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30 Giugno 2025

Visita a domicilio o on-line per pazienti con disabilità

Dagli USA un progetto punta a sperimentare le visite a domicilio e la teleodontoiatria per supportare i pazienti con disabilità


Anziano sedia rotelle

Negli Stati Uniti, un'iniziativa pionieristica sta trasformando l’esperienza odontoiatrica per le persone con disabilità intellettive o dello sviluppo (IDD), offrendo loro un'alternativa più umana, accessibile e meno stressante. Il progetto è promosso dalla Tufts University School of Dental Medicine, in collaborazione con le cliniche specializzate del network Tufts Dental Facilities (TDF), e si propone di superare le barriere fisiche e psicologiche che troppo spesso ostacolano l’accesso a cure dentistiche adeguate per questa categoria di pazienti.

Tutto è iniziato nel novembre del 2023, si legge nella pagina della Tufts University, quando un team dedicato, composto da una igienista dentale e un’assistente sociale ha cominciato a effettuare visite direttamente nelle case dei pazienti o tramite collegamenti video. L’idea di fondo è semplice: portare il dentista nel luogo più rassicurante possibile, ovvero tra le mura domestiche.

Questo approccio consente ai pazienti di sentirsi al sicuro, riducendo l’ansia che può derivare dal dover affrontare un ambiente sconosciuto e potenzialmente traumatico come quello di uno studio odontoiatrico.

Durante queste visite, l’igienista svolge un ruolo tecnico, osservando lo stato della bocca, suggerendo pratiche di igiene orale personalizzate e preparando il terreno per eventuali cure future. L’assistente sociale, invece, ha un compito altrettanto cruciale: costruire un dialogo empatico con il paziente e i suoi caregiver, raccogliendo informazioni sulle routine quotidiane, le abitudini familiari e le strategie che già funzionano per prendersi cura della salute orale. Il loro lavoro è fortemente basato sull’ascolto e sull’adattamento: ogni consiglio fornito tiene conto delle abilità, dei limiti e delle preferenze individuali della persona assistita.

L’obiettivo del progetto non è solo quello di facilitare la prevenzione e la diagnosi precoce, ma anche quello di valorizzare il ruolo attivo di caregiver e familiari, che diventano parte integrante del piano di cura. Questo approccio collaborativo permette di creare soluzioni su misura, che funzionano davvero nella vita quotidiana del paziente. Per esempio, uno dei successi del programma è stato l’utilizzo di semplici strategie condivise dai familiari – come fermarsi nei momenti di agitazione o ripetere con pazienza gesti già noti – che hanno reso possibile effettuare esami della bocca in modo più sereno e rispettoso.

A sostenere economicamente questo progetto è stato il CareQuest Institute for Oral Health, un ente non-profit con sede a Boston, che ha stanziato un finanziamento di 175.000 dollari. Il sostegno del CareQuest è stato fondamentale per avviare le attività, formare il team multidisciplinare e organizzare le visite domiciliari in diverse comunità. Finora, dieci pazienti con disabilità hanno già potuto usufruire dei servizi offerti, e i risultati sono incoraggianti: non solo dal punto di vista clinico, ma anche per l’impatto positivo percepito da chi si prende cura di loro ogni giorno, spiegano dall’Università.

Le testimonianze raccolte parlano di un’esperienza “straordinariamente umana”. I familiari e gli operatori sociali coinvolti descrivono l’équipe della Tufts come rispettosa, creativa e dotata di una rara sensibilità nel leggere i bisogni individuali. E ciò che emerge con chiarezza è che, per molti pazienti, l’essere accolti nel proprio spazio, con i propri tempi, può fare la differenza tra evitare completamente la cura o accedervi con fiducia.

Portare l’odontoiatria nelle case dei pazienti con disabilità, viene fatto notare, significa ripensare l’intero modello di cura, orientandolo verso l’inclusione, la dignità e il benessere di ogni persona. Un modello che merita attenzione, e forse, anche imitazione su scala più ampia. 


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