Dall’Assemblea dei Presidenti ASSO emerge la proposta di linee guida condivise per un uso consapevole e responsabile dell’IA nel settore dentale
“Formazione degli odontoiatri e Intelligenza Artificiale: opportunità per migliorare la qualità e la sicurezza delle cure o rischio di deresponsabilizzazione degli operatori?” è stato il titolo della mattinata di approfondimento che, da tradizione, conclude la due giorni di lavoro della Conferenza Permanente dei Presidenti delle Società Scientifiche aderenti ad ASSO svoltasi venerdì 23 e sabato 24 gennaio a Bologna.
Un tema, quello dell’Intelligenza Artificiale in medicina ed in odontoiatria, approfondito in tutti i suoi aspetti grazie al contributo di autorevoli relatori. La giurista Monica Gigola e l’odontologo forense Marco Scarpelli hanno evidenziato gli aspetti normativi e medico legali, la dott.ssa Federica Fonzar, coordinatrice della Commissione editoriale ASSO, ha approfondito gli aspetti della comunicazione ed ai problemi legati alle fake news soprattutto quando si toccano temi legati alla salute. Al prof. Lorenzo Lo Muzio, presidente del Collegio dei Docenti, il tema della formazione dei futuri dentisti, mentre il dott. Denis Cecchinato -presidente uscente ASSO-, ha parlato di come potrà cambiare la formazione post laurea al tempo dell’IA. Poi l’Intelligenza Artificiale vista dal punto di vista etico e deontologico grazie al presidente nazionale CAO Andrea Senna e quello della professione approfonditi dal presidente AIO Vincenzo Musella e dal presidente ANDI Carlo Ghirlanda.
Dal Convegno è emerso con chiarezza che gli strumenti ad uso odontoiatrico che si basano sull’Intelligenza Artificiale sono una risorsa straordinaria, capace di elevare la qualità delle cure e ottimizzare i processi clinici. Allo stesso tempo serve una gestione consapevole, fondata sulla competenza, sull’etica e sulla responsabilità professionale.
Il futuro dell’odontoiatria italiana passa quindi da qui: integrare la tecnologia senza rinunciare alla centralità del clinico, costruendo un percorso condiviso che valorizzi il progresso senza sacrificare esperienza, autonomia e qualità delle cure.
Temi e concetti che sono stati approfonditi durante la tavola rotonda moderata dal direttore di Odontoiatria33 Norberto Maccagno a cui hanno partecipato, oltre ai relatori, anche i referenti delle Società scientifiche aderenti ad ASSO. Dalla tavola rotonda è emersa la necessità di definire una governance comune sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale in odontoiatria
IA: uno strumento che richiede supervisione critica
Punto fermo dell’incontro la consapevolezza che l’IA debba essere impiegata come strumento di supporto, mantenendo sempre la supervisione del professionista. Si è sottolineato come non sia possibile separare la responsabilità dello strumento informatico da quella dell’odontoiatra che lo utilizza, perché la capacità critica del clinico rimane decisiva nel valutare risultati, suggerimenti o analisi prodotte dalla macchina.
In più interventi è stata richiamata la tendenza, ed il rischio, delle nuove generazioni (e non solo) a fidarsi ciecamente della tecnologia. Analogamente a chi utilizza un navigatore senza saper più leggere una cartina, l’odontoiatria vive un rischio simile: se il software indica dove inserire un impianto o propone una pianificazione terapeutica, il professionista non può limitarsi a eseguire meccanicamente, ma deve capire, confermare o eventualmente discostarsi dalle indicazioni, assumendosi la responsabilità della decisione clinica. Non farlo, è stato ricordato, è pericoloso per il paziente, non è etico, ma anche rischioso dal punto di vista medico legale.
Formazione: da qui si deve partire
Uno dei temi più ricorrenti è stato quello della formazione. È stato ribadito come i giovani debbano continuare a imparare anche le tecniche tradizionali – dalla presa dell’impronta alla diagnosi analogica – nonostante l’utilizzo delle tecnologie digitali. Questo per riuscire a mantenere quel senso critico che consente di verificare che la “macchina” esegua correttamente quanto richiesto.
Il problema, evidenziato durante il dibattito, è che la velocità con cui avanza l’IA rischia di compromettere il passaggio generazionale delle competenze. Se i giovani non assorbono il patrimonio dei “maestri”, fra qualche anno potrebbero non esserci più docenti in grado di trasmettere conoscenze cliniche profonde, sostituite da abilità limitate all’utilizzo della tecnologia.
È stato anche proposto di inserire il tema del corretto utilizzo dell’IA nei programmi formativi ECM, come avviene per la formazione sulla radioprotezione, così da fornire ai professionisti una formazione standardizzata e obbligatoria, capace di ridurre i rischi derivanti da un uso superficiale degli strumenti.
Ricerca scientifica: tra accelerazione e rischio di appiattimento
La discussione ha poi toccato il mondo della ricerca scientifica, dove l’IA sta già mostrando un forte impatto. Da un lato, la tecnologia permette una ricerca bibliografica molto più rapida ed efficiente, aiutando a identificare, sintetizzare e confrontare in pochi secondi articoli e ricerche pubblicati.
Dall’altro lato, è emerso un rischio concreto: l’aumento esponenziale di revisioni sistematiche e metanalisi basate sempre sugli stessi lavori, spesso caratterizzati da “bias”. L’effetto è una sorta di riciclo continuo della stessa letteratura, che porta a conclusioni simili e potenzialmente fuorvianti.
I presenti hanno sottolineato che la vera qualità scientifica rimane legata alla capacità di leggere e valutare criticamente gli articoli originali, e non ai riassunti generati automaticamente dall’IA.
Diagnosi: il punto più delicato dell’intero processo
Il momento più critico, secondo diversi relatori, è quello diagnostico. Mentre strumenti e materiali tecnologicamente avanzati hanno migliorato la qualità operativa delle cure, la diagnosi rischia di essere progressivamente delegata alla macchina. Questo rende indispensabile conservare e rafforzare le competenze cliniche fondamentali, perché senza un solido bagaglio diagnostico si rischia di prendere decisioni basate su valutazioni automatiche, non sempre corrette o adeguate al singolo caso. Bisogna sapere e continuare a mantenere un controllo clinico sul lavoro dell’IA, è stato ribadito.
L’eccessiva dipendenza da sistemi di analisi automatica, infatti, potrebbe generare generazioni di professionisti che non sono più in grado di operare in autonomia (anche critica) qualora gli strumenti non fossero disponibili.
Normativa, responsabilità e necessità di chiarezza
La normativa europea sull’IA è stata definita come complessa e difficile da interpretare. È stato osservato come la responsabilità rimanga oggi principalmente in capo al clinico, anche se in un futuro potrebbe essere, per alcuni errori, imputata una responsabilità anche al software. È stato ricordato che la normativa italiana più recente prevede già l’obbligo di informare il paziente sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, come estensione del principio di trasparenza. Rimane tuttavia aperto il tema del contenzioso: cosa accadrà quando un professionista si discosterà dalle indicazioni di un software validato? Sarà valutato come oggi il mancato rispetto delle linee guida? Indubbiamente, è stato sottolineato, occorreranno nuovi quadri normativi per armonizzare il rapporto tra decisione clinica e suggerimenti automatizzati, ma una autoregolamentazione potrebbe essere molto utile.
Il Manifesto dell’odontoiatria italiana per l’IA
Dalla discussione è maturata una proposta concreta: la creazione di un Manifesto nazionale sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale in odontoiatria.
L’idea nasce dall’esigenza di dare una direzione comune, capace di guidare la formazione universitaria e continua, l’uso consapevole e critico degli strumenti, la definizione delle responsabilità, la tutela del paziente, l’allineamento delle diverse componenti della professione e l’etica.
Secondo i partecipanti, un documento condiviso tra Università, Ordine, Società scientifiche e Associazioni professionali potrebbe diventare un riferimento importante anche per le Istituzioni, sostenendo scelte legislative più informate e coerenti con le reali esigenze del settore, ma soprattutto guidando il settore odontoiatrico nell’utilizzo consapevole ed etico dell’Intelligenza Artificiale.
Sotto la registrazione integrale della Tavola Rotonda.
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