Terzo episodio di questa nuova serie di Teeth Talk “Pillole per passare l’esame” realizzata grazie al contributo di Curasept. Il prof. Gagliani intervista la dott.ssa Gelmini di Curasept ed il dott. Basso
L’obiettivo di questa serie trasmessa in diretta sulla pagina Instragram di Edra Dentristry Book è quello di aiutare gli studenti ad assorbire alcuni importanti concetti e quindi rispondere ad alcune tipiche domande d’esame. Aggiungendo anche qualche trucchetto da chi è sul campo.
Nella puntata precedente si è parlato di antisettici per il cavo orale, sia in ottica correttiva, di trattamento, ma anche in prevenzione.
Tema di questa puntata la carie e la rimineralizzazione, con il prof. Massimo Gagliani ne parleranno il dott. Matteo Basso Odontoiatra specializzato in Parodontologia e la dott.ssa Francesca Gelmini, Coordinatrice Clinical Specialist in Curasept.
Di seguito sintetizziamo l'intervista che potrete rivedere integralmente nel video pubblicato al fondo di questo articolo.
Matteo, vuoi darci una definizione e spiegarci la relazione tra placca e carie?
Naturalmente: innanzitutto la carie dentaria è la patologia più diffusa a carico dei tessuti duri dei denti, specialmente nei bambini. È una malattia infettiva trasmissibile, dovuta alla produzione di sostanze acide da parte dei batteri durante il processo di metabolizzazione degli zuccheri. Le strutture dentarie, a seguito dell’aggressione acida, perdono progressivamente i minerali che li costituiscono e si indeboliscono. Questo processo prende il nome di “demineralizzazione”. Se non trattata tempestivamente, la carie dentaria può creare danni irreversibili al dente, fino alla sua perdita.
Quindi, dicevi, una relazione molto stretta tra placca e carie…
Assolutamente sì: infatti parliamo di carie solo in presenza di placca batterica. Tuttavia, i tessuti duri del dente possono essere aggrediti anche da altre sostanze acide, per esempio quelle contenute in cibi e bevande (estrinseci) o gli acidi intrinseci, provenienti, per esempio, dallo stomaco, come avviene nel paziente che soffre di reflusso gastroesofageo. La dissoluzione del tessuto dentale causata a queste sostanze prende il nome di erosione e si distingue dalla carie proprio perché non prevede l’azione di batteri cariogeni Ecco perché la disgregazione quotidiana del biofilm orale e l’eliminazione degli agenti batterici è un presupposto fondamentale per prevenire la carie.
Quindi, oltre sottolineare il ruolo fondamentale degli strumenti meccanici, che consigli possiamo dare a chi è all’ascolto? Ad esempio, se già ci sono delle lesioni superficiali…
Poco fa parlavo del processo di demineralizzione dei tessuti duri del dente che può portare alla carie. Tuttavia, è bene precisare che inizialmente si sviluppano aree demineralizzate circoscritte, le white spot (letteralmente “macchie bianche”). Esse rappresentano lo stadio iniziale di un processo carioso, sono lesione piatte, non cavitate, e le aree impoverite possono essere riparate se esposte ad un trattamento di remineralizzazione adeguatamente efficace. Pertanto, le white spots sono lesioni reversibili.
L’utilizzo di trattamenti remineralizzanti, quindi…
Esatto, oggi la ricerca in ambito odontoiatrico ha permesso si sviluppare, oltre a dentifricio e collutori dall’attività remineralizzante (fondamentali per prevenire l’insorgenza di carie anche nei soggetti più a rischio), nuove formulazioni “azione d’urto”, utilizzabili sia in studio che a casa per trattare con successo proprio queste lesioni iniziali. Le indicazioni d’uso sono molto semplici: parliamo di prodotti in mousse da applicare più volte al giorno per periodi più o meno lunghi a seconda dell’esigenza clinica del paziente.
Chiedo a te, Francesca: durante i corsi che organizzate in ambito universitario, parlate anche di questo?
Assolutamente sì: diamo spazio alle indicazioni d’uso dei prodotti, mai in maniera generica, ma sempre cercando di essere il più vicini possibile alle specifiche esigenze del paziente. Analizziamo le più comuni situazioni cliniche individuando i presidi di igiene orale chimica e meccanica più adatti per trattarle; specifichiamo nel modo più preciso possibile anche la durata del trattamento. Tutto questo per fornire delle linee guida a supporto che permettano agli studenti di conoscere a fondo le formulazioni dei prodotti per consigliarle in maniera consapevole in futuro.
Come presentate questi protocolli, se così possiamo definirli?
Attraverso degli schemi, modalità che risulta di immediata ed efficace comprensione: situazione clinica, indicazione d’uso del prodotto in studio, trattamento o mantenimento domiciliare. Inoltre, proponiamo anche diversi casi clinici reali, con documentazione fotografica del prima e del dopo: questo consente di visionare la situazione iniziale del paziente, conoscere la diagnosi fatta dal professionista, apprendere il trattamento prescritto e valutarne i risultati.
Comunque, Francesca, direi che è un argomento che si presta molto alla documentazione e alla condivisione visiva…
Sì, è vero, infatti è un argomento che trattiamo spesso anche con workshop e webinar, ne abbiamo altri in programma e se qualcuno è interessato naturalmente come sempre può scrivermi per maggiori informazioni, oppure registrarsi al sito web di Curasept e iscriversi alla newsletter.
Quindi, Matteo, torno da te: al di là del trattamento rivolto al paziente che ha già manifestato una problematica di demineralizzazione, ci sono anche tutti coloro per i quali è bene giocare d’anticipo: vogliamo definire quali possono essere le situazioni più facilmente a rischio che necessitano di una particolare attenzione e prevenzione?
Sì, penso sia importante: sicuramente ci rivolgiamo a tutti i pazienti ad elevata cariorecettività, cioè particolarmente predisposti allo sviluppo della malattia cariosa, per i quali, sappiamo, giocano un ruolo decisivo diversi fattori: le abitudini alimentari, il flusso e il PH salivari, la concentrazione di batteri cariogeni. È chiaro che questi pazienti dovranno curare scrupolosamente l’igiene quotidiana utilizzando prodotti specifici. Inoltre, possiamo citare anche coloro che hanno oggettive difficoltà nel controllo del biofilm orale: ne sono un esempio classico i portatori di ortodonzia fissa dove è proprio l’apparecchio a determinare un ostacolo in più. Anche in questo caso è indispensabile vengano consigliati dal professionista sia gli strumenti di igiene orale meccanica più adatti supportati, però, anche da prodotti di igiene orale chimica specifici che aiutino il paziente a scongiurare qualunque problematica di demineralizzazione.
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