In un piccolo numero di studi londinesi è stata testata la possibilità con buoni risultati. Potrebbe essere una opportunità per i pazienti ma anche per gli odontoiatri?
Nel Regno Unito, circa il 5% delle persone che vivono con HIV non è consapevole della propria condizione. Un dato che pesa sulla salute pubblica, soprattutto se si considera che quasi la metà delle diagnosi avviene in fase tardiva, con conseguenze gravi sulla prognosi e sulla trasmissione del virus.
In occasione della Giornata Mondiale sull’HIV che si celebra oggi 1 dicembre, diventa interessante segnalare l’idea di portare il test HIV fuori dai contesti tradizionali e sperimentarlo anche negli studi dentistici, visto che sono tra i presidi sanitari che hanno più contatti frequenti con la popolazione. Una proposta che, secondo uno studio pubblicato sul British Dental Journal, potrebbe rappresentare un’opportunità concreta per i pazienti ma anche per la professione odontoiatrica.
La ricerca ha coinvolto quattro studi dentistici londinesi – due del servizio pubblico, uno privato e uno dedicato a pazienti vulnerabili – dove è stato offerto il test rapido HIV (finger-prick, risultato in un minuto) a tutti i pazienti maggiorenni con un approccio “opt-out”. Su 441 persone, il 47,8% ha accettato di sottoporsi al test.
Nessun risultato positivo è stato rilevato, ma un dato colpisce: un terzo dei partecipanti che ha accettato il test non si era mai sottoposto prima a uno screening HIV. Questo evidenzia come il test effettuato in uno studio odontoiatrico possa intercettare una fascia di popolazione che non si rivolgerebbe in un’altra struttura per effettuare il test.
L’accettabilità è stata alta, rilevano i ricercatori: oltre il 90% dei pazienti ha dichiarato di sentirsi a proprio agio con il dentista che propone, esegue e comunica il risultato del test. La maggioranza ritiene che il test HIV dovrebbe essere disponibile in tutti gli studi dentistici e che rappresenti un beneficio per i pazienti.
Tra le motivazioni per accettare il test spiccano la comodità, la rapidità e la sicurezza sulla riservatezza; solo una minoranza ha indicato il rischio percepito come fattore determinante. Al contrario, chi ha rifiutato lo ha fatto soprattutto perché si considerava a basso rischio o aveva già effettuato controlli recenti.Non mancano però le criticità.
Lo studio segnala differenze significative nell’adesione: nei centri pubblici si è raggiunto il 60-66%, mentre nelle strutture private il tasso è sceso al 37,9%. Inoltre, l’analisi dei costi, le difficoltà organizzative e la necessità di modifiche strutturali hanno portato i ricercatori a non procedere con un trial su larga scala. Senza contare che la prevalenza di HIV nel Regno Unito è in evoluzione, rendendo complesso stimare l’impatto reale di questa strategia.
Cosa potrebbe significare per gli odontoiatri l’attivazione di questo servizi nei propri studi?
L’esperienza britannica dimostra che il test HIV in ambito odontoiatrico è fattibile e ben accetto dai pazienti, soprattutto in contesti pubblici e tra gruppi etnici minoritari. Può rappresentare un’occasione per contribuire alla diagnosi precoce e alla salute pubblica, intercettando persone che non accedono ai servizi dedicati, ma può anche rendere lo studio odontoiatrico sempre più visto come luogo di cura della salute in generale. Tuttavia, rilevano i ricercatori, restano aperte questioni pratiche: formazione del team, gestione dei risultati reattivi, costi e integrazione nei flussi di lavoro. In un’epoca in cui la prevenzione è sempre più multidisciplinare, il dentista potrebbe diventare un attore chiave anche nella lotta all’HIV.
La domanda che ci si pone è però se gli odontoiatri sono pronti a trasformare lo studio odontoiatrico in un presidio di salute e non solo un luogo di cura. Alcune iniziative intraprese negli anni passati sullo screening del tumore del cavo orale, possono essere un buon punto di partenza per riflettere.
Per approfondire:
Point-of-care HIV testing in UK dental settings: outcomes of a feasibility and acceptability study. Janine Doughty, Fiona Burns, Anthony J. Santella, Aidan G. O´Keeffe, Stephen Porter & Richard G. Watt
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