Una ricerca evidenza come dentisti e farmacisti debbano essere alleati per intercettare i rischi
Uno studio australiano pubblicato su International Journal of Clinical Pharmacy evidenzia come le complicanze orali correlate ai farmaci siano spesso riconosciute tardivamente negli anziani sottoposti a politerapia. Secondo i ricercatori, una maggiore collaborazione tra farmacisti e dentisti potrebbe favorire un'identificazione più precoce dei rischi e un miglior percorso di presa in carico.
Le complicanze orali legate ai farmaci sono ancora poco riconosciute
Negli anziani, soprattutto quelli esposti a polifarmacoterapia, i farmaci possono contribuire all'insorgenza di numerosi problemi del cavo orale, tra cui xerostomia, ipofunzione delle ghiandole salivari, candidosi, lesioni della mucosa, difficoltà di deglutizione e carie dentali. Nonostante il loro impatto sulla qualità di vita, sulla nutrizione e sulla funzionalità orale, questi effetti avversi restano spesso poco considerati nei percorsi assistenziali.
A mettere in luce il problema è uno studio pubblicato sull'International Journal of Clinical Pharmacy, che ha raccolto le opinioni di farmacisti e dentisti australiani coinvolti nella cura degli anziani e nella gestione della politerapia.
Lo studio
La ricerca ha adottato un approccio qualitativo attraverso interviste semistrutturate a 13 professionisti, sei dentisti e sette farmacisti, operanti in diversi contesti clinici, tra cui assistenza agli anziani, revisione della terapia farmacologica, farmacia territoriale e pratica odontoiatrica. L'obiettivo era comprendere quale ruolo possano avere i farmacisti nell'identificazione dei rischi orali correlati ai medicinali e quali ostacoli ne limitino oggi il contributo.
Dall'analisi delle interviste sono emersi tre temi principali: una preparazione insufficiente sui rischi orali associati ai farmaci, un riconoscimento prevalentemente reattivo delle complicanze e la necessità di strumenti pratici integrati nei flussi di lavoro per supportare l'attività dei farmacisti.
Formazione limitata e apprendimento sul campo
Sia i farmacisti sia i dentisti hanno riferito che la formazione ricevuta su questi temi è stata generalmente limitata. La xerostomia rappresenta l'effetto avverso più facilmente riconosciuto, mentre risultano meno conosciute le conseguenze dell'ipofunzione salivare e le sue ricadute cliniche, comprese carie, candidosi, alterazioni della nutrizione e difficoltà di masticazione o deglutizione.
Molti partecipanti hanno spiegato di aver acquisito competenze soprattutto attraverso l'esperienza professionale, il confronto interdisciplinare e l'aggiornamento individuale, piuttosto che durante il percorso universitario.
Problemi individuati quando il danno è già presente
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dallo studio riguarda la tendenza a riconoscere i problemi orali solo dopo la comparsa di sintomi significativi. Farmacisti e dentisti hanno descritto un sistema in cui l'identificazione delle complicanze avviene spesso in modo reattivo, quando il paziente manifesta dolore, disagio orale o una compromissione funzionale ormai evidente. I dentisti hanno riferito di incontrare frequentemente pazienti che arrivano alla visita dopo anni senza controlli e con problematiche già avanzate, mentre i farmacisti hanno sottolineato come i disturbi orali possano contribuire a una progressiva riduzione dell'alimentazione e dello stato nutrizionale degli anziani.
Il ruolo del farmacista nella prevenzione
Secondo i partecipanti, il farmacista occupa una posizione favorevole per intercettare precocemente i rischi associati ai medicinali grazie alle attività di revisione della terapia e monitoraggio dei trattamenti. Lo studio suggerisce che il professionista possa contribuire identificando farmaci associati a ridotta funzione salivare, valutando il carico anticolinergico complessivo e segnalando eventuali criticità ai prescrittori o agli odontoiatri. Tuttavia, i partecipanti hanno evidenziato anche importanti criticità organizzative: comunicazione limitata tra farmacisti e dentisti, percorsi di invio poco chiari e difficoltà nel definire responsabilità e modalità di follow-up dei pazienti.
Servono strumenti semplici e percorsi condivisi
Dentisti e farmacisti hanno espresso una preferenza per risorse pratiche e facilmente utilizzabili nella routine clinica, come checklist, tabelle di rapido consulto, flow chart, sistemi di supporto alle decisioni e promemoria elettronici integrati nei software professionali.
Particolare attenzione è stata posta anche alla necessità di definire soglie di invio chiare e rispettose delle competenze professionali, evitando che strumenti troppo semplificati inducano operatori non odontoiatrici a compiere valutazioni cliniche al di fuori del proprio ambito di pratica.
I limiti dello studio
Gli autori sottolineano che i risultati derivano da un piccolo campione di 13 professionisti australiani e non possono essere automaticamente generalizzati ad altri contesti sanitari. Inoltre, non sono stati coinvolti medici di medicina generale, infermieri, operatori sociosanitari, caregiver o gli stessi residenti delle strutture assistenziali, figure che potrebbero offrire ulteriori prospettive sulla gestione dei problemi orali correlati ai farmaci.
Conclusioni
Lo studio evidenzia come farmacisti e dentisti osservino momenti diversi dello stesso percorso clinico: i primi possono individuare precocemente i fattori di rischio legati alle terapie farmacologiche, mentre i secondi si confrontano con le conseguenze orali quando queste sono già manifeste. Per i ricercatori, una migliore formazione, una comunicazione interdisciplinare più strutturata e strumenti operativi integrati potrebbero rafforzare il contributo del farmacista nel riconoscimento dei rischi orali associati ai farmaci negli anziani in politerapia.
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