L’OMCeO Torino lancia l’allarme dei sanitari con titolo di laurea estero riconosciuti solo dalla Regione che però possono esercitare, la CAO chiede di escludere gli odontoiatri dalla possibilità
A denunciare l’inutilità ed i rischi del continuare a permettere di esercitare ad odontoiatri con titolo di laurea estero non riconosciuto in Italia e non iscritti all’Albo ma solo ad un elenco tenuto dalle Regioni, era stata nel luglio scorso la presidente CAO Torino Marta Mello. Ora l’OMCeO Torino torna sulla questione “avvertendo” che i cittadini piemontesi “potrebbero essere visitati da un medico o da un odontoiatra, assistiti da un infermiere o trattati da un fisioterapista di cui non si sa praticamente nulla: cosa ha veramente studiato, quali competenze professionali ha acquisito, se parla italiano”.
Secondo l’OMCeO Torino sono 3.224 in Piemonte i sanitari stranieri extra-Ue che non hanno il riconoscimento del titolo da parte del Ministero della Salute: 518 sono medici, oltre 160 odontoiatri.
“Nessuno può essere iscritto All’Ordine dei Medici e Odontoiatri che è tenuto al controllo dei professionisti”, fanno notare dall’OMCeO di Torino ricordando come la possibilità per i sanitari con titolo di studio estero non riconosciuto possano iscriversi all’elenco tenuto della Ragione deriva da una norma nazionale, l’art. 13 del D.L. n. 18/2020 e successivamente rafforzato dall’art. 15 del D.L. n. 34/2023, convertito nella legge n. 56/2023, che consente – in deroga alle procedure ordinarie di riconoscimento dei titoli – l’impiego di personale sanitario con qualifiche conseguite all’estero. Noma nata durante il periodo covid per sopperire alle carenze di personale sanitario, in prevalenza di medici ed infermieri.
“Non è certo un problema solo piemontese - sottolinea in una nota il presidente OMCeO Torino Guido Giustetto- ma un tema da affrontare con urgenza perché può incidere negativamente sull’organizzazione e sulla qualità dei servizi offerti ai pazienti”.
E l’urgenza è data dal fatto che la Regione Piemonte ha confermato il ricorso strutturale a personale sanitario formato all’estero per far fronte alla persistente carenza di medici, infermieri e operatori socio-sanitari. E con la determina n. 204 del 3 aprile 2026 è stato aggiornato l’elenco regionale dei professionisti stranieri abilitati all’esercizio temporaneo delle professioni sanitarie.
A livello nazionale la proroga di quanto indicato nella legge 199/25 viene esteso fino al dicembre 2029, ovvero estendendo a quella data una misura nata in fase di emergenza durante la pandemia. Una proroga che consente alle strutture sanitarie pubbliche e private di continuare ad avvalersi di professionisti stranieri per garantire la continuità dei servizi.
Quindi, ricorda l’OMCeO Torino, “in attuazione della disposizione normativa d’emergenza medici e sanitari provenienti da paesi extra-UE possono dunque richiedere l’inserimento del proprio nominativo in un elenco regionale speciale in virtù del possesso di titolo abilitante alla specifica professione sanitaria (medico, dentista, infermiere), che viene meramente dichiarato dal professionista ma non verificato attraverso canali ufficiali”.
La Regione, e qui sta il problema, fondamentalmente fa una semplice verifica sui documenti esibiti e non è in grado di valutare il percorso di studio. Inoltre, non sono previste ulteriori condizioni come l'effettiva capacità di comunicare in italiano con il paziente.
Il ricorso prolungato a misure di emergenza, per l’OMCeO Torino solleva altre questioni rilevanti.
In primo luogo, l’utilizzo di personale in deroga implica l’assenza di un pieno riconoscimento dei titoli secondo le procedure ordinarie previste dal D.Lgs. n. 206/2007, con possibili criticità sul piano dell’omogeneità degli standard formativi e dell’equipollenza con quelli del nostro Paese. Ne consegue che la Regione si trova, di fatto, ad autorizzare l’esercizio della professione sul proprio territorio sulla base di titoli autocertificati che, ove sottoposti al vaglio delle ordinarie procedure ministeriali di riconoscimento, potrebbero anche non essere ritenuti idonei.
In secondo luogo, la natura temporanea dell’esercizio professionale, pur prorogata fino al 2029, rischia di determinare condizioni di precarietà lavorativa e di limitata integrazione nel sistema sanitario nazionale. Ciò può incidere sia sulla stabilità occupazionale sia sulla qualità complessiva dell’organizzazione dei servizi.
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda la mancata definizione, almeno fino a questo momento, dell’intesa in Conferenza Stato-Regioni prevista dalla normativa, che dovrebbe disciplinare in modo strutturale le procedure di inserimento e riconoscimento delle qualifiche estere.
“Il sistema sanitario regionale continua dunque a reggersi su un equilibrio fragile - sottolinea Giustetto - da un lato la necessità immediata di coprire carenze di organico sempre più marcate; dall’altro il rischio di consolidare un modello basato su soluzioni di emergenza”.
Alla luce di tali criticità, per OMCeO Torino appare “prioritario affiancare alla proroga misure strutturali: investimenti nella formazione, programmazione del fabbisogno, accelerazione delle procedure di riconoscimento dei titoli, un’azione di vigilanza costante e percorsi di stabilizzazione per il personale”.
La questione odontoiatri
Ma ad allarmare non è solo la questione delle verifiche, la presidente CAO Torino torna su quanto sollevato a luglio. Se la carenza di professionisti che ha originariamente giustificato questa normativa poteva valere per il personale sanitario che opera in strutture pubbliche per la presidente Mello non deve interessare né gli studi odontoiatrici privati né il settore odontoiatrico nel suo complesso, che mai hanno sofferto di carenza di professionsiti.
“Per tale ragione, l’inserimento degli odontoiatri nelle liste per l’esercizio in deroga appare una forzatura”, ribadisce la presidente CAO Torino.
Ma non solo per la presidente Mello i titoli dei professionisti inseriti nella lista della Regione non sembrerebbero, tutti, pienamente compatibili con quello italiano. Il passaggio ministeriale, viene fatto notare, serviva anche ad accertare l’eventuale necessità di integrazioni formative, che i professionisti erano tenuti a completare prima del riconoscimento del titolo e prima di poter esercitare sul territorio nazionale. È proprio questo fondamentale passaggio di verifica e di eventuale adeguamento formativo che oggi viene integralmente bypassato attraverso il sistema regionale in deroga.
A dimostrazione della difficoltà di verificare il titolo, il caso degli igienisti dentali. La maggior parte di quelli iscritti nell’elenco della Regione Piemonte sono cittadini italiani con titolo di studio spagnolo che non viene riconosciuto in Italia perché non in linea con il percorso formativo dell’igienista dentale italiano. (ne avevamo parlato in questo approfondimento).
A ciò si aggiunge, fa notare la presidente Mello, il tema delle necessarie garanzie linguistiche professionali. “Il fatto che non venga verificata la capacità di comunicare in italiano, come avviene per gli stranieri che chiedono di iscriversi all’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri dopo il riconoscimento del Ministero, è un problema. Questa verifica garantisce ai cittadini che chi opera nel nostro Paese sia in grado di interagire efficacemente con tutti gli altri professionisti sanitari coinvolti nella cura del paziente”.
Alla luce di tali considerazioni, la richiesta della Commissione Albo Odontoiatri di Torino, già formalmente sottoposta alla Regione Piemonte, è quindi quella di escludere gli odontoiatri dall’elenco temporaneo dei professionisti sanitari autorizzati all’esercizio in deroga alle norme vigenti, al fine di tutelare la sicurezza e la continuità delle cure.
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