Abbiamo celebrato la ricorrenza con l’attuale presidente ANDI Carlo Ghirlanda, attraverso un racconto personale che guarda al passato più recente ma anche al futuro dell’Associazione.
Il 26 e 27 aprile di ottanta anni fa, nel 1946, si tenne a Roma l’Assemblea che approvò lo statuto dell’Associazione dei Medici Dentisti Italiani, sancendo contestualmente la liquidazione dell’Associazione Nazionale Fascista Stomato‑odontologica. Siamo nei mesi immediatamente successivi alla fine della Seconda guerra mondiale, il 2 giugno dello stesso anno, in Italia, viene eletta l’Assemblea Costituente.
Per celebrare questa importante ricorrenza, qualche giorno fa abbiamo videoregistrato una chiacchierata con l’attuale presidente nazionale ANDI, il dottor Carlo Ghirlanda ed il direttore di Odontoiatria33 Norberto Maccagno, video che pubblichiamo oggi nel giorno del compleanno dell’Associazione.
Un dialogo che, inevitabilmente, ripercorre “la sua ANDI”, quella che lo ha visto prima come socio e poi come dirigente provinciale fino ad arrivare a ricoprire, negli ultimi otto anni, la carica di Presidente nazionale.
Laureato in Medicina nel 1980 e specializzato in odontostomatologia tre anni dopo, Ghirlanda racconta di aver incontrato ANDI circa vent’anni più tardi, al momento dell’iscrizione.
“Mi sono iscritto in ANDI in prossimità dell’approvazione della cosiddetta legge Bindi, nel 1999, che avviava il percorso delle autorizzazioni sanitarie anche per gli studi odontoiatrici. Mi sembrava un passaggio fondamentale per la mia realtà professionale, un momento di trasformazione ed evoluzione del modello professionale che richiedeva attenzione e competenze specifiche. Scelsi ANDI perché ritenevo fosse l’Associazione in grado di fornirmi le conoscenze necessarie in quella fase”.L’impegno come dirigente arriva qualche tempo dopo. “Alcuni dirigenti ANDI di Roma dell’epoca mi chiesero di impegnarmi direttamente per favorire il dialogo con la Regione Lazio, che stava avviando tavoli tecnici sulle nuove modalità organizzative degli studi odontoiatrici”. Ghirlanda aveva, ci racconta, rapporti personali con diversi esponenti parlamentari e di governo, oltre a una consolidata esperienza sui temi odontoiatrici e della sanità in generale.
Tra i momenti che hanno segnato un passaggio importante nella storia dell’Associazione, c’è anche il cambio di denominazione: è il 1993, presidente Giampiero Malagnino, quando AMDI diventa Associazione Nazionale Dentisti Italiani. Da qui lo spunto per tornare all’attualità e alla volontà, da parte dell’odontoiatra, di ribadire il proprio essere medico.
Nel corso della chiacchierata vengono affrontati anche altri temi, a partire dalla difficoltà, oggi, di coinvolgere i giovani nell’impegno associativo, fino al nodo centrale del confronto: l’evoluzione della professione e la necessità, per l’Associazione, di adattarsi a un contesto profondamente cambiato.
Se fino a 15‑20 anni fa, dopo la laurea e qualche anno di pratica, il percorso più frequente era l’apertura di uno studio proprio, oggi – stando ai dati del Centro Studi ANDI – il titolare di studio non rappresenta più la maggioranza dei soci. Cresce il numero dei collaboratori, dei titolari di società, degli odontoiatri soci di società o di studi associati. Come fa ANDI a rappresentare tutte queste figure che, in alcuni casi, possono trovarsi anche in conflitto tra loro? Sintetizzando l’articolata risposta, il presidente Ghirlanda ricorda che ANDI rappresenta tutti i professionisti dell’area odontoiatrica. Questo significa offrire risposte adeguate a bisogni differenti e concepire l’Associazione come uno strumento di rappresentanza e di crescita professionale per tutti gli odontoiatri, in un contesto che è profondamente diverso rispetto al passato. Nel farlo, Ghirlanda richiama anche molte delle iniziative avviate nel corso della sua quasi decennale presidenza.
La chiacchierata si conclude con alcune anticipazioni sul 64° Congresso Scientifico (di cui abbiamo parlato in questo approfondimento) e sulle celebrazioni per gli 80 anni dell’ANDI, che si svolgeranno proprio all’interno del Congresso. Per l’anniversario, come già avvenuto per i 60 e i 70 anni, verrà presentato un libro che ripercorre la storia più recente dell’Associazione, raccontando attività, progetti e scelte che hanno segnato l’ultimo decennio.
Non abbiamo voluto affrontare il tema delle elezioni che si terranno durante il Congresso per definire il nuovo gruppo dirigente, presidente compreso. Abbiamo però cercato di indagare il futuro del presidente Ghirlanda partendo da una premessa volutamente provocatoria: il primo presidente ANDI fu il Senatore Benedetti, un dentista che sedeva già in Parlamento. A differenza di altre professioni sanitarie – medici e farmacisti, ad esempio – l’odontoiatria non ha mai espresso un ex presidente di un Sindacato o dell'Albo portandolo in Parlamento. Abbiamo certamente ricordato come non siano mancati parlamentari odontoiatri che hanno svolto un ruolo importante per la professione – tra tutti viene citata la dottoressa Rossana Boldi – ma la domanda resta: le prossime elezioni politiche potrebbero riservare novità?
Il presidente Ghirlanda ricorda che oggi l’odontoiatria è ben rappresentata in Parlamento ma conferma che esistono interlocuzioni e ipotesi future sottolineando, anche, che la politica è una materia seria e complessa. Il resto della risposta lo potete ascoltare nella registrazione integrale della chiacchierata disponibile qui sotto.
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