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14 Maggio 2018

I pazienti tornano dal dentista e gli odontoiatri vedono (moderatamente) in positivo

Dal Workshop di Cernobbio dati positivi da CENSIS ed ANDI, ma i problemi non sono superati

Norberto Maccagno

Segnali positivi dal VII Workshop di Economica Odontoiatrica di Cernobbio, svoltosi lo scorso sabato a Villa D’Este, per l’odontoiatria italiana; gli italiani tornano dal dentista e gli odontoiatri italiani “sentono” i venti di ripresa e guardano al futuro al positivo. Dopo anni di crisi economica, che come per tutti i settori ha interessato anche quello odontoiatrico, i dati registrati da due ricerche parallele -una svolta dal CENSIS sui cittadini italiani e l’altra da ANDI sui soci- ha registrato segnali di ripresa. 

Ripresa che, ovviamente parte dai cittadini, i “datori di lavoro di noi dentisti” li ha definiti il Coordinatore del Servizio Studi ANDI Roberto Callioni, che secondo il Censis sono tornati a frequentare gli studi odontoiatrici. 


I pazienti  

Nel 2016, ha evidenziato nella sua relazione Francesco Maietta, responsabile area Politiche Sociali Censis (nella foto con Roberto Callioni), hanno speso per visite e cure 7,8 miliardi di euro, con un incremento del 9,3% rispetto al 2014

recarsi di più dal dentista sono le persone benestanti (il 75,6% almeno una volta nel corso dell’anno) rispetto ai non abbienti (57,2%) e i laureati (62,2%) più delle persone con livelli di studio inferiori (45,6%). 

Disparità ancora maggiori si riscontrano sul fronte della prevenzione. Non fanno mai visite di controllo dal dentista il 38,1% degli italiani non abbienti (contro il 22,7% dei benestanti) e il 36,4% delle persone con la licenza media (contro il 29,8% dei laureati). 

In particolare il Censis rileva come 17 milioni gli italiani (di cui 3,7 milioni sono millennials) non hanno mai fatto una visita di controllo dal dentista. E un milione di italiani non è mai andato da un dentista in vita sua. Si stima in quasi il 70% la quota di bambini tra 6 e 14 anni che nel corso dell’anno non hanno fatto una sola visita di controllo ai denti.  

Ovviamente è la quasi assenza di una risposta pubblica alla necessità di accesso alle cure odontoiatriche a pesare, ed allora gli italiani con redditi e scolarità più bassi cercano di “arrangiarsi”, cercano il prezzo più basso e poco importa, fa notare Maietta, se la qualità delle cure è bassa, la garanzia di sicurezza per la salute scarsa o se addirittura prestata da un non laureato. Nell’ultimo anno, rileva il Censis, sono 3,7 milioni gli italiani che hanno acquistato cure odontoiatriche puntando esclusivamente sul prezzo basso, senza badare alle garanzie di qualità.  

L’accessibilità alle cure, per il referente del Censis, sarà il tema che il settore dovrà affrontare nel futuro riuscendo a mantenere quegli elementi di qualità ed appropriatezza che sono fondamento del rapporto degli italiani con l’odontoiatra. 


I dentisti 

Ovviamente se le persone tornano dal dentista, i dentisti tornano a vedere segnali positivi sui dati di bilancio dei propri studi. A rilevarlo l’indagine Congiunturale realizzata dal Servizio Studi ANDI su di un campione rappresentativo della popolazione odontoiatrica, illustrati dal suo Coordinatore Roberto Callioni. Secondo i dati presentati il 57,1% dei dentisti ha detto di aver lavorato nel 2017 coerentemente con la propria disponibilità mentre l’11% più della propria disponibilità.  

Aver avuto più pazienti (47%), aver cambiato specialità e tipologia di prestazioni offerte (24%), aver fatto investimenti su tecnologia e personale (13%), le motivazioni principali sul perché hanno lavorato di più. Più lavoro che, ovviamente, significa aumento del fatturato. Il 21,5% dei dentisti ha indicato un ricavo superiore nel 2017 rispetto al 2016, mentre il 52,6% del campione ha dichiarato che il ricavo è stato sostanzialmente uguale.

A dichiarare ancora un calo dei ricavi il 25,9%, nel 2016 ad aver rilevato un calo rispetto all’anno prima era stato il 33,6%.  Dati che incidono anche sulle aspettative future visto che per quasi l’80% è sostanzialmente positivo: il 66% pensa che nel 2018 i ricavi saranno uguali, il 13% saranno più alti mentre il 21% pensa che caleranno (i pessimisti nel 2016 erano il 29,6%).

Segnali positivi che non vogliono dire che le sfide siano state vinte ed il futuro sia roseo, ha detto il dott. Callioni che, citando il direttore del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde, ha esortato a non abbassare la guardia e continuare a lavorare per agevolare l’accesso dei pazienti negli studi dei dentisti ricordando che “il tetto va riparato finché splende il sole”.

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