il rischio di tumorogenicità proprio delle cellule staminali embrionali. Chi si è interessato a questi risultati? I risultati hanno avuto un’ampia eco all’estero (siamo venuti a conoscenza della sperimentazione attraverso il comunicato stampa di un’azienda statunitense che ha ringraziato i ricercatori napoletani per i risultati raggiunti, ndr). Siamo stati contattati da diverse aziende interessate alle tecniche che hanno consentito il successo della sperimentazione; al momento i nostri sistemi sono brevettati e abbiamo un accordo con una multinazionale francese che si occupa di crioconservazione, ossia conservazione in azoto liquido, delle cellule staminali. In effetti, diverse aziende hanno utilizzato la notizia del successo della nostra sperimentazione per ottenere visibilità: all’estero esistono banche della crioconservazione che naturalmente vedono le potenzialità dei risultati ottenuti e di ciò che si potrebbe scoprire proseguendo nella sperimentazione. Non possiamo dire lo stesso del Ministero competente che ci ha invece negato i fondi nonostante il nostro terreno di ricerca si sia rivelato così proficuo rispetto ad altri che continuano, per logiche davvero inspiegabili, a essere finanziati pur senza produrre risultati brevettabili né applicabili in clinica: per nostra fortuna, però, la qualità della ricerca ha ottenuto l’attenzione e i fondi europei che ci consentiranno di continuare a esplorare le possibilità concrete dell’ingegneria tissutale. I risultati della vostra ricerca hanno un futuro? Come pensate possano trovare applicazione? Questi risultati hanno certamente un futuro, e non sono gli unici che abbiamo raggiunto in questi anni di ricerca: abbiamo provato che le cellule staminali provenienti dalla polpa dentaria sono in grado di ricreare diversi tipi di tessuti dando origine per esempio a cellule adipose, a cartilagine e persino a neuroni; abbiamo inoltre osservato che queste cellule hanno proprietà immunomodulatorie e potrebbero dunque, in futuro, essere impiantate in una persona diversa dal donatore senza dare luogo a rigetto. Le cellule staminali si trovano nella polpa di qualsiasi dente purché non cariato: se in futuro questo materiale prezioso sarà conservato, ogni volta per esempio che per qualsiasi motivo si verifica la perdita o l’asportazione di un dente, avremo a disposizione uno strumento formidabile per ricostruire diversi tessuti dell’organismo quando il soggetto ne avrà bisogno; per arrivare a questo, però, è necessario che le istituzioni sappiano riconoscere il valore delle ricerche e abbiano la capacità di superare le logiche attuali che impediscono al nostro Paese di sostenere l’innovazione.

Fonte: “Human mandible bone defect repair by the grafting dental pulp stem/progenitor cells and collagen sponge biocomplexes” European Cells and Materials 2009;18:75-83.

 
 

GdO 2010; 3

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