01 Dicembre 2020

Fotobiomodulazione (PBM) e Burning Mouth Syndrome (BMS)

Rubrica SILO

Sonia Marino, Massimo Porrini, Margherita Rossi, Moreno Bosotti, Gaspare Palaia, Francesco Spadari

Introduzione  La Sindrome della Bocca Urente (Burning Mouth Syndrome - BMS) è considerata una condizione clinico-sintomatologica orale atipica, proprio per un’eziopatoge­nesi non ancora del tutto chiarita. Essa è caratterizzata principalmente dal sintomo del bruciore, che si presenta cronicizzante e con varie intensità. Sono fondamentali, per fare diagnosi di BMS, le negatività cli­niche e alle indagini strumentali. Interessa prevalentemente il sesso femminile, nelle fasi pre-post-climateriche. È stata più volte dimostrata una matrice neuropatica periferica del sintomo dolorifico.

Tuttavia, tale soggettività si associa a per­sonalità con tratti ansiogeno-depressivi, a difficoltà affettivo-comportamentali e a di­sturbi della sfera psico-algogena.

In letteratura vengono riportati numerosi trattamenti terapeutici, che tuttavia han­no raramente soddisfatto i parametri di guarigioni durature.

In questo panorama clinico, la fotobio­modulazione (Photobiomodulation The­rapy - PBMT) può essere presa in consi­derazione come una possibile alternati­va terapeutica.

Lo scopo di questo studio mono-centri­co, controllato e randomizzato è quello di poter valutare l’efficacia della PBMT in un gruppo di pazienti con BMS.

Materiali e metodi
Lo studio è stato programmato e svilup­pato presso l’Ambulatorio di Patologia e Medicina Orale dell’U.O.C. di Chirurgia Maxillo-Facciale e di Odontostomatolo­gia del Policlinico di Milano. Si sono sele­zionati 52 pazienti, tutti con diagnosi di BMS e con sintomatologia urente al dor­so linguale. La coorte era composta da 36 femmine e 16 maschi, con un’età me­dia di 60,73 anni. I pazienti sono stati divisi in due gruppi se­guendo una tecnica a blocchi, sulla base di una sequenza generata casualmente. La PBM è stata eseguita al gruppo test, di 24 pazienti.

I 28 pazienti del gruppo con­trollo sono stati esposti alla sola luce di puntamento con un effetto placebo.

Lo studio comprendeva due fasi:

  • la prima fase dove si sono effettuati i trattamenti ai due gruppi;
  • periodo compreso da gennaio a ottobre 2017;
  • sono state previste 3 sedute settima­nali, per 4 settimane, per un totale di 12 applicazioni;
  • l’elaborazione dei dati clinici raccolti all’inizio e alla fine delle applicazioni in entrambi i gruppi;
  • una seconda fase di follow-up della durata di un anno, con controlli tri­mestrali;
  • al termine sono stati rivalu­tati i dati clinici.

Per continuare la lettura, gli abbonati possono scaricare l'allegato.

doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.10.2020.09




 
 
 
 
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