Cosa ricordare di una norma che sembra essere non molto chiara per gli studi odontoiatrici. Le indicazioni dell’avvocato Gigola che chiarisce: l’AI è uno strumento, le decisioni devono rimanere del clinico
Studiare lo sviluppo e l'impiego responsabile dei sistemi robotici e di intelligenza artificiale. E’ questo l’obiettivo e l’impegno che l’avvocato Monica Gigola (nella foto) si è preposto quando ha deciso di conseguire il Dottorato in Robotics and Intelligent Machines, la prima giurista in Italia a conseguirlo. Avvocato Gigola che possiamo definire, nonostante la giovane età, una attenta conoscitrice del mondo odontoiatrico, sua mamma, Monica Puttini –presidente ANDI Genova, Tesoriere OMCeO Genova e presidente della sezione genovese dell’Associazione donne medico- L’avvocato Gigola ha anche partecipato come relatrice ad alcuni eventi del settore dentale parlando di intelligenza artificiale e del punto di vista delle responsabilità medico legali, tra questi quello organizzato da ASSO nel gennaio scorso, ne abbiamo dato notizia qui.
Abbiamo sentito l’avvocato Gigola per tornare su di un tema che, sembra, essere trascurato dai titolari di studio ovvero, l’obbligo di informare i pazienti sull’impiego di IA nel percorso di cura e sul trattamento dei dati.
Avvocato partiamo di qui, cosa prevede la Normativa sull’IA
Sulla scia dei principi già posti a fondamento della regolamentazione europea dellAI Act, la legge 23 settembre 2025 n. 132 disciplina e coordina l’utilizzo di sistemi di Intelligenza artificiale in diversi settori, fra cui anche quello sanitario. La legge delega ribadisce il ruolo di supervisore del medico sull’intelligenza artificiale e sottolinea la centralità del clinico confinando i sistemi di AI ad un ruolo di supporto quale strumento che coadiuva l’Odontoiatra ma non lo sostituisce. Si impone, dunque, di fornire una chiara ed esplicita informativa sui sistemi di AI utilizzati nel percorso di cura e nel trattamento dei dati; tale adempimento si aggiunge ai già chiari obblighi di trasparenza, analisi e gestione del rischio, governance e controllo imposti dall’AI Act.
Cosa si intende per impiego di IA nel percorso di cura trattamento in ambito odontoiatrico? Qualche esempio di strumenti basati su IA che l’odontoiatra usa e quindi deve segnalare al paziente.
In ambito odontoiatrico, lo sviluppo e l’espansione dei sistemi di intelligenza artificiale riguarda più ambiti fra cui la diagnostica radiologica, con ad esempio l’analisi di radiografie endorali, OPT, CBCT, l’ortodonzia digitale con mascherine trasparenti, la progettazione e design di protesi, faccette e corone (con sistemi quali 3shape, Cad-Cam). Si ricorda fra l’altro un ulteriore importante implicazione di tali sistemi riguardante la gestione dello studio odontoiatrico in sé, dall’analisi predittiva del workflow, chatbot attivi h 24, fino a programmi di gestione degli appuntamenti e reminder automatici.
Come si deve comportare nel pratico l'odontoiatra?
Nella legge delega (n. 132/2025) l’operato del medico è inquadrato come prestazione d’opera intellettuale che può comprendere l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale solo se finalizzati al solo esercizio dell’attività strumentale e di supporto alla pratica professionale. Pertanto, dal punto di vista pratico, vengono imposti all’Odontoiatra specifici obblighi per poter essere coadiuvato da tali sistemi. Primo fra tutti risulta necessaria una formazione ad hoc sia per l’Odontoiatra sia per il suo staff. L’opacità intrinseca dell’AI è ben nota, di conseguenza risulta necessario sviluppare idonee capacità al fine di padroneggiare tali sistemi evitando un affidamento acritico. Si sottolinea la centralità del clinico quale unico operatore che deve necessariamente svolgere l’attività di supervisione e controllo; tale attività di supervisione ribadita nella legge è già stata ben definita all’art. 14 dell’AI act con riferimento ai sistemi di AI definiti ad alto rischio.
Inoltre, per instaurare e garantire il rapporto fiduciario tra l’Odontoiatra e il paziente, si pone in capo al clinico l’obbligo di fornire informazioni chiare, semplici ed esaustive relative agli strumenti di intelligenza artificiale utilizzati nell’esercizio della prestazione, come ribadito agli artt. 7 e 13 della legge delega. Il consenso informato non riguarda più solo la prestazione odontoiatrica, il trattamento dei dati ma anche l’utilizzo di sistemi di ogni intelligenza artificiale.
Al fine di aver un quadro dettagliato degli sviluppi concernenti l’AI e gli obblighi derivanti, l’associazione di categoria ANDI si è occupata di rendere edotti i propri iscritti mediante una circolare dedicata che fornisce le indicazioni necessarie riguardanti la dettagliata informativa circa l’utilizzo dei sistemi di AI, specificando che l’uso sia consentito al solo fine strumentale e di supporto, ma anche definendo altri compiti da adempiere in capo all’Odontoiatra quali la raccolta della documentazione dell’AI utilizzata nello studio odontoiatrico, l’integrazione dei propri sistemi di privacy, nonché la necessaria formazione per l’Odontoiatra e il suo staff sulle funzioni dell’intelligenza artificiale applicate e sul corretto uso di tali sistemi.
Cosa succede se non lo fa?
Ad oggi non si sono verificati ancora contenziosi sulla mancanza di una corretta informativa riguardante l’utilizzo di sistemi di AI ma, presumibilmente, nel caso non si rispettino tali obblighi si potrebbero configurare gli stessi profili di responsabilità rintracciabili qualora manchi il consenso informato. Resta sempre aperta e caratterizzata da profili di criticità la problematica dell’imputazione della responsabilità attribuibile qualora si verifichi un danno derivante da un sistema di intelligenza artificiale. Ciò nondimeno sull’Odontoiatra gravano obblighi di controllo, valutazione critica e decisione finale, che non possono in alcun modo essere delegati allo strumento di AI. In tal quadro, la trasparenza e l’informativa sull’utilizzo di tali sistemi assume rilievo non solo con riferimento al consenso informato, ma anche sotto il profilo dell’allocazione della responsabilità in quanto consente, laddove il pregiudizio derivi da un malfunzionamento dell’AI, di orientare più chiaramente l’azione risarcitoria verso il produttore e sviluppatore del software di AI.
Infine un consiglio ai nostri lettori che utilizzano l’AI nelle fasi cliniche
L’AI Act, all’art. 4, prevede un obbligo di alfabetizzazione: fornitori e utilizzatori devono adottare misure affinché anche il personale abbia conoscenze adeguate dei sistemi di AI che impiega. Non è di fatto un solo adempimento formale da svolgere per liberarsi da responsabilità, bensì rappresenta un passaggio cruciale per conoscere le possibilità e i limiti dello strumento, valutarne criticamente i risultati e mantenerne il controllo. Senza questa preparazione si rischia di subire le indicazioni dell’AI, anziché utilizzarle consapevolmente a supporto della cura.
Il mio consiglio è quindi di formarsi e formare il personale, verificare ogni risultato alla luce della visita e della storia clinica del paziente, informarlo con chiarezza quando l’AI interviene nel percorso di cura e prestare attenzione al trattamento dei dati. L’AI può coadiuvare l’odontoiatra, ma la valutazione e la decisione clinica restano sue.
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