Da sempre i clinici chiedono all’industria materiali altamente estetici e negli ultimi anni anche materiali che possano semplificare le procedure cliniche senza mai dovere rinunciare a estetica e funzione.
Sull’onda di questa ricerca di semplificazione relativa al numero di materiali e nella tecnica di stratificazione, recentemente sono stati introdotti sul mercato i compositi bulk-fill nati come smart dentin replacement, i primi solo in consistenza flow e successivamente anche in pasta.
Questa categoria di materiali differisce dai compositi tradizionali soprattutto per la maggiore profondità di polimerizzazione riconducibile a una loro maggiore traslucenza.
Questi materiali stanno ricevendo molta attenzione, soprattutto perché possono permettere incrementi di 4 mm, garantendo sempre un buon grado di conversione e di adattamento alla cavità.
Inoltre, la loro contrazione da polimerizzazione pare essere inferiore ai compositi convenzionali, tale da ridurre le problematiche post-operatorie di formazione di gap con conseguente formazione di carie secondaria.
Grazie a queste caratteristiche i compositi bulk sono sempre più utilizzati in odontoiatria perché semplificano e migliorano la procedura di restauro rispetto ai compositi tradizionali a stratificazione incrementale, soprattutto nei settori posteriori.
Ai compositi bulk – se utilizzati nella consistenza flowable – deve sempre essere abbinato un ultimo incremento di composito in pasta nella misura di almeno 1,5 mm per garantire un’adeguata resistenza al carico masticatorio (tecnica Bulk-and-Body).
In base a quanto detto possiamo dividere i compositi bulk in due categorie:
A seguire (figg. 1-15) viene descritto un caso clinico relativo a due restauri diretti di I classe OP di media profondità trattati in modo relativamente rapido e con un ottimo risultato finale mediante la tecnica Bulk-and-Body.
Caso clinico
Paziente maschio di 30 anni di età, elementi 26 e 27 con lesioni cariose profonde dei solchi.
Fig. 1a Quadrante iniziale con evidenti lesioni cariose profonde dei solchi
Fig. 1b Radiografia bite wing iniziale: una serie di lesioni evidenziano il discreto grado di cariorecettività del paziente
Fig. 2 Isolamento del quadrante con diga di gomma
Fig. 3 Apertura delle cavità cariose occlusali degli elementi 26 e 27
Fig. 4 Detersione delle lesioni cariose con strumenti rotanti (rosette in ceramica su anello blu+palline diamantate grana media su anello rosso) e regolarizzazione dei margini occlusali delle cavità occluso-palatine. La cresta marginale M del 26 viene preservata in quanto non interessata da lesione interprossimale
Fig. 5 Applicazione di composito flowable Venus Diamond Flow A3 (Kulzer) in strato sottile e controllato di 0,5 mm di spessore dopo l’esecuzione della fase adesiva (adesivo iBond Universal Kulzer, con premordenzatura dello smalto)
Fig. 6 Applicazione in unica soluzione di composito Venus Bulk Flow One (Kulzer) a riempire le cavità lasciando uno spazio di circa 1-1,5 mm per l’ultimo incremento. Il vantaggio dell’uso del bulk-flow è il risparmio dei tempi clinici, ma anche l’assenza di eventuali bolle d’aria che si possono inglobare nella stratificazione di masse tradizionali soprattutto in cavità strette e profonde
Fig. 7 Applicazione in unico incremento di composito monocromatico Venus Pearl One (Kulzer) con modellazione del tavolato occlusale e definizione dei solchi con apposito strumento (Hu Friedy DD1-2). Da sottolineare la consistenza ideale di questo materiale one-shade che – mantenendo la forma – consente la definizione del tavolato occlusale in un unico apporto con tecnica sottrattiva
Fig. 8 Caratterizzazione dei solchi con super colore Venus Color Ciocco (Kulzer) al fine di ottenere un’ottima integrazione da un punto di vista cromatico
Figg. 9, 10 Lucidatura con gommini Venus Supra (Kulzer) Rosa, rifinitura, e Grigio, lucidatura, a 7500 g/m con spray di acqua per 30-60 sec ciascuno
Fig. 11 Immagine finale del quadrante con eccellente integrazione, morfologica ed estetica degli elementi restaurati
Fig. 12 Dettaglio dei restauri dopo rifinitura e lucidatura
Fig. 13 Controllo occlusale che evidenzia corretti contatti da un punto di vista funzionale
Fig. 14 Rx finale bite wing: da notare l’ottima radiopacità dei materiali bulk-flow e body
Fig. 15 Dal controllo del restauro a distanza di qualche mese si nota un buon mantenimento delle caratteristiche di superficie e colore
Con il contributo non condizinante di Kulzer
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